| GIU' LE MANI DALLA SCUOLA PUBBLICA! |
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| Saturday 29 November 2008 | |
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Per una scuola ed un'università laica, libera e aperta a tutti e tutte!
Ogni
legislatura ha la sua riforma della scuola, dalla Berlinguer del governo D’Alema
alla Moratti del Berlusconi I, per arrivare alla riforma Fioroni in legislatura
Prodi e la Gelmini dell’attuale governo. Stranamente tutti i decreti
susseguitisi nel tempo formano una chiara continuità tra loro, infatti ad ogni
passaggio avviene un progressivo smantellamento del servizio pubblico (con
tagli dei fondi, riduzioni del tempo scuola e dei servizi secondari) a favore
delle istituzioni private, una progressiva differenziazione tra formazione di
serie A e formazione di serie B, ad esempio attraverso il famoso doppio canale
della Moratti, ovvero la scelta obbligata tra licei e istruzione professionale,
che prelude una rigorosa diversità tra studi per futura classe dirigente e
formazione di operai e sfruttati in genere.
Si va a
creare, pertanto, una nuova identità di scuola: un percorso puramente
finalizzato all’inserimento dello studente nel mondo del lavoro, sia a livello
fisico, proponendo esperienze lavorative come parte del programma
d’insegnamento, che a livello contenutistico, preparando lo studente ad
inserirsi nelle logiche del lavoro subordinato. In altre parole, chi sceglie il
percorso di formazione professionale viene istruito ad accettare come naturale
la condizione di componente precaria e sottopagata del nostro drammatico
sistema capitalistico.
E’ proprio
la visione classista della scuola che degrada maggiormente il bene
preziosissimo della trasmissione di conoscenze: infatti già dalla riforma
Berlinguer del 1999 vengono istituiti gli stage (ovvero periodi di lavoro
extra-scolastico) e l’alternanza scuola-lavoro (periodi di lavoro in orario
scolastico) che obbliga gli studenti a prestare la propria manodopera ad
aziende esterne per l’acquisizione di crediti formativi, con i disastrosi
risultati che si sono visti e che si ripeteranno senza indugio. Studenti
sfruttati per mansioni degradanti , che certamente di didattico non hanno
nulla, con la scusa di introdurli nel mondo del lavoro: si ricorderanno certo
le proteste (una su tutte) dei ragazzi degli istituti alberghieri che venivano
usati per la pulizia dei locali e delle strumentazioni aziendali, in cambio di
un paio di “pregiati” crediti formativi.
Questo
concetto di “scuola-impresa”, finalizzata a plasmare gli studenti secondo le
esigenze e le leggi del mercato è quanto di più utile a dare un ulteriore colpo
allo sviluppo della capacità critica, lasciando ancora maggiore spazio ad un
completo passivismo degli studenti nei confronti della società.
Anche
l’istituzione dell’autonomia scolastica, lodata sia a destra che a sinistra, in
molti casi ha peggiorato la situazione economica e strutturale di scuole ed
università, a causa di un’iniqua
distribuzione delle risorse ai vari istituti, che ha avvantaggiato quelli più conosciuti e prestigiosi,
mettendo in disparte tutti gli altri (i quali, in virtù della propria autonomia
si devono arrangiare come possono a raccattare soldi anche attraverso lo
sviluppo di collaborazioni con i privati, che ovviamente chiedono in cambio un
qualche aumento diretto o non dei propri profitti).
L’ultimo
governo, con i decreti del ministro Gelmini, istituisce anche un nuovo concetto
che finora non si era molto sviluppato nelle precedenti riforme: la
meritocarazia. Per premiare gli studenti migliori vengono stanziati circa 200
milioni di euro (erosi dai fondi per l’istruzione), distribuiti tra nuovi
alloggi, borse di studio e vantaggi vari: nei fatti significa degradare
ulteriormente i servizi di tutti per premiare pochi fortunati; in termini
concettuali vuol dire che la società ti accetta se sei veramente bravo (perciò
conseguentemente utile in futuro alle alte sfere), altrimenti rimani nel
“girone” dei normali e subisci lo sfruttamento e i soprusi come tutti gli altri.
La crisi
economica mondiale scatenata, come è palese, dall’ingordigia insaziabile della
speculazione sui mercati da parte del liberismo, prima di tutto statunitense e
di riflesso anche di tutti gli altri
paesi occidentali, ha colpito anche la
scuola.
