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TRASFORMIAMO LA SOLIDARIETA' IN CONFLITTO PDF Stampa E-mail
Friday 19 September 2008

L'unica vera lotta antirazzista è la lotta di classe contro lo sfruttamento!

abba.jpgPer la costruzione di un movimento antirazzista reale che, partendo dai quartieri e dai singoli luoghi di lavoro, riesca a superare le strumentali divisioni tra lavoratori italiani e stranieri per lottare uniti contro la comune precarietà, insicurezza ed il generalizzato attacco ai diritti.

La dolorosa morte di Abdul non è affatto casuale né, come si sono affrettati a dichiarare esponenti dei due schieramenti, il tragico epilogo di una rissa da strada o, come affermato dalla magistratura, un semplice omicidio aggravato da “futili motivi”.

La morte di Abdul, come quella di molte altri uomini e donne immigrate che non trovano sempre spazio sui giornali o nella nostra memoria, è frutto del progressivo decadimento della nostra società, della totale degenerazione dei rapporti sociali e della rottura dei vincoli solidaristici, della crescente intolleranza nella città di Milano e in un'Italia avvinta ormai inesorabilmente da politiche securitarie sempre più invasive e razziste.

E' la medesima retorica sicuritaria, oggetto privilegiato dell'ultima campagna elettorale indifferentemente per centrodestra e centrosinistra, in nome della quale è stato schierato l'esercito nei nostri quartieri, vengono prese le impronte ai rom residenti nei nostri comuni, vengono criminalizzate le “schiave del sesso” con la reintroduzione del reato penale di prostituzione e ogni discorso xenofobo viene sdoganato e incluso nel dibattito politico. Ed è sempre la stessa retorica che, in provincia di Varese, arma il figlio del titolare e uccide un ragazzo egiziano che aveva osato chiedere il proprio salario. Tutti questi episodi rivelano i nodi che legano la presunta ricerca di sicurezza al mantenimento inalterato degli attuali rapporti sociali e di classe che costituisce il terreno fecondo, data l'estrema frammentazione e il livello di precarietà della vita e del lavoro raggiunto, per chi scientemente crea nemici artefatti e identifica capri espiatori per coprire le enormi ingiustizie sociali e i reali problemi economici e politici nascondendo i veri colpevoli. L'immigrato, il “negro” (seppur di nazionalità italiana) diventano, quindi, il soggetto ideale da criminalizzare o “utili invasori” da sfruttare per mantenere alti i profitti di un’economia in profonda crisi. In ciò favoriti da una condizione di estrema ricattabilità determinata da politiche migratorie di sostanziale dosaggio centellinato dei diritti di cittadinanza che costringe, di fatto, gli immigrati ad accettare qualsiasi forma di integrazione economica a qualsiasi condizione di lavoro, purché possa offrire qualche prospettiva di inclusione e sia sufficiente, seppur nel breve periodo, ad evitare l’espulsione. La giusta opposizione alle politiche sicuritarie, la denuncia necessaria di ogni forma di razzismo e xenofobia, l'intolleranza nei confronti dell'aperto recupero dell'ideologia fascista (ricordiamo la recente autorizzazione concessa dal comune di Milano per l'apertura del covo nazifascista di “cuore nero” e l’apologia di fascismo fatta da La Russa, Alemanno e dall’organizzazione giovanile di AN) non possono che rientrare quindi nel più generale alveo della lotta anticapitalista per il superamento degli attuali rapporti di classe.E' questa la denuncia che intendiamo portare oggi in piazza, politicamente distanti dalla strumentale indignazione di chi tenta sull'antirazzismo improbabili rimonte elettorali, coerenti con i percorsi che quotidianamente pratichiamo sui terreni del conflitto capitale/lavoro, contro le guerre imperialiste e per la solidarietà internazionalista, per fermare l'onnipresente sessismo troppe volte sottovalutato e per un antirazzismo posto in un quadro di assoluta incompatibilità politica, economica, culturale e sociale con gli attuali rapporti di produzione.Per la costruzione di un movimento antirazzista reale che, partendo dai quartieri e dai singoli luoghi di lavoro, riesca a superare le strumentali divisioni tra lavoratori italiani e stranieri per lottare uniti contro la comune precarietà, insicurezza ed il generalizzato attacco ai diritti.
 
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