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Riflessioni sulle giornate del G8 PDF Stampa E-mail
Tuesday 16 July 2002
red-star.jpgAd un anno dalla morte di Carlo, quello che era chiamato con un enfasi caricata di speranze "il movimento dei movimenti", si approccia alla scadenza del 20 luglio a Genova con poca carica emotiva, con un enorme senso d'impotenza e con poca "sostanza" politica. (Luglio 2002)

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Ad un anno dalla morte di Carlo, quello che era chiamato con un enfasi caricata di speranze "il movimento dei movimenti", si approccia alla scadenza del 20 luglio a Genova con poca carica emotiva, con un enorme senso d'impotenza e con poca "sostanza" politica.
La lettura di questo dato inconfutabile ci porta ad affermare che le "3 giornate di Genova", con ciò che è avvenuto di magnifico e di tragico contemporaneamente, non hanno oggettivamente saputo gettare le basi per un nuovo movimento che avesse strategie unitarie e prospettive reali di trasformazione radicale dell'esistente.
Questo è realisticamente quello che la "fase" ci poteva permettere, ma sicuramente troppi errori sono stati commessi e nessuno ha voluto avviare processi critici-autocritici seri sui vari motivi (al di là di qualche vergognosa e sfacciata lacrima di coccodrillo), ma, purtroppo, la real politik delle esigenze di autorappresentazione e del becero frontismo contro le destre è stato, ed è tutt'oggi, più forte di ogni appello al confronto.
Ancora a settembre '01, probabilmente solo sulla base dell'onda emotiva, ci trovavamo davanti alla speranza di una nuova unità nella diversità e con un ragionamento che, speravamo di tanti, esprimeva l'esigenza di un ancora possibile movimento con un funzionamento a rete, basato sulla trasversalità degli interessi e delle sensibilità, nella piena autonomia e legittimità delle diverse componenti organizzate e con un fortissimo potenziale aggregativo per tutti quei soggetti sparsi e spersi nei rivoli della società del controllo totale che potevano trovare una collocazione positiva all'interno di un ambito di confronto unitario.
Niente di tutto questo. Questo protagonismo di massa e queste stesse speranze sono state demolite dall'incapacità - nella migliore delle ipotesi - o dalla non volontà - come più realistica delle ipotesi - di non essere movimento reale dal basso ed espressione di molteplici intelligenze, sensibilità e percorsi, ma teatrino dell'autorappresentazione e pacchetto politico da proporre in sede istituzionale con tutte le deviazioni e gli errori che comporta il sopravvivere e il sovradeterminarsi sulle ceneri di un movimento.
Gli errori più comuni li conosciamo e li abbiamo visti tutti: verticismo e burocratizzazione, il marketing politico sovrapposto alla pratica di percorsi reali, la supremazia della "forma" socialforum come sigla da mantenere in vita per essere strumento di presunta unitarietà e appropriarsi del marchio di "politically correct", il troppo spazio dato ad aree contigue al vecchio centro-sinistra probabilmente (?) per trovare gli equilibri e i terreni d'incontro in vista delle prossima scalata elettorale.
E, infatti, si è sclerotizzato come ambito dove contano più le sinergie tra i blocchi politici che le reali capacità di mobilitazione.
Ma questo era probabilmente prevedibile. Quando si spazia in un campo di contenuti di così assoluta genericità, quando si da' coscientemente (e non solo come aspetto positivamente comunicativo) una visione dello scontro di classe come disputa tra ricchi e poveri, tra imperatori e plebe, quasi tra male e bene (per allargare la rete dei consensi alla facciata scoutistica dell'ipotetico movimento), senza alcuna ricerca e riflessione sui protagonisti reali dello scontro di classe la rete si allarga, si allarga, si allarga... fino a quando le maglie sono così larghe che tutti scappano perchè non ci si riconosce più nessuno nè da sinistra, nè da destra (passateci questa definizione).
Ma questo succede quando il problema è la "contaminazione" (parola che evidenzia il contatto con qualcosa che si presuppone portatore di malattia) e non il confronto politico anche serrato e duro tra identità, ma più che tra le diverse identità, sulle diverse visioni e strategie per decidere come, quando e se possibile camminare insieme ed essere assolutamente consci di ciò che unisce realmente, sapendo anche quello che divide, nella correttezza e nel reale e non strumentale rispetto delle diverse opzioni.
Confronto tra speranze, visioni, sensibilità e strategie, in relazione ad un'analisi di quelli che dovevano essere i referenti sociali di quelle giornate e non l�insieme delle forze politiche che si "dovevano" far aderire.
Magari valutando che erano solo piccoli i passi da poter fare tutti insieme e decidere con più onestà e umiltà quali sarebbero stati quelli successivi; ma, nel frattempo, ci si dimenticava, invece, che qualcuno così fiero della propria non violenza era responsabile della guerra contro il popolo dell'ex Jugoslavia, e che qualcun altro, se le elezioni avessero avuto esito diverso, sarebbe stato al posto di berlusconi seduto al tavolo degli assassini.
Ma ancora oggi (e a noi sembrerebbe incredibile se non sapessimo che ci sono in ballo dispute sui problemi di rappresentanza e autocelebrazione in funzione del prossimo social forum europeo) tutto procede come un anno fa, con la solita finta enfasi ed elegia dei e sui movimenti.
Come se nulla fosse successo, senza una riflessione collettiva (ma forse è proprio questo che si vuole), senza un confronto a 360° su una realtà sociale che in assenza della "politica" - intesa come analisi dialettica delle contraddizioni e proposte di trasformazione radicale della società - delega a un sindacato come la cgil, per cui esclusivamente rimandando ad un aspetto puramente vertenziale, le soluzioni che solo una presa di coscienza di classe può determinare in un processo di ricomposione e in un quadro di accrescimento di forze e generalizzazione dell'antagonismo sociale.
Ed allora la scommessa da vincere sarà come a settembre potrà riprendere e dispiegarsi il conflitto, come ricomporre all'interno di un unico quadro di lotta anticapitalista le varie specificità e le mobilitazioni contro il dilagare delle politiche neoliberiste della destra al governo, che sfondano brecce già aperte dal centro-sinistra.
Contro la precarizzazione della vita e del lavoro, in difesa dell'art. 18, per il diritto alla casa, alla salute, contro la privatizzazione dell�istruzione, della sanità, per il diritto a spazi sociali autogestiti, contro tutte le prossime guerre imperialiste e ipotizzando, ma disposti a lottare per conquistarla, una società altra di liberi e uguali.
Purtroppo siamo consapevoli che Genova '02 sarà solo una scadenza, ma ci saremo lo stesso per dire queste cose e gridare la nostra rabbia ad un anno dall'assassinio di Carlo e gridare assassini fin quando avremo fiato in gola a fianco di tutti le compagne e i compagni che vorranno fare lo stesso.

I COMPAGNI E LE COMPAGNE DEL C.S.A. VITTORIA

 
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