Ad un anno dalla morte di Carlo, quello che
era chiamato con un enfasi caricata di speranze "il movimento dei
movimenti", si approccia alla scadenza del 20 luglio a Genova con poca
carica emotiva, con un enorme senso d'impotenza e con poca "sostanza"
politica. (Luglio 2002)
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Ad un anno dalla morte di Carlo, quello che
era chiamato con un enfasi caricata di speranze "il movimento dei
movimenti", si approccia alla scadenza del 20 luglio a Genova con poca
carica emotiva, con un enorme senso d'impotenza e con poca "sostanza"
politica.
La lettura di questo dato inconfutabile ci porta ad
affermare che le "3 giornate di Genova", con ciò che è avvenuto di
magnifico e di tragico contemporaneamente, non hanno oggettivamente
saputo gettare le basi per un nuovo movimento che avesse strategie
unitarie e prospettive reali di trasformazione radicale dell'esistente.
Questo è realisticamente quello che la "fase" ci poteva permettere, ma
sicuramente troppi errori sono stati commessi e nessuno ha voluto
avviare processi critici-autocritici seri sui vari motivi (al di là di
qualche vergognosa e sfacciata lacrima di coccodrillo), ma, purtroppo,
la real politik delle esigenze di autorappresentazione e del becero
frontismo contro le destre è stato, ed è tutt'oggi, più forte di ogni
appello al confronto.
Ancora a settembre '01, probabilmente solo
sulla base dell'onda emotiva, ci trovavamo davanti alla speranza di una
nuova unità nella diversità e con un ragionamento che, speravamo di
tanti, esprimeva l'esigenza di un ancora possibile movimento con un
funzionamento a rete, basato sulla trasversalità degli interessi e
delle sensibilità, nella piena autonomia e legittimità delle diverse
componenti organizzate e con un fortissimo potenziale aggregativo per
tutti quei soggetti sparsi e spersi nei rivoli della società del
controllo totale che potevano trovare una collocazione positiva
all'interno di un ambito di confronto unitario.
Niente di tutto
questo. Questo protagonismo di massa e queste stesse speranze sono
state demolite dall'incapacità - nella migliore delle ipotesi - o dalla
non volontà - come più realistica delle ipotesi - di non essere
movimento reale dal basso ed espressione di molteplici intelligenze,
sensibilità e percorsi, ma teatrino dell'autorappresentazione e
pacchetto politico da proporre in sede istituzionale con tutte le
deviazioni e gli errori che comporta il sopravvivere e il
sovradeterminarsi sulle ceneri di un movimento.
Gli errori più
comuni li conosciamo e li abbiamo visti tutti: verticismo e
burocratizzazione, il marketing politico sovrapposto alla pratica di
percorsi reali, la supremazia della "forma" socialforum come sigla da
mantenere in vita per essere strumento di presunta unitarietà e
appropriarsi del marchio di "politically correct", il troppo spazio
dato ad aree contigue al vecchio centro-sinistra probabilmente (?) per
trovare gli equilibri e i terreni d'incontro in vista delle prossima
scalata elettorale.
E, infatti, si è sclerotizzato come ambito dove
contano più le sinergie tra i blocchi politici che le reali capacità di
mobilitazione.
Ma questo era probabilmente prevedibile. Quando si
spazia in un campo di contenuti di così assoluta genericità, quando si
da' coscientemente (e non solo come aspetto positivamente comunicativo)
una visione dello scontro di classe come disputa tra ricchi e poveri,
tra imperatori e plebe, quasi tra male e bene (per allargare la rete
dei consensi alla facciata scoutistica dell'ipotetico movimento), senza
alcuna ricerca e riflessione sui protagonisti reali dello scontro di
classe la rete si allarga, si allarga, si allarga... fino a quando le
maglie sono così larghe che tutti scappano perchè non ci si riconosce
più nessuno nè da sinistra, nè da destra (passateci questa definizione).
Ma
questo succede quando il problema è la "contaminazione" (parola che
evidenzia il contatto con qualcosa che si presuppone portatore di
malattia) e non il confronto politico anche serrato e duro tra
identità, ma più che tra le diverse identità, sulle diverse visioni e
strategie per decidere come, quando e se possibile camminare insieme ed
essere assolutamente consci di ciò che unisce realmente, sapendo anche
quello che divide, nella correttezza e nel reale e non strumentale
rispetto delle diverse opzioni.
Confronto tra speranze, visioni,
sensibilità e strategie, in relazione ad un'analisi di quelli che
dovevano essere i referenti sociali di quelle giornate e non l�insieme
delle forze politiche che si "dovevano" far aderire.
Magari
valutando che erano solo piccoli i passi da poter fare tutti insieme e
decidere con più onestà e umiltà quali sarebbero stati quelli
successivi; ma, nel frattempo, ci si dimenticava, invece, che qualcuno
così fiero della propria non violenza era responsabile della guerra
contro il popolo dell'ex Jugoslavia, e che qualcun altro, se le
elezioni avessero avuto esito diverso, sarebbe stato al posto di
berlusconi seduto al tavolo degli assassini.
Ma ancora oggi (e a noi
sembrerebbe incredibile se non sapessimo che ci sono in ballo dispute
sui problemi di rappresentanza e autocelebrazione in funzione del
prossimo social forum europeo) tutto procede come un anno fa, con la
solita finta enfasi ed elegia dei e sui movimenti.
Come se nulla
fosse successo, senza una riflessione collettiva (ma forse è proprio
questo che si vuole), senza un confronto a 360° su una realtà sociale
che in assenza della "politica" - intesa come analisi dialettica delle
contraddizioni e proposte di trasformazione radicale della società -
delega a un sindacato come la cgil, per cui esclusivamente rimandando
ad un aspetto puramente vertenziale, le soluzioni che solo una presa di
coscienza di classe può determinare in un processo di ricomposione e in
un quadro di accrescimento di forze e generalizzazione dell'antagonismo
sociale.
Ed allora la scommessa da vincere sarà come a settembre
potrà riprendere e dispiegarsi il conflitto, come ricomporre
all'interno di un unico quadro di lotta anticapitalista le varie
specificità e le mobilitazioni contro il dilagare delle politiche
neoliberiste della destra al governo, che sfondano brecce già aperte
dal centro-sinistra.
Contro la precarizzazione della vita e del
lavoro, in difesa dell'art. 18, per il diritto alla casa, alla salute,
contro la privatizzazione dell�istruzione, della sanità, per il diritto
a spazi sociali autogestiti, contro tutte le prossime guerre
imperialiste e ipotizzando, ma disposti a lottare per conquistarla, una
società altra di liberi e uguali.
Purtroppo siamo consapevoli che
Genova '02 sarà solo una scadenza, ma ci saremo lo stesso per dire
queste cose e gridare la nostra rabbia ad un anno dall'assassinio di
Carlo e gridare assassini fin quando avremo fiato in gola a fianco di
tutti le compagne e i compagni che vorranno fare lo stesso.
I COMPAGNI E LE COMPAGNE DEL C.S.A. VITTORIA
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