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Musica e concerti PDF Stampa E-mail
mercoledì 07 giugno 2000

red-star.jpgLA POLITICA DEL CENTRO IN MERITO AI CONCERTI:

AUTOPRODUZIONI E CONTROCULTURA

Partendo dal dato di fatto che l'universo dei CS è a dir poco eterogeneo per esperienze musicali (e non solo), e senza voler troppo generalizzare le diversità di questo universo o giudicare i singoli percorsi, riteniamo tuttavia importante affrontare il rapporto CS/musica con uno sguardo in prospettiva al passato, alle diverse esperienze e alla nostra per mettere meglio a fuoco quelli che riteniamo errori o fallimenti e quelli che riteniamo successi per avere una visione generale in cui muoversi.

E' innanzitutto evidente da qualche tempo l'attacco del mercato sul campo della musica alternativa/indipendente con il tentativo di stereotipare e omologare modelli e atteggiamenti culturali dell'universo antagonista o comunque di inglobare i lati esteriori di un modo di fare musica (dalle sonorità all'abbigliamento) che erano tratti distintivi negli scorsi anni della musica che girava quasi esclusivamente nei CS. Certamente un inglobamento della sola forma e non dei contenuti; tuttavia di fronte a questa esplosione che ha in parte coinciso con lo sbarco del colosso MTV in Italia, i CS , se da un lato hanno mantenuto una capacità di coinvolgimento e di attrazione sul territorio, spesso lo hanno fatto senza saper proporre un modello sostanzialmente diverso da quello, riproponendo percorsi musicali e atteggiamenti culturali difficilmente distinguibili da quelli "istituzionali" sia dal punto di vista della qualità sia dal punto di vista dei contenuti della proposta musicale.

A questo va aggiunta la nota dolente di quali percorsi i CS hanno saputo consolidare nel corso degli anni. Su questo piano infatti se molto si è fatto e oggi vediamo spopolare band nate e cresciute nei nostri luoghi nei primi anni '90, è anche vero purtroppo che un buon numero di queste oggi appartengono ormai esclusivamente all'universo commerciale e mai tornano a suonare nei CS stessi se non a costi improponibili. Questo sicuramente vale solo in parte rispetto alle migliaia di gruppi che è passata nei CS durante quel periodo, ma rimane comunque evidente che la prospettiva dei nostri luoghi come bassifondi della musica in cui i gruppi "si fanno la gavetta" per poi, appena possibile, imboccare un percorso commerciale, è una prospettiva a dir poco limitante. Per percorso commerciale, va sottolineato, non intendiamo il fatto che questi gruppi suonino al di fuori dei CS in locali e/o strutture più grandi e meglio attrezzate, sarebbe impensabile che questo succedesse, ma che producono, distribuiscono e vendono la loro musica attraverso le grandi aziende della musica ormai sempre più concentrate a livello internazionale (vd. la recente fusione EMI-Warner). Queste, si sa, sono interessate ad aprire canali di musica alternativa solo in funzione del controllo e dell'omologazione della musica. Quindi i gruppi che intraprendono questo percorso non propongono nessuna alternativa (spesso neanche nei contenuti) a questo percorso e diventano nei fatti assolutamente strumentali e organici alla legge del profitto.

Infine pensiamo sia una grande carenza il fatto che nel corso degli anni i CS, così numerosi e radicati su tutto il territorio nazionale, non abbiano messo in campo nessuna capacità di coordinamento, di confronto (neppure a livello cittadino!) e/o di progettualità collettiva in ambito musicale.
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Pensiamo che i presupposti per lo sviluppo degli errori sopracitati siano da ricercare nella difficile attività di ogni singola "commissione musica" dei CS e nel difficile equilibrio tra due diversi tipi di "derive" che quotidianamente insidiano l'attività stessa delle commissioni e che rischiano di portare nel lungo periodo ad un isterilimento della valenza politica di un percorso musicale che voglia esprimere antagonismo:

- da un lato il pericolo della ghettizzazione e dell' autoreferenzialità, quando le capacità di confronto e di coinvolgimento del centro vengono meno e l'attività musicale diventa un momento solo tecnico, di autofinanziamento senza che vi sia una una capacità progettuale. L'attività musicale del CS per noi deve avere una sua valenza politica costruita nel lungo periodo attraverso la capacità del centro stesso di coinvolgere e sviluppare momenti di partecipazione, confronto, divertimento e antagonismo.

- dall'altro lato il pericolo della ricerca della popolarità a tutti i costi che diventa necessaria per discutibili scelte politiche di apertura istituzionale o per conseguenza alla sopracitata chiusura che inevitabilmente porta nel medio periodo ad una crisi della frequentazione del CS. Questa impostazione del lavoro musicale preferisce dare spazio a percorsi artistici giù consolidati o a percorsi decisamente commerciali, di grande richiamo, prestando così sempre meno attenzione all'esigenza di spazi dei gruppi emergenti e di chi comunque sviluppa conflitto contro il grande mercato della musica. Questo porta inevitabilmente a trascurare l'importanza dello sviluppo di un modo di fare musica diverso, antagonista che vede nel concerto un momento di comunicazione, controinformazione , partecipazione e non ultimo di divertimento.

