| PAESI BASCHI: LABORATORIO EUROPEO DELLA REPRESSIONE |
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| Saturday 25 September 2010 | |
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Articolo sulla situazione politica nei Paesi Baschi
La rappresentante e avvocatessa della sinistra
indipendentista basca (Eskerra Abertzalea) Jone Goirizelaia ha lanciato
il 14 novembre 2009 a Venezia, all'interno di un incontro internazionale sul tema della pace e la risoluzione dei
conflitti, un appello alla comunità internazionale e contemporaneamente una
proposta per la risoluzione del conflitto basco al governo e alle istituzioni
spagnole e francesi.
Tale evento, che è andato in concomitanza con un analogo
appello lanciato ad Altsasua, in Navarra, ha avuto un'importanza cruciale, sia
per la dimensione internazionale dell'incontro, sia per l'apertura della
sinistra indipendentista nei confronti del dialogo, sulla scia della proposta
fatta ad Anoeta (Gipuzkoa) nel 2004.
Un dialogo che sembra non essere minimamente voluto da
parte delle istituzioni spagnole, che hanno risposto del tutto negativamente
alla proposta, che implica l'assunzione di impegni precisi per iniziare una
negoziazione che porti ad un cessate il fuoco duraturo e definitivo da parte
dell'ETA e ad un riequilibrio della situazione politica e sociale che si vive
oggi nei Paesi Baschi.
Da Madrid giungono risposte che rimandano alla non
necessità del dialogo e che trovano nella distruzione militare e totale
dell'ETA l'unica forma plausibile di soluzione, definendo da un lato l'ETA come
unica causa di un problema che può quindi risolversi solo attraverso la sua
dissoluzione, e dall’altro incrementando la repressione nei confronti dei
promotori della proposta, del movimento giovanile indipendentista e di
militanti democratici.
Non è così, secondo Jone Goirizelaia, che rappresenta più
partiti e organizzazioni all'interno della sinistra indipendentista basca;
innanzitutto il problema principale sta proprio nel mancato riconoscimento
dell'esistenza di un conflitto che investe tutta la società, dalla basca alla
spagnola, in cui è centrale il diritto all'autodeterminazione che parte della
comunità basca richiede, un diritto che è sancito dalla Carta dei Diritti
dell'uomo, ma che di fatto non è mai stato applicato, né è in previsione di
applicazione.
L'ETA è solo una delle manifestazioni più evidenti di
questa situazione, ma non di certo l'unica ed è proprio su questo, come
denunciano diversi media e associazioni nonché lo stesso portavoce di Batasuna Arnaldo Otegi, ora in
carcere, che gioca il governo spagnolo per neutralizzare completamente una
parte politica, quella della sinistra nazionalista basca, che si è più volte
dimostrata di poter produrre ed essere leader dei cambi sociali che avvengono
nella società basca e per questo si presenta come pericolosa e destabilizzante.
Vi sono altri aspetti importanti nella decifrazione di
quanto sta accadendo ora nei Paesi Baschi e sulle cui vicende cala un sostanziale
silenzio da parte della quasi totalità dei mezzi di comunicazione spagnoli,
stranieri e strettamente governativi.
Nel 1998, con il sommario 18/98, viene stabilita dalla
magistratura spagnola l'illegalizzazione dei principali strumenti di comunicazione
baschi, enti culturali e organizzazioni a forte impegno sociale legati alla
sinistra indipendentista, ciò che ha portato alla criminalizzazione di queste
istituzioni, alla loro chiusura, all'incarcerazione dei loro componenti e
all'apertura di diversi processi giudiziari, alcuni dei quali ancora in corso.
Ciò viene fatto con la gravissima accusa di appartenenza a banda armata e di
sviluppare attraverso le proprie sedi delle precise strategie dell'ETA, ipotesi
basata su una condivisione ideologica con essa di alcuni princìpi quali la
volontà di autodeterminarsi, la ricerca dell'indipendenza, la valorizzazione
della cultura basca e della sua lingua, ma non verificati metodi violenti.
