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CONTRO LE POLITICHE NEOLIBERISTE PDF Stampa E-mail
Tuesday 01 November 2005

 

RILANCIAMO IL CONFLITTO

 

19 NOVEMBRE 2005 ore 15,30 PIAZZA CORDUSIO: RILANCIAMO IL CONFLITTO CONTRO LE POLITICHE NEOLIBERISTE

L'utilizzo dello strumento perverso del silenzio assenso, imponendo al singolo lavoratore l'obbligo di esprimere esplicitamente, entro il primo semestre 2006, la propria contrarietà allo scippo della liquidazione a favore dei fondi pensionistici, costringerà i lavoratori ad accettare rendimenti notevolmente inferiori a quelli all'oggi garantiti dal tfr.
Ma questo scippo legalizzato va oltre nel momento in cui è sempre più evidente come questa manovra non sia solo funzionale a quanti puntano (fondi chiusi, banche e assicurazioni) a mettere le mani sui 13 miliardi all'anno di TFR dei lavoratori, ma soprattutto a proseguire inesorabilmente nello smantellamento della previdenza pubblica cominciato con il passaggio dal sistema di calcolo retributivo a quello contributivo sancito dalla riforma del Governo Dini; e questo appare ancora più drammatico per la gran massa di lavoratori assunti con i nuovi contratti precarizzati, i quali ormai non hanno più oggi la certezza della pensione minima figuriamoci della liquidazione dopo quest'ultima riforma.
Questo recente attacco alle liquidazioni si inserisce in un quadro complessivo di politiche neoliberiste comune, con diverse sfumature, ai governi di centrodestra e di centrosinistra comunque finalizzato al progressivo smantellamento dei diritti dei lavoratori e delle garanzie sociali.
A partire dal pacchetto Treu che ha introdotto il lavoro interinale, la liberalizzazione nell'utilizzo dei contratti a termine e nella gestione padronale dell'orario di lavoro, il massiccio e continuativo ricorso allo straordinario, l'abbattimento di ogni vincolo alla possibilità di esternalizzare, l'individualizzazione della contrattazione con l'obbiettivo del livellamento al ribasso dei salari, sino alla più recente legge 30 (legge Biagi), quello che si vuole imporre è un'organizzazione del lavoro incardinata sulla precarietà e sulla flessibilità sfrenata nella quale, peraltro, gli immigrati ricoprono un ruolo paradigmatico dello sfruttamento di classe.
In sostanza la precarietà è l'elemento caratterizzante dell'attuale condizione di lavoro che trasforma il lavoratore in merce da utilizzare, spremere (in assenza di ogni minima sicurezza) e gettare a seconda delle esigenze del ciclo produttivo con il suo portato di incertezza salariale e instabilità lavorativa.
Questo stato di precarietà è aggravato dai processi di privatizzazione dei rimasugli del cosiddetto stato sociale (pensioni, sanità, servizi e trasporti) che contribuiscono all'estorsione di quote sempre maggiori di salario "indiretto".
Anche l'istruzione in ogni ordine e grado è sempre più funzionale alla trasformazione dell'uomo in semplice strumento di produzione abdicando così al proprio ruolo formativo laico di sviluppo di coscienza critica.
Le riforme Berlinguer, Zecchino e Moratti (con evidenti diverse sfumature) tendono sempre più ad evidenziare il carattere classista della scuola e dell'università italiana: da un lato trasformandole in aziende che devono razzolare sul mercato fondi e finanziamenti per la propria sopravvivenza, visto che quelle private sono già abbondantemente finanziate dallo stato, con lo scambio di manodopera gratuita (stage, apprendistato, alternanza scuola-lavoro); dall'altro riducono l'istruzione a puro nozionismo e a semplice esamificio, incarnando il ruolo di semplice cinghia di trasmissione per la produzione.
In definitiva, l'imposizione di sempre più stringenti e generalizzate forme di precarizzazione, le privatizzazioni e l'assalto alle garanzie sociali nel suo complesso, rappresentano l'unica possibilità di sopravvivenza per il padronato industriale e finanziario per recuperare margini di profitto nel tentativo di superare l'attuale fase ciclica di crisi economica e l'aspra concorrenza internazionale. Crisi del sistema di produzione capitalistico che oltre a produrre sul piano locale alienazione, insicurezza e sfruttamento, continua a generare guerre di aggressione imperialista per la conquista di nuovi mercati e l'accaparramento di materie prime.

Contro questo violento attacco noi crediamo che sia solo la generalizzazione del conflitto sociale e la lotta per la riappropriazione dei diritti fondamentali a poter ricomporre in un comune fronte i diversi protagonisti dei "nuovi" lavori con quelli della fabbrica tradizionale e con la protesta studentesca, superando logiche corporativistiche ed ipotesi concertative, contro l'organizzazione capitalistica del lavoro per una società alternativa di liberi e di eguali.


CONTRO LO SCIPPO DEL TFR E L'ATTACCO ALLE PENSIONI !
CONTRO LA PRECARIZZAZIONE DELLA VITA E DEL LAVORO!
CONTRO LA RIFORMA MORATTI !
CONTRO LA CONCERTAZIONE !
CONTRO LA GUERRA !

Per questo invitiamo tutti e tutte a partecipare alla piazza informativa e di lotta contro le politiche neoliberiste il 19 novembre in Piazza Cordusio a partire dalle ore 15,30

Comitato milanese contro lo scippo del TFR

www.controloscippodeltfr.org

 
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