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L’unico vero terrorista č l’imperialismo PDF Stampa E-mail
Wednesday 07 January 2009
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Contro l’aggressione sionista  
Al fianco dei popoli che resistono
Palestina Libera Palestina Rossa

 

 

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L’infame aggressione di Israele è sotto gli occhi di tutti. Da giorni l’esercito israeliano bombarda da cielo e da terra la popolazione palestinese a Gaza: ad oggi i morti sono oltre 600 e migliaia i feriti. E la situazione è ancor più aggravata dall’uso di armi non convenzionali quali le bombe al fosforo.

 

Da sessanta anni esiste lo stato di Israele e per tutto questo periodo esso ha significato guerra, milioni tra morti e profughi e la continua e inesorabile destabilizzazione del medio oriente. Il progetto sionista di costruire uno stato per la sola popolazione ebraica è non solo discriminatoria nei confronti del mondo arabo (semita) dell’area ma anche persecutoria e mortale per la popolazione palestinese, che subisce dal ‘47 una progressiva espulsione dai propri territori. Anche l’ultima tregua, (scaduta a metà dicembre) 2008, è stata per i palestinesi solo sinonimo di fame, morte (decine di persone uccise dall’esercito israeliano) e ulteriore chiusura in una prigione a cielo aperto. A inasprire questo contesto, alcuni paesi arabi, in particolare l’Egitto, hanno avuto un ruolo centrale completando la chiusura delle mura del carcere e l’annientamento dell’economia primaria (beni di prima necessità) nella striscia di Gaza. D’altronde i cosiddetti “accordi di pace” (da Oslo ad Annapolis) hanno solo contribuito alla ulteriore limitazione dei diritti e degli spazi politici della causa palestinese, ad esempio omettendo il diritto al ritorno dei profughi.

 

Israele rimane impunita di fronte ai suoi crimini. La situazione internazionale ad oggi è fatta di formali richieste di cessate il fuoco verso entrambe le parti, come se non ci fosse un unico e chiaro aggressore,  e celando così la volontà di lasciare fare per poi intervenire sostanzialmente solo a lavoro compiuto. La conferma di ciò si ha nell’atteggiamento degli Usa che, come sempre, danno il loro beneplacito bloccando le mozioni del consiglio di sicurezza dell’Onu ponendo il veto per poi ipocritamente (scegliere il momento di) chiedere la cessazione delle ostilità. 

Anche Obama, prossimo presidente degli Stati Uniti, rimane prudentemente in disparte sia per non interferire con l’attuale politica estera Usa sia segnando il passo di ciò che sarà la prossima presidenza ossia guerra ed appoggio ad Israele.

 

Oggi come sempre le ragioni dell’attacco israeliano sono dettate, oltre che dal favore internazionale, dalla crisi economica (si registrano, tra l’altro,  importanti impennate della borsa di Tel Aviv dall’inizio dell’aggressione) e dalla crisi politica interna: il governo di Olmert è risultato più volte debole e incapace nel risolvere le difficoltà economiche intestine e le tensioni con i paesi vicini. La stessa aggressione del Libano di due anni fa è risultata fallimentare in seguito alla risposta della resistenza libanese ed Israele ha dovuto usufruire dell’aiuto delle forze internazionali per tutelare i propri confini. Inoltre si avvicinano le elezioni e la competizione tra Olmert, Barak e la Livni si gioca anche sull’attuale aggressione alla striscia di Gaza.

L’intento finale di Israele rimane comunque quello di ribadire la propria supremazia nell’area e andare al prossimo tavolo di trattative con l’unico ambiguo interlocutore Abu Mazen, (rappresentante del partito moderato e corrotto Al Fatah, lasciando fuori dalle trattative il movimento maggioritaria di Hamas nonché le forze progressiste come FPLP)  e avendo ottenuto ancora più terreno fisico e politico a discapito dei palestinesi.

 

Di fronte all’aggressione sionista, coperta dalla complicità della stampa internazionale, la popolazione palestinese resiste e importanti manifestazioni di solidarietà arrivano dai popoli dei paesi arabi e da molte città europee come Londra, Parigi e varie città italiane. Occorre esprimere continuamente l’appoggio alla resistenza, senza se e senza ma, attraverso cortei e momenti unitari tra tutte le forze solidali con la causa palestinese, occorre  proporre e appoggiare le iniziative per l’autodeterminazione del popolo palestinese. Ma siamo altrettanto convinti che l’unica soluzione possibile sia uno stato UNICO per due popoli che si basi sui principi di giustizia sociale e di uguaglianza, come esprimono settori importanti del popolo palestinese e organizzazioni laiche e rivoluzionarie che da anni lottano in Palestina e nel Medioriente. Per questo crediamo sia essenziale ribadire fin da subito il diritto al ritorno dei profughi, vita, terra e libertà  per popolo palestinese.

 

Contro l’aggressione sionista
Contro l’imperialismo
Al fianco dei popoli che resistono
Palestina Libera Palestina Rossa!

 

 
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