Vengono ipotizzati dei vincoli mai dimostrati davanti ai
quali gli arrestati si sono sempre dichiarati estranei.
Attraverso questa ordinanza e la successiva legge sui
partiti (Ley de partidos) del 2002, sono avvenuti i seguenti fatti: nel
1998 viene chiuso il quotidiano Egin
che vendeva quasi 250.000 copie, aveva 50 pagine di tiratura media e promuoveva
un’informazione libera ed alternativa; la stamperia, la sede ed i fondi bancari
vengono sequestrati, decine di persone lasciate senza lavoro, giornalisti e
collaboratori arrestati e processati.
Successivamente vengono chiuse l’emittente radiofonica Egin Irratia, la rivista Ardi Beltza, specializzata in
giornalismo investigativo che aveva portato alla luce i traffici d’armi e di
droga della Guardia Civil e il quotidiano Egunkaria,
l’unico interamente in basco, apolitico ed indipendente, che veniva distribuito
tanto nella parte francese come in quella sotto l'amministrazione spagnola. Il
direttore e diversi giornalisti vengono arrestati e portati nelle carceri
spagnole dove riportano di aver subito gravi torture fisiche e psicologiche.
Viene illegalizata l’organizzazione Xaki che provvedeva all’assistenza sanitaria e legale ai deportati
politici e promuoveva all’estero il diritto all’autodeterminazione e la lotta
basca.
L'illegalizzazione ha toccato anche l’organizzazione
politica Ekin, la fondazione Joxemi Zumalabe per
l’attivazione dei movimenti sociali, le organizzazioni politiche giovanili Jarrai, Haika e Segi, come le
associazioni Askatasuna e Gestoras pro Amnistia che si battevano
per i diritti dei prigionieri politici e che sostenevano i loro familiari.
Viene messo sotto processo l’AEK,
che si offre, di insegnare l’euskera (la lingua basca) a persone di tutte le
età e tutte le nazionalità.
Le scuole private basche (Ikastolas) che coprono
l'istruzione primaria e secondaria, vengono definite dai politici come “fabbriche di assassini e terroristi” e
colpite più e più volte a livello mediatico; viene infine messa sotto indagine
l’assemblea dei sindaci e dei consiglieri comunali baschi Udalbiltza e diversi membri vengono arrestati.
Nel 2002 il partito della sinistra indipendentista Batasuna, che aveva un bacino di voti
che sfiorava il 15%, viene illegalizzato con la “ley de partidos” che sanziona tutti i partiti che si pongono su
posizioni contrastanti i principi costituzionali (quindi la lotta per la
propria indipendenza, la dissoluzione dell’esercito o altre idee considerate
come pericolose per la sicurezza e l'unità statale). In tal modo vengono chiuse
decine e decine di sedi, locali e bar riconducibili a Batasuna, interi municìpi
rimangono senza sindaco e senza rappresentanza, ogni lista elettorale che possa
essere classificata come indipendentista viene annullata. Sono circa 250 le
piattaforme politiche municipali che si presentano alle elezioni, tra cui AuB e Herritaren Zerrenda, ma
ogni proposta viene respinta colpendo in questa maniera una sinistra
indipendentista che in molti paesi riusciva a raccogliere addirittura punte del
65% del consenso popolare. Successivamente si sono aperti diversi processi
penali contro il quotidiano Gara,
ancora attivo, il sindacato nazionalista LAB
ed il partito politico di sinistra EHAK.
Oltre 250 persone sono coinvolte in
queste indagini e diverse sono in carcere preventivo da oltre quattro anni e in
attesa di giudizio. Diverse di queste persone hanno denunciato di aver subito
torture e confessioni forzate da violenze fisiche e psicologiche e sono molte
le lotte che vengono portate avanti al momento per denunciare e contrastare il
metodo ed il ricorso alla tortura nelle carceri spagnole, a partire da
associazioni basche fino a associazioni internazionali come Amnesty
International o Reporters Sans Frontières.