“Giustamente”
gli studenti di ogni età devono pagare il loro enorme tributo per tappare i
buchi di un sistema che concentra l’intero potere nelle mani di pochi e toglie
ormai anche le briciole alla restante stra-maggioranza della popolazione.
In nome dei
tagli agli sprechi l’attuale governo Berlusconi nell’amministrazione pubblica
sta falciando migliaia di posti di lavoro e peggiorando drasticamente i servizi
pubblici in maniera diretta o indiretta. Nel nostro caso, ad esempio, viene
ridotta la consistenza del personale ATA (amministrativo, tecnico ed
ausiliario) del 17% in tre anni. E’ un valore enorme, significa quasi due
individui in meno ogni dieci che attualmente sono impiegati: considerando che
già molte scuole e soprattutto università lamentano eccessive ristrettezze
organiche proprio rispetto al personale ATA, questi licenziamenti saranno veramente
un brutto colpo per le strutture scolastiche pubbliche del nostro Paese.
Sempre a
causa di questi tagli di spesa gli studenti alle elementari si ritroveranno un
unico insegnante per classe, un unico insegnante che sia in grado chiaramente
di conoscere ogni materia con la necessaria competenza (tra l’altro dopo che
negli anni scorsi lo Stato ha investito grandi somme per la formazione
specializzata degli insegnanti per le diverse materie). Ovviamente
all’insegnante unico si associano ben due ore di insegnamento della religione cattolica,
come se la sua influenza nel nostro Paese (che si definirebbe anche
costituzionalmente laico) non fosse già sufficiente.
Questo è
solo un piccolo frammento di quello che è il sacrificio dovuto dei futuri
giovani studenti delle elementari. Sempre “giustamente” essi, come i loro
“colleghi” di scuole medie e superiori, dovranno anche arrangiarsi ad avere una
parte amministrativa (segreterie, presidi, bidelli, ecc) in comune con altri
istituti qualora le loro scuole sia dislocate all’interno di piccoli comuni.
Per inciso,
il governo vuole impegnarsi ulteriormente nei confronti dei bambini tra i 6 e
gli 11 anni, infatti muove grossi sforzi per l’istituzione di classi
differenziate e separate per gli studenti stranieri: ovvero ha intenzione di
eliminare il forse unico collegamento ormai esistente tra italiani e stranieri,
in modo che i bimbi comprendano il razzismo sin da piccoli e si sia sicuri che
ogni ragazzino straniero si senta da subito una persona diversa e in qualche modo
isolata da tutti gli altri italiani.
Per quanto
riguarda le università è previsto un ingente tagli di fondi, che si aggiunge ai
pesanti tagli già applicati dalle precedenti riforme scolastiche, che stanno mettendo in
reale crisi molte scuole ed atenei italiani. Nell’intento di eliminare
definitivamente la spesa pubblica per l’istruzione il governo ha definito la possibilità di trasformare gli atenei in
fondazioni private, chiaramente con l’opportunità di aggregare soggetti privati
come le aziende. Questo rappresenta il chiaro intento di privatizzare anche gli
atenei, eliminando nei fatti
l’uguaglianza tra tutti gli studenti e introducendo una distinzione per censo
che non ha nulla a che vedere con i valori di giustizia sociale per cui
lottiamo ogni giorno, oltre a mercificare la trasmissione di conoscenze :
infatti i soggetti privati non si inseriranno nelle scuole ed università con
puro disinteresse, ma è anzi è chiaro sin da ora che gli enti privati
piloteranno, in maniera diretta o meno, il servizio verso i loro interessi
puramente e spietatamente economici.
Infatti con
questo decreto l’istruzione si convertirà da un sistema prevalentemente
pubblico ed accessibile a tutti ad un sistema formato da una maggioranza
crescente di istituti privati in mano, di fatto, alle aziende.
Ogni
giovane saprà che potrà permettersi alcuni studi rispetto ad altri
semplicemente per quanto danaro può investire la sua famiglia, nel pieno
rispetto del capitalismo più feroce; peraltro questo aspetto entra in
contraddizione piena con il concetto martellante di meritocrazia che cercano di
propinarci come scusa ad ogni loro scempio legislativo in questo, come in altri
campi (vedi pubblico impiego).
Fortunatamente
contro questi ultimi decreti dell’attuale governo si sono levate proteste in
tutta Italia e non solo da parte degli studenti: questa volta anche moltissimi
genitori, insegnanti, dipendenti pubblici e addirittura dirigenti (come presidi
e rettori) hanno protestato con cortei ed altre iniziative pubbliche in maniera
decisa e continua. |
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