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Carlo vive e lotta insieme a noi! PDF Stampa E-mail
Thursday 02 August 2001
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Le vostre pallottole non fermeranno le nostre ragioni!
La grande scommessa per questo movimento di cui nessuno oggi ha le chiavi interpretative, è che , in questo scenario che si riapre, si possa andare a collocare su un piano di incompatibilità anticapitalista,.rifiutando la subordinazione alle tesi del riformismo istituzionale, aprendo un fronte ampio di riflessioni e lotte dove ogni soggetto sociale possa trovare le condizioni per una ricomposizione e una moltiplicazione di forze per un progetto di trasformazione radicale dell'esistente. 
 
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Dopo 24 anni in Italia, dalla morte di Giorgiana Masi, si torna a morire in piazza, una morte assurda e gratuita, che ci lascia senza parole e che non da' spazio a commenti. Ma Carlo Giuliani non è morto per colpa di un carabiniere inesperto e preso dal panico, Carlo è morto perchè il governo Berlusconi, i media, le forze del disordine hanno cercato e determinato le condizioni perchè alla fine in piazza a Genova ci fosse il morto..

Hanno alimentato le fiamme giù accese della tensione, della provocazione e dell'aggressione. La campagna di provocazione orchestrata da oltre due mesi nei confronti del movimento è stata una campagna criminale, a suon di allarmi, a partire dal presunto sangue infetto da lanciare sui poliziotti alle 200 bare ordinate per gli obitori genovesi, dai tiratori scelti sui tetti al sequestro di poliziotti e il loro utilizzo come scudi umani, dai pacchi bomba alle contraeree, ed è questa campagna che ha portato alla morte di Carlo.

Si è cercato fino all'ultimo giorno di fare in modo che a Genova sfilasse un movimento diviso, frantumato e poco numeroso, l'operazione è fallita e a Genova eravamo 300.000 per dire no alla violenza della globalizzazione, del capitalismo, dell'imperialismo e dello Stato. Questo è stato uno schiaffo in faccia a chi credeva di poter riuscire a zittire questo movimento,ancora nascente, probabilmente ancora immaturo e fragile ma capace di dare uno schiaffo in faccia al pensiero unico del "nuovo" liberismo internazionale che ormai imperversa in tutto il pianeta e che uccide giorno dopo giorno vite umane per fame, per lavoro, per repressione.Uno schiaffo in faccia ai potenti della terra che non avevano ancora messo in conto dopo il crollo del muro e la tanto evocata morte delle ideologie una possibilità di opposizione a queste politiche assassine.

Ed è per questo che è scattata la repressione più violenta, una deliberata aggressione fisica nei confronti di tutto questo movimento, un'operazione non improvvisata ma preparata a tavolino, un'operazione che nulla ha da invidiare a quelle studiate sui libri della Germania nazista e che non ha causato un morto per un incidente ma che per fortuna e per caso non ne ha lasciati molti di più sulle strade e nelle caserme di Genova; perchè non è solo in piazza Alimonda che si è sparato ma l'uso delle armi è stato generalizzato contro i numerosi spezzoni in cui il corteo si è purtroppo diviso.

Certo non va dimenticata per questo movimento nascente una pagina di forte e dura autocritica: per i diffusi atteggiamenti assunti di continuo appiattimento a destra come risposta agli attacchi delle istituzioni, per la mancanza di confronto interno/esterno sui contenuti privilegiando al contrario una continua e assillante riflessione solo sulle forme che la piazza avrebbe assunto e su quello che in quella piazza non avrebbe dovuto accadere, per le inaccettabili dissociazioni e prese di distanza su scelte di autodifesa del corteo in una catena di scaricabarile e chiusura a sinistra. Una politica che ha solo fatto il gioco di chi voleva disarmare e distruggere politicamente il movimento .

Ora a dar retta ai media e all'esternazioni di qualche pacifista pacificato, pare che tutte le responsabilità degli scontri siano attribuibili ai non meglio definibili black block , ma la risibilità di questa tesi è ampiamente dimostrata dai fatti e dal fallimento di ogni tipo di concertazione sulla gestione della piazza da qualcuno caldamente auspicata.

Adesso assistiamo al triste gioco del dopo tragedia, da un lato un governo da paese sudamericano che nega l'evidenza e che a sua volta si scarica questa patata bollente dal capo del governo al ministro degli interni al capo della polizia fino ai singoli sbirri, quando è evidente che i fatti di Genova erano stati accuratamente preparati e pianificati dai piani alti del governo stesso�

Dall'altro lato assistiamo ai goffi tentativi di quella che una volta era la cosidetta sinistra istituzionale, di cavalcare questo movimento che ha chiaramente espresso radicalità e rottura non solo contro questo governo ma contro un liberismo che è oggi selvaggio e brutale ma che ieri veniva avallato dal centro-sinistra stesso con l'introduzione della flessibilità e della precarizzazione del lavoro, con la costruzione dei campi-lager per i migranti, fino alla criminale guerra dell'imperialismo occidentale nel Kosovo.

Genova ha rappresentato una prova di forza, un avvertimento per chiunque d'ora in poi cercherà di opporsi alla politica del liberismo selvaggio, alla politica del privilegio per pochi, alla politica dell'attacco alle ormai minime garanzie sociali rimaste a tutela delle classi sfruttate.

Genova è stata un passaggio e un avvertimento, la cui partita centrale si giocherà a partire da settembre in uno scenario in cui si stanno riaffacciando forme reali di conflitto di classe, quando le lotte per le scadenze contrattuali, per le rivendicazioni dei diritti, dal reddito alla casa, all'istruzione e al diritto di circolazione per tutti i migranti si riapriranno di fronte a un governo che ha già messo in chiaro la strada che percorrerà: privatizzazione, precarizzazione, militarizzazione.

La grande scommessa per questo movimento di cui nessuno oggi ha le chiavi interpretative, è che , in questo scenario che si riapre, si possa andare a collocare su un piano di incompatibilità anticapitalista,.rifiutando la subordinazione alle tesi del riformismo istituzionale, aprendo un fronte ampio di riflessioni e lotte dove ogni soggetto sociale possa trovare le condizioni per una ricomposizione e una moltiplicazione di forze per un progetto di trasformazione radicale dell'esistente.



CARLO VIVE E LOTTA INSIEME A NOI


CENTRO SOCIALE AUTOGESTITO VITTORIA
 
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