| ASSEMBLEA CONTRO LA PRECARIETA' |
| giovedì 25 ottobre 2007 | |
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ORGANIZZIAMO ANCHE A MILANO UN CORTEO PER LO SCIOPERO GENERALE! PER UN COORDINAMENTO STABILE E DURATURO!
ASSEMBLEA CONTRO LA PRECARIETA’
25 OTTOBRE ORE 21.30 PRESSO IL C.S.A. VITTORIA:ORGANIZZIAMO ANCHE A MILANO
LO SCIOPERO GENERALIZZATO NAZIONALE DEL 9 NOVEMBRE
Le assemblee tenutesi a Roma il 12 settembre e il 7 ottobre di
quest’anno sono stati i primi passaggi fondamentali perché a livello nazionale
tutte le realtà, centri sociali, reti, associazioni, gruppi di lavoratori, si
prendessero carico di costruire e rilanciare un movimento di lotta contro la
precarietà, ma non solo, a partire dall’organizzazione di uno sciopero generale
di massa del 9 novembre, che coinvolga il maggior numero di lavoratori,
precari, studenti, immigrati.
Ogni percorso di lotta per essere realmente unitario e plurale,
incisivo e partecipato, necessita di un radicamento e di una spinta locali, e
una città come Milano è sicuramente uno dei luoghi in cui la ristrutturazione
del sistema capitalistico si fa più evidente, con la dismissione delle grandi
fabbriche e la trasformazione e atomizzazione dei rapporti di lavoro, ora per
larga parte precari e cosiddetti atipici.
E’ dunque per noi fondamentale riaprire a Milano spazi di
dibattito e di confronto, rilanciare momenti di rielaborazione politica e di
critica dell’esistente, contro la precarietà, contro l’aumento delle spese
militari previsto nell’ultima finanziaria, per delle pensioni realmente
dignitose, per una scuola e un’università pubbliche, laiche e pluraliste,
contro securitarismo e razzismo.
Vogliamo costruire una nuova sinistra anticapitalista e
anticoncertativa che, restituendo la giusta importanza ai fischi dei
metalmeccanici contro il protocollo del 23 luglio, rifuggendo le deleghe, trovi
la capacità di rappresentare un’attrazione e un punto di riferimento per larghi
movimenti di massa, lavorando su elementi di ricomposizione sociale tra chi è
disperso nei mille rivoli della produzione capitalista, costruendo cosi forme
ampie di vertenzialità sociale all’interno di un progetto di trasformazione
radicale dell’esistente.
Invitiamo quindi tutti i lavoratori, gli studenti e ogni realtà
che si voglia porre all’interno di questo grande progetto collettivo a
partecipare Giovedì 25 ottobre alle 21.30 all’assemblea metropolitana che si
terrà al c.s.a. Vittoria, prima tappa fondamentale e indispensabile per
confrontare linguaggi e comportamenti e per lanciare altri momenti collettivi
che precedano la giornata del 9 novembre, e che contribuiscano a rendere lo
sciopero realmente generalizzato. Facciamo nostro e riproponiamo a tutte le realtà di Milano l’appello di indizione dell’assemblea tenutasi a Roma il 7 ottobre di quest’anno:
Questa assemblea nasce dentro il percorso che sindacati di base,
centri sociali, reti e associazioni, partiti e organizzazioni politiche hanno
compiuto insieme in particolare nella importante manifestazione del 9 giugno
contro la presenza in Italia di Bush.
L’assemblea del 12 settembre scorso che si è tenuta qui a Roma ha
rappresentato un primo passaggio collettivo che ha fatto scaturire la giusta,
crediamo, necessità di articolare passaggi comuni per raggiungere il massimo di
mobilitazione e iniziativa contro politiche liberiste e di guerra che abbiamo
combattuto all’epoca di Berlusconi e che ci ritroviamo a fronteggiare anche con
il governo Prodi.
L’accordo sulle pensioni raggiunto da governo e sindacati concertativi,
il famigerato Protocollo del 23 luglio, è emblematico e ai nostri occhi
conferma la natura politica dell’attuale governo: un governo legato al grande
capitale, sordo alle ragioni dei lavoratori, in sostanziale continuità con il
liberismo e pronto a rispondere ai poteri forti finanziari europei e alle loro
politiche antisociali. Il Protocollo, infatti, si rivela come un accordo bidone
che peggiora la stessa Legge Maroni, innalza l'età pensionistica, riduce le
aspettative future con i coefficienti ogni tre anni, mette i lavoratori gli uni
contro gli altri, ribadisce la logica finanziaria che aveva affermato già con
l´operazione scippo sul Tfr (per ora fallita). Un accordo che riesce a compiere
un’operazione indecente: stabilizzare la stessa riforma Maroni e la legge 30 -
oggetto di mobilitazioni sociali e contro le quali tutto il centrosinistra
aveva fatto appello al voto - renderle strutturali e digeribili ai lavoratori
con l’avallo di Cgil, Cisl e Uil e delle forze della cosiddetta sinistra radicale,
rendendo così più forte il padronato italiano dopo il regalo del cuneo fiscale
dello scorso anno e quello contenuto nella Finanziaria di quest’anno.
La legge 30, quella che doveva essere “superata”, viene invece
totalmente confermata facendo compiere ai lavoratori e alle lavoratrici, ai
precari, ai giovani un ulteriore arretramento nelle loro condizioni e nelle
loro aspettative di vita.