E' tuttavia necessario sottolineare la difficile e precaria realtà che buona parte dei CS vivono e della conseguente difficoltà a intraprendere un lavoro continuativo in ambito musicale. I continui pericoli di sgombero, le difficoltà tecniche ed economiche, i problemi strutturali , i problemi di convivenza con il quartiere...sono situazioni che tutte le realtà autogestite hanno vissuto e che solo a lungo termine possono essere superate e a costo di enormi fatiche.

Si impone comunque, cercando di superare la precarietà dell'esistente, la necessità di intraprendere una nuova strada, sostanzialmente differente .

E' fondamentale per noi lavorare perchè cresca un circuito che sviluppi contatti e progetti, una realtà fatta di soggetti eterogenei ma che sia in grado innanzitutto di permettere un confronto interno tra le diverse situazioni ed esperienze e di sviluppare e approfondire le nostre posizioni e i nostri percorsi musicali, non una realtà in competizione rispetto al mercato della musica ma un circuito sostanzialmente diverso non uno strumento di arricchimento personale o di popolarità per gruppi etichette o per i CS stessi, ma strumento d'espressione non omologata, di critica dell'esistente nei contenuti e/o negli atteggiamenti , di comunicazione e di controinformazione. Consolidare quindi un antagonismo dei contenuti, perchè non si corra più il rischio domani di vedere altra gente che utilizza spazi di antagonismo e di opposizione sociale come trampolino di successo sul mercato.
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La questione musicale assume una importanza ancora più decisiva se consideriamo che (purtroppo) è proprio nei momenti del concerto e del divertimento della sera che circolano la maggior parte delle persone nei nostri luoghi. Da questo punto di vista i CS hanno ancora una potenzialità enorme di diffusione di comportamenti e di qualità del divertimento che siano alternativi ai modelli della discoteca, del locale/birreria e della strada. E inevitabilmente in questo discorso si inseriscono diverse problematiche, tra cui emerge quella del rapporto con le droghe e la "cultura dello sballo". Lungi dall'auspicare un approccio proibizionista e/o moralista pensiamo vada però intrapreso un discorso critico verso determinati e consolidati percorsi e atteggiamenti all'interno dei CS.

Innanzitutto pensiamo che la pratica di vendita di droghe seppur leggere all'interno dei CS sia un percorso pericoloso, che è capace di riempire il centro attirando molta gente interessata esclusivamente all'acquisto di esse ma che di per sè ha una carica di rottura pressochè inesistente. A questo va aggiunto che la vendita interna di queste porta inevitabilmente all'interno del centro dinamiche molto ambigue e fuorvianti nei rapporti interni tra i compagni e compagni e tra compagni e frequentatori, sulla scia delle gerarchie mafiose. Per questo motivo noi come CSA Vittoria non abbiamo mai perseguito la pratica della diffusione interna di sostanze pur rimanendo ferventi antiproibizionisti e aperti al consumo interno di sostanze leggere.

Sempre inerente a questo problema è anche la questione dei RAVE-PARTIES e delle serate TECHNO.
Senza voler bollare o etichettare questo genere musicale, che rimane però marginale nel nostro percorso musicale di CS Vittoria, è però evidente lo stretto legame che si viene ad instaurare tra l'ascolto e il ballo di questa ed il consumo di sostanze "pesanti". Abbiamo spesso assistito ad ambigui sviluppi di questo tipo di serate all'interno di molti CS, che nel giro di pochi mesi hanno portato (oltre a riempire questi luoghi) a sostituire quelle che erano serate di musica più "genuina"(?!?), suonata dal vivo e con impatto di comunicazione decisamente più alto. Si è giunti poi a casi limite di distribuzione interna di queste sostanze e addirittura a realtà che rivendicavano una presunta utilità sociale e un ruolo di tampone rispetto al dilagare del rincoglionimento del sabato sera con la creazione di "stanze di decompressione" per limitare i danni fisico-cerebrali. Senza voler entrare nei singoli casi e senza giudicare ciò che si commenta da solo, pensiamo sia veramente importante e urgente come movimento e come singole realtà affrontare al più presto questo discorso, e saper capire quando il nostro lavoro rappresenta ancora una proposta valida e di rottura verso il mondo del divertimento giovanile istituzionale, e quando invece il nostro lavoro diventa ambiguo e/o connivente con questo modello. E' urgente perchè non possiamo non confrontarci e combattere contro questo modello del divertimento che altro non è che strumento di profitto per pochi ma soprattutto di controllo e distruzione delle menti e delle capacità critiche delle nuove generazioni, un modello che propone come liberazione dall'alienazione della settimana lavorativa l'alienazione del sabato notte in un circolo vizioso di auto-distruzione.
L'eroina è stata nei vent'anni che abbiamo alle spalle un'arma del sistema formidabile per la sconfitta del movimento ed il rientro della conflittualità su tutti i fronti nella normalità della pace sociale. Non possiamo permetterci di ricommettere gli stessi errori con posizioni ambigue.
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a cura della Commissione Musica
 
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