12 DICEMBRE '69
mercoledì 13 dicembre 2006
antifascismo_image.jpgLA STRAGE E' DI STATO!
CHI NON HA MEMORIA
NON HA FUTURO!
 
IL 12 DICEMBRE 1969 UN'ORGANIZZAZIONE FASCISTA, CON LA COPERTURA DEI SERVIZI SEGRETI ITALIANI E U.S.A., MISE UNA BOMBA ALLA BANCA NAZIONALE DELL'AGRICOLTURA DI PIAZZA FONTANA CAUSANDO 16 MORTI TENTANDO DI SCARICARNE LE RESPONSABILITA' SUGLI ANARCHICI, CON IL LINCIAGGIO DI VALPREDA E L'UCCISIONE DI PINELLI.
 
La strage è di stato!
Questo hanno subito gridato le migliaia di lavoratori, di studenti, di donne e di giovani che scesero in piazza per denunciare la strategia assassina del capitalismo italiano che utilizzava la manovalanza fascista per seminare terrore e morte.
Questa fu la prima di una purtroppo lunga serie di stragi criminali che provocarono decine di morti causate da attentati fascisti con bombe su treni e piazze. Questa fu la "STRATEGIA DELLA TENSIONE" che ha rappresentato la criminale risposta del padronato italiano alle lotte dei lavoratori e degli studenti per condizioni di vita, di lavoro e di studio radicalmente diverse.
Le grandi lotte di massa che parlavano di uguaglianza e di libertà avevano spaventato il padronato italiano che usò il terrorismo, lo stragismo fascista e i tentativi di colpo di stato per ingabbiare questa fortissima volontà di cambiamento radicale.

E OGGI?
Quei diritti che il movimento operaio, studentesco e femminile allora conquistò - e che le stragi volevano bloccare - sono ancora sotto tiro. I diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, in quella che allora era la fabbrica e oggi è il precariato istituzionalizzato e diffuso, l'autodeterminazione delle donne, il diritto a una scuola, a una salute, a una previdenza, a un reddito sono per il capitalismo dei lussi e dei privilegi che non si può permettere.
Da allora ad oggi la struttura economica e sociale della società italiana si è fortemente modificata dal punto di vista dell'organizzazione del lavoro, ma certamente quello che è rimasto invariato è il modo di produzione basato sulla divisione in classi e sullo sfruttamento dell'uomo sull'uomo.
In questo senso non è stato sicuramente abbattuto il mostro - il capitalismo - che ha generato quello stragismo criminale e la volontà di annientamento di ogni opposizione sociale, che poteva ieri e potrebbe oggi mettere in discussione il profitto ed il potere delle classi dominanti. Potere garantito da una tragica continuità nelle politiche economiche che hanno sempre contraddistinto le "diverse" coalizioni al governo (di centrodestra o di centrosinistra).

Lo stragismo e il golpismo fascista non sono certamente oggi all'ordine del giorno, ma sperimentiamo in diversi momenti una sorta di "democrazia autoritaria" che usa il controllo sociale, nelle sue mille forme, per tentare di fagocitare e inglobare ogni spinta, anche culturale, di trasformazione dell'esistente in maniera tale che nessuno possa mai disturbare i grandi manovratori che gestiscono le leve dell'accumulazione del profitto.
Una "democrazia autoritaria" che usa indifferentemente sospensione del diritto (come a Napoli nel marzo 2001 e a Genova nel luglio 2001), concertazione, repressione poliziesca, manganello, manovre dei servizi segreti e carcere.
Ma anche un sottile terrorismo mediatico, una politica di intenzionale abbassamento dei livelli culturali, con una proposta assordante di modelli comportamentali e di abbrutimento del senso comune che produce servi consenzienti,alienati e coscientemente proni al sistema dominante e che vuole omologare soggetti e classi a indistinti consumatori passivi, incapaci di scelte e progetti politici consapevoli e antagonisti.
E' in questo quadro di "democrazia autoritaria" che riemergono i ripetuti e sfacciati tentativi di revisionismo storico, di giustificazione e glorificazione del regime di Mussolini, le riprese di aggressioni e intimidazioni neofasciste e xenofobe, del processo alla Resistenza, dell'apologia del colonialismo e del razzismo.
Nel clima della guerra infinita targata U.S.A tornano a farla da padrona il nazionalismo e il militarismo - alimentati dal mito degli italiani "brava gente" e delle missioni di guerra, contrabbandate come umanitarie - , l'incremento delle spese militari - sancito anche dalla finanziaria di Prodi - e la subordinazione all'amico americano.
Ed è per questo che non crediamo abbiano senso gli ipocriti riti istituzionali che ricordano la strage di piazza Fontana, che ci dicono che ora c'è finalmente la democrazia, che finalmente il pericolo è passato, quando nessuno dei mandanti politici e degli esecutori ha pagato il minimo prezzo per quella strage e per le altre che seguirono; quando dopo 3 giorni da quella strage, il ferroviere anarchico Giuseppe Pinelli fu gettato fuori da una finestra della questura di Milano per accreditare la pista anarchica e per poter permettere ai poteri forti di gridare che ci voleva più ordine, più repressione per instaurare un regime più autoritario.

Ed è per questo che noi siamo, ieri come oggi, contro il fascismo e qualsiasi identità possa esso assumere, ma anche contro ogni nuova forma di autoritarismo, militarismo, razzismo, sessismo in quanto strumenti repressivi di ogni lotta contro la precarietà e lo sfruttamento di classe.
Ed è per questo che a distanza di 37 anni da quella strage siamo oggi ancora in piazza per denunciare l'inizio di quella "strategia della tensione", ribadendo con forza che le cause che hanno determinato fascismo e terrorismo di stato non sono estinte e che chi non ha memoria storica non può pensare di costruire un proprio futuro, per una trasformazione radicale dell'esistente e per l'affermazione di una società di liberi e di eguali.