| BOMBE, MAGISTRATI E MANGANELLI |
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| giovedì 12 dicembre 2002 | |
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Nel dicembre del 1969 qualche cosa si stava
muovendo in Italia: si era in pieno autunno caldo e la tensione era
altissima. Da più di due anni si era sviluppato un forte movimento
operaio e studentesco che, attraverso una radicalizzazione delle forme
di lotta (scioperi ad oltranza, picchetti e occupazioni) si proponeva
di mettere in discussione lo stato di cose esistenti per una reale e
più profonda giustizia sociale. Gli scioperi si susseguivano l'un
l'altro in quell'autunno... c'erano da discutere i rinnovi
contrattuali di milioni di lavoratori. Alla Fiat si era aperta una dura
vertenza tra i lavoratori e la famiglia Agnelli: agli scioperi, alle
richieste di salari migliori il padrone rispondeva con la sospensione
di decine di migliaia di lavoratori. Anche gli studenti erano in
fermento: occupazioni, assemblee e manifestazioni in sostegno delle
lotte sociali. Alle richieste degli sfruttati lo stato rispondeva con
la più cruda repressione.
In piazza la polizia picchiava, sparava, uccideva. In due anni più di 10000 tra operai, contadini e studenti, venivano condannati dai tribunali dello stato, ma la repressione non spaventa i protagonisti delle lotte. Cominciano anche a comparire le prime strane bombe in giro per l'Italia; sono ancora bombe dimostrative che causano pochi feriti, la magistratura è certa del legame tra le bombe e le lotte sociali nel paese, arrivando ad accusare esplicitamente il movimento. In questo clima si arriva al 12 dicembre 1969: alle 16,37 in piazza Fontana, presso la banca nazionale dell'agricoltura, esplode un ordigno ad alto potenziale. Muoiono 16 persone e altre 84 restano ferite. Contamporaneamente a Roma esplodono altri 3 ordigni che causano 16 feriti. Questa è la prima di un lunga serie di stragi di Stato che, fino al 1984 con la strage del rapido 904, avrà un bilancio di 147 morti e 690 feriti. Subito si attribuiscono gli attentati ad ambienti anarchici, Pino Pinelli viene arrestato dopo poche ore e portato in questura e ne uscirà "suicidato" dopo 3 giorni. La strategia dello stato era semplice: cercare di fermare con le bombe ogni movimento di lotta in Italia e creare un clima di paura favorevole all'instaurazione di un regime autoritario che potesse garantire la "sicurezza nazionale", cioè quella padronale. 33 anni di inchieste, omissioni, depistaggi sono serviti a chiarire almeno una parte di quanto a molti sembrava evidente da subito, che le bombe erano state messe dai fascisti con l'appoggio dei servizi segreti italiani ed americani. 33 anni e la situazione non è cambiata di molto, un altro autunno caldo è cominciato con ore e ore di scioperi contro il governo Berlusconi, con un durissimo scontro tra lavoratori Fiat e Agnelli, con un grande movimento di contestazione che si sta sviluppando in Italia. Lo Stato continua a picchiare ed uccidere in piazza, ad arrestare (nelle ultime settimane sono stati quasi 50, gli arresti) , a creare un clima di tensione, come è successo prima di Firenze, ad assolvere i propri servi. Anche i fascisti, vecchi e nuovi, stanno ricominciando a tirare fuori la testa con cortei ed attacchinaggi. Tante, troppe le analogie... Saremo in piazza anche questo 12 dicembre perchè non ci possiamo accontentare della solita acritica e pacificata commemorazione della strage di Piazza Fontana. Saremo in piazza contro ogni fascismo, vecchio e nuovo. Contro la repressione dei movimenti di lotta e il piano di ristrutturazione della Fiat. Contro l'imminente guerra in Iraq e tutte le altre guerre Imperialiste passate e future.
LIBERTA' PER TUTTE E TUTTI I COMPAGNI IMPRIGIONATI
AL FIANCO DEI LAVORATORI E DELLE LAVORATRICI IN LOTTA PER L'AUTORGANIZZAZIONE DEGLI STUDENTI ORA E SEMPRE RESISTENZA |
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