Solo l’anno scorso i casi di
tortura riportati sono stati ben 150. Tra i metodi segnalati usati negli
interrogatori dei prigionieri da parte dei poliziotti spagnoli vi sono
elettrodi, asfissia, percosse, simulazioni di esecuzioni e violenze sessuali,
solo per citarne alcuni.
Recentemente, lo scorso aprile 2009, è intervenuto a
riguardo Martin Scheinin, relatore dell'ONU per i diritti umani e la lotta al
terrorismo, che ha scritto una relazione sull'argomento, criticando la legge
sui partiti, la politica della dispersione a cui sono sottoposti prigionieri
politici e non (costretti a scontare la propria pena di media a oltre 600 km
dal proprio paese d'origine e a subire altre gravi violazioni dei diritti
umani), il sistema carcerario e le torture, oltre che la non attitudine al
dialogo e la possibiltà di ricercare e trovare soluzioni politiche e
diplomatiche al conflitto da parte del governo spagnolo.
Ha denunciato inoltre una legislazione che vincola al
terrorismo con troppa facilità pratiche che rientrano nella legalità o che
rientrerebbero nei delitti comuni, innalzando notevolmente le pene alle quali
gli accusati vengono quindi sottoposti. O ancora che la lotta al terrorismo non
può essere una scusa per restringere la libertà d'espressione o la
partecipazione elettorale, perché lascia molte persone nell'esclusione
politica, non potendo eleggere liberamente chi si desidera come proprio rappresentante
e allo stesso tempo questa esclusione può portare all'inasprimento della
violenza e a un numero di persone sempre maggiore che sceglie l'illegalità,
anziché un processo politico, per portare avanti le proprie idee.
Martin Scheinin nella sua relazione parla anche delle
foto dei prigionieri politici, normalmente esposte in bar e circoli o dai loro
familiari, motivo per il quale molte di queste realtà sono state chiuse e i
gestori incarcerati, sempre con la generica e gravissima accusa di apologia del
terrorismo, pur avendo queste foto più un valore affettivo ed umano che altro e
il fatto stesso di avere con sé o esposta in pubblico una fotografia non può
costituire reato.
La situazione negli ultimi tempi è diventata, se
possibile, ancora più drammatica, con l'incarcerazione di quanti hanno lavorato
alla costruzione del documento presentato ad Altsasua e a Venezia e a quello di
Anoeta del 2004, tra cui i maggiori leader e portavoce di Batasuna, Arnaldo
Otegi, Joseba Permach e Joseba Alvarez, che si sono aggiunti agli altri già in
stato di segregazione. Proprio l'aver presentato la proposta di pace e dialogo
ad Anoeta (il cui video si può trovare
tradotto anche in italiano su www.talkingpeace.org), molto simile
nei contenuti al nuovo documento di Altasasua, è stato giudicato dalla
magistratura come un atto di apologia del terrorismo e per questo sono stati
condannati.
Il relatore dell'Onu per i diritti umani, di nuovo in
visita in Spagna questo autunno per presentare la sua relazione, non è stato
fatto entrare nel paese.
Alcuni ragazzi alla fine del 2009 sono stati intercettati
e sequestrati da persone armate non identificate, interrogati sommariamente e
senza mandato, per poi essere rilasciati dopo alcune ore senza alcuna
imputazione a proprio carico.
Nello stesso periodo sono state svolte inoltre delle
retate che hanno coinvolto giovani dai 18 ai 27 anni accusati di appartenere
all'organizzazione giovanile politica Segi e che hanno portato alla detenzione
di trentasei persone, la più grande della storia politica dei Paesi Baschi,
detenzioni alle quali se ne sono aggiunte altre decine nei giorni successivi a
seguito dell'irruzione nella sede della Lab, uno dei maggiori sindacati baschi.
