| NO ALLO SCIPPO DEL TFR-TFS |
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| Monday 03 October 2005 | |
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ALLO SCIPPO DEL TFR-TFS RISPONDIAMO NO!
La pensione pubblica ha garantito, fino
a 10 anni fa, ai lavoratori dipendenti
un reddito dignitoso, basandosi su principio della solidarietà fra generazioni.
I
“giovani” lavoratori, hanno sempre mantenuto questo principio senza
tentennamenti.
Oggi,
governo, padroni, e sindacati tentano di cambiare ancora in peggio le regole.
Rispondiamo
no!
Cosa ci propongono i fondi
pensionistici "negoziali" o "chiusi"?
I fondi sono costituiti con i soldi dei lavoratori, dei datori di
lavoro e le quote dei contributi sono stabilite dai contratti nazionali, che
verranno, questi ultimi utilizzati per stornare quote dal salario diretto (es.
premi incentivanti) ai fondi stessi; cercando, così, di favorire il loro
decollo a scapito dei lavoratori che non vi aderiranno.
Il Consiglio d’Amministrazione è costituito
dai Rappresentanti dei sindacati, dei datori di lavoro, che affideranno i
nostri soldi, a soggetti, quali gestori dei fondi che investono, sul mercato
finanziario: Azioni, obbligazioni, buoni del tesoro, ecc.
I fondi dovrebbero rendere e poi dovrebbero
essere erogati ai lavoratori con una rendita mensile o una cifra da ritirare al
momento dell'andata in pensione. Come recupereranno queste risorse, da dividere
tra i lavoratori, i nostri maghi della finanza e a scapito di chi? Chi li ha voluti?
• Il Governo Berlusconi, sulle pensioni,
vuole portare a compimento l'opera incompiuta portata avanti nel 1995 dal
Governo Dini e sottoscritto da CGIL-CISL- UIL e sindacati “autonomi”.
CGIL-CISL-UIL e vari sindacati “autonomi” sponsorizzano i fondi
pensioni e i loro rappresentanti siedono nei Consigli di Amministrazione.
• Le grandi compagnie assicurative che in molti casi sono i gestori dei
fondi sgomitano per gestire una parte del nostro salario: TFR-TFS. Un evidente esempio: il fondo negoziale dei
metalmeccanici "COMETA" ha tra i gestori le Assicurazioni Generali. Quanto rendono?
Parlando di fondi che devono garantire le
pensioni, pccorre fare una valutazione sul lungo periodo. Tra il 1921 ed il
1996, nel 50% dei casi il rendimento reale dei mercati azionari dei diversi paesi,
al netto dei dividenti, è stato inferiore allo 0,8%.
I Fondi Pensione italiani nel triennio 2000
– 2002 hanno avuto un rendimento massimo dello 0%, contro un 14% offerto del
TFR. Dal rendimento dei Fondi Pensione
occorre poi togliere le spese di gestione tra l’1% e l’1,5% annuo. Per un reale
rendimento questo deve essere annualmente superiore ai costi di gestione. Non vogliamo che il nostro TFR
finisca nei fondi.
Non dobbiamo alimentare con nostro salario
i mercenari della finanza; abbiamo già subito il taglio delle pensioni (con la
riforma Dini), ora ci chiedono di rinunciare al TFR con l’illusione di una rendita
delle pensioni. I fondi delle pensioni non sono
sicuri.
Perché i fondi puntano a recuperare i soldi
dagli investimenti finanziari e non c'e nulla di più incerto nel lungo periodo,
che come nel caso Parmalat, possono rivelarsi disastrosi (il Fondo pensionistico
degli insegnanti dell' Alaska aveva investito in azioni Parmalat). In Italia c'è il caso Comit:
Un fondo delle pensioni sorto nel 1905 per
dipendenti e dirigenti della banca nel 1999 è entrato in crisi, dovendo erogare
pensioni superiori di 800 miliardi di lire a quello che c'era in cassa, oggi,
il fondo sta per essere chiuso: la pensione integrativa svanirà per tutti i
dipendenti! L’attuale TFR-TFS, è più sicuro!
Il TFR non è investito in borsa, è il
nostro salario differito che è accumulato annualmente e rivalutato, secondo
indici controllabili da tutti.
Negli anni ’80 tra sindacati, padroni e
governo, è stato istituito un fondo di solidarietà in caso di fallimento per
un’azienda. Il TFR-TFS è garantito nella misura dell’80% da uno speciale fondo
INPS ed è uno dei crediti privilegiati che il curatore fallimentare deve
attivarsi per rimborsare.
Nel triennio 2000-2002 il TFR ha avuto un
rendimento del 14% e non essendo un investimento non ha costi di gestione.
Sì, quindi, ad a una pensione dignitosa, che sia agganciata
al salario reale dei lavoratori dipendenti!
No ai fondi pensione!
Mobilitiamoci e
organizziamoci perché non passi questa rapina al nostro salario, raccogliendo
l’adesione dei lavoratori sui posti di lavoro,
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