| LETTERA APERTA |
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| Friday 13 August 2010 | |
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Lettera aperta dei compagni e delle compagne del Csa Vittoria sull’iniziativa del 21 agosto con il compagno basco Michel Soto alla festa di Radio Onda d’Urto. Senza alcun intento polemico crediamo necessarie alcune considerazioni per motivare la nostra assenza all’iniziativa del 21 agosto con il compagno basco Michel Soto, la cui coerenza e capacità poltiche conosciamo e stimiamo e con il quale avremo sicuramente altre possibilità di confrontarci e rincontrarci. Arriviamo ai fatti: appena ricevuta notizia della presenza del cantante omofobo e sessista Antony B alla festa di finanziamento di Radio Onda d’Urto, certi di una svista, abbiamo immediatamente avvisato i compagni della redazione. Dopo numerosi tentativi per convincere la radio di far saltare il concerto per l’evidente impresentabilità del personaggio, arriviamo all’oggi con la notizia della conferma del concerto. Ma questa scelta ci lascia con un “perché” macroscopico che ci brucia. Pur nella consapevolezza dei tentativi fatti per far saltare la data, numerose sono le giustificazioni con poca sostanza, in particolare rapporti consolidati con agenzie varie, addotte per non revocare il concerto. Semplici scuse, purtroppo, in attesa che cada tutto nel dimenticatoio. Non ci vogliamo dilungare nell’elenco dei dati, a disposizione di chiunque voglia con una semplice ricerca in internet, che dimostrano quanto questo cantante giamaicano sia odiosamente sessista e omofobo e che le sue presunte abiure (altra giustificazione portata) sembrano solo scritte sotto la dettatura interessata dei suoi agenti per far digerire una presenza squalificata e squalificante nei diversi ambiti della scena reggae italiana. Quello che ci interessa sottolineare e chiedere a ogni compagno o compagna è se esistano contraddizioni di serie A e contraddizioni di serie B. Ci chiediamo solo - e chiediamo provocatoriamente a ogni compagno e compagna - se il soggetto in questione, anziché comporre testi all’insegna del “brucia i gay” e altre pericolose “amenità”, o inneggiare e esaltare, come proprio riferimento umano e culturale, un riconosciuto aggressore squadrista di omosessuali come Buju Banton, avesse cantato canzoni in camicia nera (“brucia il partigiano”) ed esaltato le doti umane di Mussolini o di Franco, avrebbe potuto partecipare a qualsiasi festa, concerto e serata d’intrattenimento anche solo commerciale senza subire contestazioni o boicottaggi di sorta. Le affermazioni di questo personaggio sono da noi sentite così. Non ci sembrano “cazzate” né particolari di poco conto, né piccole questioni trascurabili in virtù di valori più importanti: se così fosse per qualcuno, è probabilmente il momento di prendere posizione, senza volontà di polemica gratuita, con chiarezza e il massimo della trasparenza per sottolineare la trasformazione di una “svista” in un errore madornale. Ecco quello che pensiamo. Pensiamo incompatibile la presenza di una merda omofoba in una situazione in cui si inserisce un dibattito sulla questione basca, come altri previsti momenti di confronto politico, in una fase contraddistinta da uno stillicidio continuo di aggressioni a donne e gay in tutta Italia che, una presunta cultura del predominio del maschio, trova assolutamente normali e anzi legittime se non positive. Troviamo impensabile la proposta della radio di obbligarlo a una ipocrita dichiarazione di anti-omofobia e accettarla come presa di coscienza, perché sarebbe solo un modo per sdoganare la sua presenza in ogni luogo. Questo concerto doveva saltare e basta. Troviamo profondamente sbagliato liquidare il tutto come errore parziale perché proprio sottovalutazione e superficialità diventano sempre più spesso, proprio nei nostri spazi e ambiti, una forma di avvallo o, peggio ancora, una sorta di complicità oggettiva. E diciamo questo perché questa situazione e la nostra assenza a quell’iniziativa ci pesano moltissimo in quanto, la presenza di quella merda omofobica, potrebbe sembrare solo una piccola e trascurabile macchia in un percorso collettivo di positiva normalità per la trasformazione dell’esistente. Ma è proprio questa indiscriminata normalità che vogliamo combattere: il cedimento su valori fondamentali dettato da presunte real politik che vogliamo mettere in discussione, perché non esiste rivoluzione senza liberazione dai preconcetti e discriminazioni di genere e di sesso. Quello che emerge da questo quadro è che il rifiuto del sessismo, dell’omofobia e del machismo è considerato, purtroppo a torto, patrimonio acquisito di tutti/e e in quanto tale mai abbastanza ribadito e che, con questa lettera aperta, stiamo affrontando qualcosa di “scomodo”, quasi da tenere sotto il tappeto, parlando di una questione che in Italia è sempre stata posta in secondo piano. Ma per noi si sta parlando di contraddizioni imprescindibili, che coinvolgono intimamente l’idea e la possibilità di essere o meno in Italia sinistra antagonista a 360° Ci interessa poco entrare nel merito del perché e del percome altri soggetti non abbiano espresso, o segnalato alla redazione della radio, il benché minimo stupore o dissenso, ci interessa solo esprimere le nostre riflessioni in positivo, convinti che la nostra chiarezza nella trasparenza dei rapporti con la radio e nelle modalità di porre la questione abbiano contribuito allo sviluppo di un dibattito interno che porterà a scelte future più consapevoli. Ma all’oggi, con il rammarico della consapevolezza di essere, senza presunzione, una delle realtà più impegnate sul fronte della solidarietà con il popolo basco, prendiamo atto dell’incompatibilità di una nostra presenza alle iniziative organizzate durante la festa. I compagni e le compagne del Csa Vittoria di Milano |
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