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NO ALLA SPORCA GUERRA USA! PDF Stampa E-mail
Tuesday 04 February 2003

 

FERMARE LA GUERRA DEVE ESSERE UN OBIETTIVO DI TUTTI!

 

Perchè gli USA vogliono imporre il loro controllo politico e militare, direttamente o attraverso governi fantoccio, sui giacimenti petroliferi irakeni al secondo posto, a livello mondiale, per quantità e facilità di estrazione.
Perchè gli USA, dopo l'11 settembre, vogliono sottolineare il loro ruolo di comando e di gendarme del mondo e, con la scusa della lotta al terrorismo, ridefinire il loro controllo su aree fondamentali dal punto di vista politico-militare o delle fonti energetiche (Afghanistan: passaggi gasdotti/oleodotti; Irak: petrolio; Palestina: sostegno ad Israele per il controllo dell�intera area mediorientale).
Perchè il governo USA ha bisogno di questa guerra per rilanciare la propria economia in una fase di forte crisi economica (crollo dei colossi Worldcom ed Enron).
Perchè gli USA vogliono dare un chiaro messaggio di strapotere anche al nuovo polo economico politico europeo, oltre a quello russo e cinese con i quali la "guerra" si sta già combattendo oggi sul piano economico (aumento dei dazi doganali, blocco delle importazioni, ecc...).
Perchè le guerre imperialiste hanno molti nomi, UMANITARIA per il centro sinistra, PREVENTIVA o di LIBERTA' DURATURA per il centro destra; ma a pagare i costi di queste aggressioni sono i popoli del mondo che subiscono stragi, morte e fame da una parte, e sacrifici economici per le spese militari dall'altra.
Perchè il popolo irakeno ha già pagato all'arroganza USA e agli alleati europei, tra cui l'Italia, un altissimo tributo di sangue con 500.000 morti nel conflitto del 1991 e più di 1.500.000, soprattutto bambini ed anziani, per il criminale embargo in vigore.
Perchè il risvolto locale di questa guerra globalizzata al "terrorismo" è una guerra dichiarata ai diritti dei popoli con le politiche neoliberiste che saccheggiano le tasche dei lavoratori, con la precarizzazione del mercato del lavoro; con le privatizzazioni di sanità, scuola e pensioni; con i licenziamenti (la Fiat è solo l'inizio); con un attacco frontale ai diritti e alle poche libertà fino ad oggi garantite (art. 18, diritto di sciopero, ecc.); con il restringimento della libertà di circolazione (legge razzista Bossi Fini) e con l'inasprimento dei livelli repressivi sia dal punto di vista legislativo sia nella quotidianità di denunce, sgomberi, arresti per i militanti dell'autorganizzazione sociale e sindacale.

 
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