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UN NOSTRO CONTRIBUTO PER UN COORDINAMENTO STABILE DELLE LOTTE E DELL'AUTORGANIZZAZIONE
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PER LA COSTRUZIONE DI UN'OPPOSIZIONE SOCIALE!
E' ormai evidente a tutti, anche agli analisti e commentatori
borghesi, come la crisi in cui versa attualmente il sistema di
produzione capitalistico sia sistemica e strutturale, non relegabile a
fumose “congiunture negative” di mercato o frutto marcescente di una
cattiva gestione della finanza ad opera di pochi speculatori senza
scrupoli.
La radicale trasformazione dell'organizzazione produttiva fordista e la
flessibilizzazione dei rapporti di lavoro, la dispersione della
produzione verso paesi che offrivano (e tutt'ora permettono) costi più
bassi con scarsa conflittualità operaia, tutte combinate alla fusione
pressoché totale con il mondo finanziario per contenere i debiti e
sfruttarne le dinamiche speculative, hanno permesso di sterilizzare
sino ad oggi gli effetti più nefasti della sovrapproduzione di capitali
e merci.
L'accumulazione, quantomeno in occidente, di un capitale sempre più
virtuale e sganciato da ogni forma sostanziale di ricchezza, ma
comunque legato strettamente all'economia reale (fondi pensione,
bilanci regionali e comunali, bilanci di imprese fino ai conti correnti
del singolo risparmiatore) e al reddito dei lavoratori in virtù del
prelievo di liquidi per alimentare fondi e, successivamente, per
recuperarne le perdite connesse alle fluttuazioni borsistiche ha
palesato l'inizio della crisi.
E i ripetuti crolli delle borse internazionali che si sono avvicendati
hanno trascinato con sé posti di lavoro (Confindustria e Cisl hanno
calcolato che nel 2009 tra licenziamenti, CIG e mancato rinnovo dei
contratti precari ne andranno persi più di un milione), garanzie
sociali, beni comuni e pongono un’ipoteca gravosa sul futuro coi
famigerati “salvataggi” di banche fraudolente e speculatori stornando
denaro pubblico dagli investimenti per istruzione, sanità e servizi
sociali.
I costi sociali della crisi sono già visibili sul piano nazionale, in
un paese come l'Italia da sempre all’ultimo posto nelle classifiche
europee su redditi e capacità d’acquisto dei salari, e già imputati per
la riscossione a tutti i settori proletari anche per il tramite della
speculazione sul bisogno della casa, che allontana la possibilità di
poter pagare l’affitto, di una sanità pubblica che con i ticket diventa
un bene di lusso e del tempo di non lavoro sottratto (viaggi
casa-lavoro, orario di lavoro spezzettato, ecc…) e non retribuito in
alcuna forma.
La trattativa in corso per svuotare il contratto nazionale di lavoro e
reintrodurre le famigerate gabbie salariali, l’affondo anche ideologico
sulle privatizzazioni di scuola e università, il tentativo di
smantellare definitivamente la pubblica amministrazione anche
attraverso l’attacco ai lavoratori pubblici e i tagli al personale, il
razzismo diffuso, sono ulteriori strumenti utilizzati per recuperare
quote di profitto in una situazione di crisi generalizzata.
Le medesime finalità caratterizzano le ultime schizofreniche proposte
del governo (e di Confindustria): la detassazione del lavoro
straordinario, l'ennesimo innalzamento dell'età pensionabile e la
settimana corta a salario ridotto!
Ma questo percorso di tamponamento della crisi e delle conseguenti
contraddizioni oggettive è accidentato e segnato dall'esplosione di
conflitti che paventano la possibile rinascita di una stagione di lotte
sociali e politiche che deve essere colta per aprire scenari di
radicalizzazione dello scontro e possibilità reali di trasformazione.
L'intero sistema della formazione, profondamente attaccato in ogni
ordine e grado, ha espresso una risposta massificata e capillare
seppur, a nostro avviso, viziata da tendenze corporativistiche che ne
limitano le potenzialità dirompenti ove fosse collegata alle ulteriori
vertenze che si sviluppano nell'intero mondo del lavoro.
Il sindacalismo di base, radicalmente alternativo alle confederazioni
concertative e alle loro politiche, è riuscito ad organizzare due
scioperi generali in poche mesi che non hanno però celato la difficoltà
di un reale radicamento e le divisioni spesso incomprensibili allo
stesso soggetto che dovrebbe rappresentare.
Molte altre sono le vertenze, spesso disconosciute, agitate sul terreno
del conflitto capitale / lavoro in forma auto-organizzata e autonoma
anche rispetto alle sigle del sindacalismo di base accomunate da un
portato oggettivamente antagonista che necessitano, però, di una
sintesi politica.
Riteniamo quindi che il momento sia fecondo per la costruzione di
terreni di confronto che riescano ad agglutinare tutti questi soggetti
e percorsi dell'attuale composizione di classe nel territorio
metropolitano che, anche solo potenzialmente o parzialmente, si pongono
quale alternativa antisistemica.
Pensiamo che sia arrivato il momento di provare a uscire dalla
marginalità delle singole e specifiche vertenze per ragionare
collettivamente su quale possa essere una “sintesi politica” dei
percorsi fatti con e a fianco dei soggetti sociali che vivono in prima
persona la contraddizione.
Siamo convinti altresì che, sulla capacità di contrapporsi alle attuali
forme dello sfruttamento di classe e alla conseguente precarietà della
vita e del lavoro, si innesti la possibilità di costruire punti di
riferimento politico costanti che possano dare vita, all'interno di una
strategia di trasformazione radicale dell'esistente, a forme
organizzate di vertenzialità sociale diffusa per tentare di ricomporre,
sul terreno dei bisogni e diritti (dal diritto alla casa, alla difesa
dei servizi sociali e degli spazi autogestiti), quell'unità di classe
scomposta nei mille rivoli della produzione definita sommariamente come
post-fordista.
Questi sono i terreni sui quali è possibile, oggi a Milano, rispondere
efficacemente all'affondo portato contro le realtà
dell'autorganizzazione politica e sociale (da ultimo lo sgombero di
Cox18) affinché si sostanzi nella pratica del conflitto reale - e non
nella sua rappresentazione - l'ansia e il desiderio di trasformazione
dell'esistente.
Per questi motivi promuoviamo e rilanciamo i prossimi appuntamenti
per un primo momento di confronto collettivo tra realtà e soggetti
politici e sociali, sindacalismo di base, lavoratori/trici, precari e
precarie.
I compagni e le compagne del Centro Sociale Autogestito Vittoria
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