| CORTEO A VICENZA |
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| mercoledì 01 luglio 2009 | |
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Sabato 4 luglio 2009 il presidio permanente ”No dal Molin” ha indetto una giornata di mobilitazione contro l’allargamento della preesistente base U.S.A. nei pressi dell’aereoporto Dal Molin di Vicenza e quindi per protestare contro chi vuole utilizzare l’Italia come base di partenza per incursioni e bombardamenti, nonché contro un progetto che stravolgerebbe l’ambiente, il rapporto con il territorio e la vita di migliaia di uomini e donne.
Questo corteo fa parte del percorso nazionale
di protesta per la vetrina guerrafondaia e terrorista dei grandi del mondo al
G8 che si terrà all’Aquila il 10 luglio.
Come compagni e compagne del C.S.A. Vittoria parteciperemo al corteo perché crediamo sia importante sostenere una lotta concreta e radicata nel territorio contro lo strapotere dell’imperialismo U.S.A. in accordo con le scelte dei governi Prodi ieri e Berlusconi oggi.
Ma scendere in piazza sabato 4 luglio vuol
dire soprattutto schierarsi senza alcuna ambiguità contro i venti di guerra che
arrivano dal medio oriente a causa dell’aggressione imperialista occidentale
contro le popolazioni arabe, aggressioni che si stanno intensificando e
generalizzando al di là delle dichiarazioni di pace fatte del neo-eletto
presidente statunitense Obama. Il promesso disimpegno dall’Iraq delle truppe statunitensi, è solo il presupposto per un incremento della pressione militare e dell’occupazione dell’Afghanistan, come elemento di “stabilizzazione” e controllo di un’area fondamentale dal punto di vista geo-politico.
Il governo italiano, per poter aspirare anche solo a una piccola parte degli enormi investimenti per la ricostruzione dei paesi distrutti dai bombardamenti delle potenze imperialiste più aggressive U.S.A. e Inghilterra (in un binomio criminale: distruzione/ricostruzione gestito dalle stesse mani), è sempre più coinvolto in azioni di guerra con morti tra la popolazione civile e ha, in questi giorni, promesso un aumento di forze militari da inviare al più presto in Afghanistan anche per recuperare quote del consenso perso dopo il passaggio di consegne da Bush a Obama.
Del resto la costruzione delle 300 dighe, che proveranno a cancellare definitivamente il popolo kurdo, è possibile grazie all’intervento di banche italiane, l’industria nazionale degli armamenti prospera con la vendita di armi in tutto il mondo, la nostra Confindustria e Finmeccanica premono per un’attenta presenza in ogni tragedia dove si possa auspicare una remunerativa ricostruzione…
Perché le guerre imperialiste hanno molti nomi: umanitaria o di peace keeping per il centro sinistra che ha dislocato truppe e logistica in Libano per proteggere gli interessi sionisti dello stato di Israele; o di subordinazione alle campagne di aggressione preventiva o di “enduring freedom” per il centro destra, ma a pagarne i costi sono comunque i popoli del mondo che subiscono stragi, morte e fame, da una parte, e sacrifici economici per le spese militari dall'altra.
Essere oggi in piazza con il popolo “No Dal
Molin” vuol dire provare a ostacolare la macchina da guerra imperialista, vuol
dire sostenere con ogni mezzo necessario ogni forma di contrapposizione
all’occupazione militare U.S.A. in Italia, e per dare un segnale forte,
determinato, e di massa a chi pensa di poter calpestare impunemente i bisogni,
le aspirazioni e le vite delle migliaia di uomini e donne che vivono in quel
territorio.
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