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GIOVEDI 18 APRILE ore 21,00
MAL DI LAVORO:
socioanalisi narrativa della sofferenza nelle attuali
condizioni di lavoro
Questo libro propone i risultati di un
cantiere scuola di socioanalisi narrativa,autonomo ed autogestito, vale a dire
senza committenti esterni, iniziato a Milano nel dicembre 2011 e proseguito per
tutto il 2012.
Il lavoro di gruppo, a partire dalle
narrazioni della propria esperienza lavorativa, si è soffermato sulle
implicazioni deumanizzanti della razionalità strumentale, sulle tecniche di
intensificazione del lavoro, sulla produzione di solitudine attraverso la
disaggregazione dei legami solidali e sulla riemersione prepotente del ricatto come
nuovo regolatore, dove viene imposta la sospensione flessibile del diritto.
L’avventura è proseguita su altri due territori
correlati: le risposte di sottomissione collaborativa, di rassegnazione o di
resistenza che caratterizzano i processi di adattamento dei lavoratori e la neolingua
che, medicalizzando la varie eruzioni della sofferenza, ne rovescia il significato
facendo apparire un “malato” là da dove invece c’è soltanto la vittima di un
modo di produzione patologico.
Il cantiere, infine, si è affacciato sulle
tracce ancora lievi di una prospettiva aperta: la costruzione di un nuovo
immaginario entro il quale il significato del lavoro si qualifichi anzitutto
per l’attenzione alle relazioni entro cui si produce e che esso stesso produce.
A partire da quest’ultimo punto è maturata anche
la scelta di portare questa ricerca all’incontro con tutti, per aprire il
cantiere alla società, senza anticiparne le conclusioni.
Come compagni e compagne del Csa Vittoria
siamo assolutamente orgogliosi di poter presentare quest’ultima opera di Renato
Curcio perché permette un approfondimento a tutto campo sulla condizione
lavorativa che si integra perfettamente con il lavoro di massa che nella
quotidianità proviamo a sviluppare all’interno della contraddizione primaria
capitale/lavoro con il percorso di conflitto all’interno della logistica.
Questo sono le nostre brevissime riflessioni di presentazione alla
serata :
Nella società capitalista il lavoro è
sfruttamento, umiliazione, imposizioni di gerarchia di comando: il tutto
misurato in una logica di creazione di profitto sulla pelle dei lavoratori.
La traduzione nel quotidiano risulta essere la
continua opera di marginalizzazione e alienazione del soggetto lavoratore, di
ogni espressione di coscienza, se non di classe, anche solo critica dell’esistente creando muri ad ogni
ipotesi di costruzione di un essere collettivo.
Il singolo come tale si trova così costretto a
vivere una assoluta condizione di subordinazione: dall’intensità del lavoro,
alla incapacità comunicativa, è sottoposto al ricatto oggettivo e soggettivo
della forma totalizzante del luogo che vive.
Ma al di là di false forme realizzative e
autorealizzative all’interno del luogo di lavoro, l’unica forma di uscita dalla
condizione di margine è quella ripresa di una coscienza collettiva condivisa,
identificata nella proprio condizione da emancipare: la classe.
ne parliamo con Renato Curcio in occasione della presentazione
della sua ultima ricerca giovedi 18 aprile.ore 21,00 al Centro Sociale Vittoria
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