Perché il “non dimenticare” non sia valore oggettivo in sè, ma memoria dell’incompatibilità del conflitto di classe.

Inviato da redazione il Mer, 15/04/2015 - 16:29
Nella società dei consumi e dell’ immagine tutto diventa “evento” senza contenuti ne approfondimento alcuno. Il bombardamento di informazioni fa si che tutto sia simile, che tutto appaia appiattito senza importanza ne spessore, un annichilimento delle coscienze in un sovrapporsi di eventi che si susseguono senza discontinuità. Purtroppo, ogni tanto, ci sembra di vedere che anche a “sinistra”, molte cose si mastichino e si digeriscano senza che rimanga e sedimenti nulla di preciso. Gli “eventi” passano e si consumano come un oggetto qualsiasi e persino il ricordo traumatico e doloroso di compagni ammazzati pare non diventare memoria storica e rabbia inesauribile ma pura memorialistica o quasi tristemente anedottica personale. Quasi un “evento” tra gli altri.

TRAILER: "Fino Alla Vittoria" - Presentazione del CD sulla lotta alla Alcar Uno

UN UOVO ROSSO DA 13.000 EURO? STORIA DI NORMALE REPRESSIONE

aldo libero

Non mettere in discussione l'esistente. E' questo quello che passa tutti i giorni dai media e dalle istituzioni. Non mettere in discussione niente altrimenti la pagherai. E questa normalità che puzza tanto di "ordine e disciplina" che rimanda al ventennio si applica con tutti e con tutte.

A chi protesta davanti alle fabbriche contro lo sfruttamento, a chi denuncia l'abbattimento progressivo dello stato sociale e dei diritti, a chi si scontra contro faraoniche e inutile costruzioni di opere come la Tav e, infine, a chi lotta contra la guerra imperialista e contro Israele e i suoi massacri.

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