I fatti sono particolarmente inquietanti se si pensa che
tanto coloro che hanno lavorato per la costruzione di un processo politico di
pace, quanto giovani che militano in organizzazioni politiche e sociali, con
l'unica colpa quindi di essere attivi politicamente, sono stati arrestati e
incarcerati, quindi di fatto impedendo che venga costruito un qualsiasi tipo di
processo politico che porti ad un futuro diverso.
Sono state moltissime le manifestazioni a favore di
queste persone con un seguito che non si registrava in termini numerici da
molto tempo ormai, anche all'estero.
Spaventa che i giovani scompaiano, siano sottoposti ad un
regime di interrogatori e incomunicazione per giorni, che vengano sottoposti a
torture, come lamentano tutti gli arrestati, che non si possano perseguire
liberamente e politicamente le proprie idee senza che per questo si finisca in
galera per anni, che un paese viva uno dei peggiori momenti di repressione
proprio quando si sta cercando di andare in direzione contraria.
Al momento sono 762 i prigionieri politici baschi e si tratta del numero più alto da
trent'anni a questa parte, trovando solo nell'epoca della dittatura una
situazione più grave in termini numerici.
Se chi lavora nei Paesi Baschi o è coinvolto in qualsiasi
modo con l'indipendentismo, anche seguendo vie legali o vie che non ricorrono
all'uso della violenza, viene incriminato per le proprie idee in base a
congetture che lo identificano con ETA, senza ben provarlo, capiamo che il
quadro delle libertà democratiche e civili in Spagna è fortemente compromesso,
senza contare l'uso sistematico delle torture e di altri metodi coercitivi che
non riescono a trovare spazio in queste poche pagine e che lo stato nega di
usare.
I media generalmente tollerano questa situazione e anzi,
la supportano forgiando l'opinione pubblica in direzione dell''incriminazione
che identifica a priori ogni indipendentista come terrorista.
In base alla situazione sopra descritta i Paesi Baschi
sono stati definiti a più voci come un
laboratorio europeo della repressione, intendendo che si tratta di prove
tecniche per esportare certe pratiche anche negli altri paesi europei.
Ancora alcuni fatti.
Nell'aprile del 2009 il militante etarra Jon Anza,
gravemente malato, in viaggio dai Paesi Baschi francesi verso Tolosa, a bordo
di un treno che non aveva fermate intermedie, è stato sequestrato e fatto
sparire. Fonti giornalistiche hanno indicato come probabili autori del fatto
corpi di polizia spagnoli che hanno agito indipendentemente da quelli francesi,
in territorio francese. Dopo un anno di attesa il corpo di Jon Anza è stato ritrovato
in un obitorio sempre in Francia, dove sono state aperte varie inchieste, ma si
è ancora in attesa di una risposta ufficiale e definitiva che potrebbe non
arrivare mai.
Infine, ETA ha reso pubblica, tramite comunicati, la
decisione di portare avanti la lotta per l'indipendenza e la creazione di un
nuovo status sociale, affidandosi completamente alla sinistra indipendentista e
alle decisioni democratiche del popolo basco, con la rinuncia temporale alla
lotta armata e con una dichiarazione di tregua unilaterale cercando, cosi, di
favorire cosi la ricerca di una soluzione politica al conflitto.
La stessa sinistra indipendentista si è dichiarata
disponibile ad accettare l'incarico, a creare nuove alleanze, nuovi scenari basati
su un processo democratico che stanno definendo la futura nascita di un “polo soberanista” che potrebbe storicamente
portare all’alleanza di tutti i sindacati baschi (ELA LAB e altri) e di diversi
partiti (EA , ARALAR, BATASUNA)
Sempre in aprile di quest'anno è stata siglata la dichiarazione
di Bruxelles, altro fatto senza precedenti, dove finalmente viene riconosciuta
a livello europeo l'esistenza di un conflitto armato, l'ultimo in Europa, e la
necessità di porvi fine attraverso una via democratica e pacifica che coinvolga
tanto l'ETA quanto i due governi in causa, in particolare quello di Madrid.
