| Teatro sociale a prezzi popolari |
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| domenica 13 maggio 2007 | |
Il teatro è politica, è cultura,
è critica e dissenso.
TEATRO SOCIALE A PREZZI POPOLARI
Cultura e politica per risvegliare lo spirito critico
Il teatro è politica, è cultura, è critica e dissenso.
Attraverso il teatro si possono esprimere sofferenze, malesseri e ingiustizie che ognuno di noi subisce, come lavoratore/lavoratrice, come immigrato/a, come uomo e come donna, perchè reputato/a da alcuni come un/una diverso/a in una società sempre più precarizzata, individualista e profondamente razzista. Fare teatro vuol dire per noi denunciare una società basata sullo sfruttamento dell'uomo sull'uomo, sulle disuguaglianze tra le classi e tra i popoli, utilizzando un linguaggio che forse meglio di altri può attraversare culture, stili di vita, bagagli d'esperienza differenti: il linguaggio dell'immedesimazione e dell'empatia, la comunicazione del corpo, della musica, delle emozioni. Vuol dire mettere in scena e allo scoperto le ingiustizie subite dai popoli del mondo, vicini e lontani geograficamente o storicamente.
Fare teatro significa per noi
continuare a pensare e rappresentare un mondo che sia radicalmente
diverso, in cui ognuno sia libero di essere se stesso, libero dalle
catene della disuguaglianza e della discriminazione, libero di poter
analizzare e criticare questo sistema economico per ciò che è,
disvelando le mistificazioni religiose e culturali di cui esso si serve
per legittimare le ingiustizie. Ingiustizie subite da donne e uomini
solo perchè appartenenti ad un'altra etnia, ad un altro popolo, ad un
altro "secondo" sesso o ad un altro "terzo" genere: solo perchè "altri/e". Ingiustizie fondate anche sull'ignoranza e su una formazione
non realmente laica, poichè è la non-conoscenza di chi abbiamo di
fronte che genera la paura dell'"altro/a", e su queste si innestano fin
dall'infanzia, come falso meccanismo di difesa, l'intolleranza e l'odio
fomentati dai razzisti, siano essi in veste di insegnanti, in toga da
sacerdoti o in borghese travestiti da politici.
Organizzare ogni anno rassegne teatrali a prezzi popolari accessibili a tutti è per noi l'ennesimo tentativo di lottare contro una società razzista, omofobica e maschilista, di raccogliere e amplificare le storie e le voci che altrimenti andrebbero perdute. E' un modo per raccontare la vita di un giovane palestinese che subisce ogni giorno sulla sua pelle l'occupazione israeliana; per gridare insieme a uomini e donne considerati "matti" e per questo rinchiusi in ospedale; per narrare la storia di una donna, Ulrike Meinhof, una rivoluzionaria, la cui vita fu stroncata in carcere inscenando un suicidio; per denunciare la malattia e la morte degli operai della Breda di Sesto S.Giovanni come dell'Ilva di Taranto per colpa dell'amianto. Questi sono solo alcuni degli spettacoli rappresentati nelle rassegne teatrali passate, sono forti messaggi politici di denuncia, sono piccoli tentativi di creare momenti di discussione e di risvegliare in ognuno/a spirito critico.
Il teatro può essere controinformazione e cultura, può essere un
mezzo per rappresentare i conflitti che viviamo ogni giorno in prima
persona nella nostra città, sul posto di lavoro, a scuola o in
famiglia, ma anche per ricordare, rivivere e portare avanti noi
stessi/e le lotte che i popoli hanno combattuto o tutt'ora devono
combattere quotidianamente.
Da sempre la cultura e l'informazione sono state un privilegio nelle mani di pochi, e questi pochi le hanno sempre strumentalizzate ed utilizzate come parametri per giustificare la superiorità di una classe rispetto ad un'altra, per legittimare le discriminazioni e lo sfruttamento.
Per questo è importante fare iniziative culturali e organizzare
rassegne teatrali in luoghi di lotta, critica e dissenso come il Centro
Sociale Vittoria: per non accettare più acriticamente la non-cultura
propinata dai mass-media il cui scopo è mistificare le reali
ingiustizie e renderci incapaci di ribellarci al sistema, per
continuare a combattere per l'uguaglianza, l'autodeterminazione, la
libertà di essere e di lottare.
Le compagne e i compagni del C.s.a. Vittoria
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