La sinistra indipendentista sa quanto ha bisogno
dell'appoggio della comunità internazionale e vede con estremo favore ed
entusiamo una dichiarazione di questo tipo,
siglata tra i tanti da personalità e associazioni di
spicco dell'ambito politico e culturale nazionali e internazionali,tra i quali
Brian Currin, mediatore di conflitti, la fondazione Nelson Mandela, il leader
del Sinn Fein Gerry Adams, quattro premi Nobel per la pace, molti leader
politici dell'Europa comunitaria, nonché cattedratici, esponenti del mondo
della cultura e delle scienze,...
Fatto tra i più recenti,che riguarda direttamente
l'Italia, il 10 giugno sono stati arrestati a Roma tre giovani baschi, per i
quali le autorità spagnole hanno subito chiesto l'estradizione.
L'accusa è quella di far parte dell'illegalizzata
associazione Segi e quindi, di riflesso, di far parte dell'ETA. Decisione
importante, lo scorso 28 luglio i giudici del tribunale di Roma hanno rinviato l'udienza,
spostandola a settembre, e chiesto alle autorità italiane di farsi recapitare
urgentemente da quelle iberiche la documentazione originale con la quale la
Corte Suprema Spagnola nel 2007 ha deciso la messa fuori legge dell’organizzazione
giovanile basca Segi e soprattutto una documentazione che attesti di cosa sono
accusati direttamente i tre imputati.
Infatti nel materiale finora fornito alle autorità
italiane da quelle di Madrid non c’è una sola prova, nemmeno un indizio che
attesti la partecipazione di Zurine Gogenola Goitia, Fermin, Martinez Lakunza e
Artzai Santesteban Arizkuren, ad attività delittuose o violente, o che
certifichi l’adesione al movimento.
Si tratta di argomentazioni, hanno fatto notare gli
avvocati difensori, basate esclusivamente su una confusa elencazione di nomi,
fatti ed eventi, che nulla hanno a che fare con le accuse rivolte ai tre
giovani.
Nei documenti che secondo Madrid giustificherebbero una
condanna dai 6 ai 12 anni di galera infatti non c’è alcun riferimento a responsabilità
concrete da parte dei tre imputati, che proprio consci dell’inconsistenza e della
aleatorietà dell’accusa nei loro confronti hanno deciso di denunciare in Italia
la persecuzione nei loro confronti, nel giugno scorso, ponendo così fine ad un
periodo di latitanza durato parecchi mesi. da quando cioè riuscirono a sfuggire
a una retata contro decine di simpatizzanti della sinistra indipendentista che
si saldò con numerosi arresti. Oggi quindi i giudici della Corte d’Appello non
hanno potuto fare altro che rimandare la decisione sulla consegna alle autorità
spagnole agli inizi di settembre, ammesso che la magistratura spagnola possa
Non stupisce quindi, come hanno sottolineato gli avvocati
difensori fornendo una dettagliata documentazione alla corte, che da anni numerose
istituzioni internazionali, compresa l’ONU, raccomandino alla Spagna un cambiamento
di rotta radicale. E neanche stupisce che in numerosi
Per maggiori informazioni o per esprimere la propria
solidarietà, si prega di consultare il sito dei comitati di solidarietà con i
Paesi Baschi, www.ehlitalia.com.
LINKS:
www.ezkerabertzalea.info/doku/zutikeuskalherria-cas.pdf – la dichiarazione
di Bruxelles.
www.gara.net – quotidiano indipendentista in spagnolo e
euskera.
www.askatu.org - movimento pro-amnistia per i prigionieri
politici.
www.askapena.org –
sito degli internazionalisti baschi con diverse notizie in italiano
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