E dopo la sostanziale conferma della reiterazione dei contratti a
termine, delle tipologie più odiose della legge 30 e dell’antesignana legge
Treu, come i contratti a progetto, lo "staff leasing", il lavoro
interinale, oggi si punta a detassare il lavoro straordinario rendendo così
sempre più improbabili nuovi assunzioni e nuovi posti di lavoro. Un disastro
sociale che si aggiunge alle gravissime scelte politiche di destrutturazione
del pubblico impiego, di mantenimento e incentivazione della precarietà del
lavoro e dei salari, di subalternità dei diritti sociali in generale alle
priorità del capitale finanziario.
Come se non bastasse questo attacco si inserisce in un più
generale clima securitario e autoritario che punta a isolare e intimidire
il conflitto sociale, a sobillare nuove guerre tra poveri a creare un ambito
favorevole al risorgere di tendenze razziste e xenofobe e quindi a comprimere e
limitare diritti acquisiti. L’ignominia delle “multe ai lavavetri” avanzata
dalla giunta di Firenze, l’arroganza e la tracotanza autoritaria del sindaco di
Bologna, Cofferati, il cinismo dei vari Veltroni e Amato e, fatto più recente,
la condanna per “estorsione aggravata” da parte del Tribunale di Napoli contro
quei compagni rei di un’iniziativa dimostrativa, pubblica e trasparente –
compagni ai quali esprimiamo la nostra assoluta solidarietà - sono tasselli di
una strategia di attacco ai movimenti, di limitazione delle libertà, di
rincorsa delle destre sul piano che è loro più congeniale.
Senza contare che in questo modo si apre la strada ai rigurgiti
razzisti quando non alle vere e proprie scorribande fasciste che hanno ripreso
vigore proprio negli ultimi mesi.
La prossima Finanziaria costituisce ancora una volta il quadro
favorevole a politiche disastrose e fallimentari con l’ennesimo regalo alle
imprese, le mance-bonus per i poveri, la riduzione dei diritti dei lavoratori, in
questo caso nel pubblico impiego, la riduzione di servizi essenziali come la
scuola, la costituzione di risorse inadeguate o inefficaci per la casa.
Sulla questione delle abitazioni, nel nostro paese continuano
infatti a farla da padroni la rendita fondiaria e la speculazione immobiliare
alle quali vengono consegnate le priorità di sviluppo delle principali aree
metropolitane, la decisionalità sull´uso delle aree pubbliche (vedi le caserme)
e sulle aree industriali dismesse. Le spese sociali per l´edilizia popolare e
per sottrarre gli affitti ai prezzi proibitivi del mercato restano infime e
continua a essere vigente la liberalizzazione degli affitti che ha contribuito
al boom della speculazione sulle case.
Infine, la destinazione delle spese sociali continua ad essere
subordinata ai voleri e agli orientamenti strategici dei poteri forti e del
militarismo. Cresce la quota destinata alle spese militari e alla crescita del
complesso militare-industriale italiano, crescono i finanziamenti per le
missioni militari all´estero che hanno reintrodotto in questo capitolo anche il
ritorno dei Carabinieri italiani in Iraq oltre al mantenimento delle missioni
in corso in Afghanistan, Libano, Balcani.
Noi vogliamo opporci a tutto questo.
Vogliamo costruire una nuova occasione per un movimento di lotta,
ampio, unitario e plurale di opposizione alle politiche liberiste e di guerra
del governo Prodi.
Vogliamo opporci innanzitutto al Protocollo del 23 luglio che il
governo si appresta a presentare al Parlamento e sul quale Cgil, Cisl e Uil
hanno indetto una consultazione certificata.
Proponiamo a questa assemblea di rilanciare, costruire e
generalizzare lo sciopero generale indetto dal sindacalismo di base e
anticoncertativo per il 9 novembre. Quella giornata, in cui svolgeremo
iniziative e cortei in tutti i capoluoghi di regione ed eventualmente in altre
città, deve rappresentare l’occasione per la mobilitazione di centinaia di
migliaia di persone, per opporsi al governo nel modo più diretto ed efficace
possibile, lo sciopero di massa.
Proponiamo di attivarci fin d’ora per costruire a livello locale le
forme migliori di coordinamento e lavoro collettivo in vista del 9 novembre:
assemblee, coordinamenti e quant’altro si riuscirà a costruire.
Proponiamo di discutere della possibilità di una grande
manifestazione nazionale per il prossimo 24 novembre a Roma contro il
Protocollo e le politiche sociali del governo Prodi sulla base di una
piattaforma unitaria e condivisa.
Proponiamo, ancora, di sostenere nelle forme che ognuno di noi
riterrà possibili tutte le iniziative di antagonismo sociale che si svolgeranno
in autunno: la manifestazione contro i rifiuti ad Acerra il prossimo 13
ottobre; la manifestazione di Cameri contro gli F35 del prossimo 4 novembre; la
manifestazione per la ripubblicizzazione dell’acqua prevista a Roma il prossimo
1 dicembre; il ritorno in piazza del movimento NoTav a Venaus l’8 dicembre e in
particolare la tre giorni indetta dal movimento No Dal Molin a Vicenza il
14-15-16 dicembre.
Questa assemblea è il primo appuntamento dopo tanto tempo in cui
cerchiamo di far incontrare esperienze diverse, di coordinare le nostre
iniziative, di mettere in atto il massimo di sforzo per la difesa dei nostri
diritti. Non proponiamo di costruire un luogo nazionale di coordinamento
stabile e duraturo. Vogliamo invece riprodurre l’esperienza dei “Patti” che si
sono già creati in altri ambiti e su altre vertenze. Proponiamo, perciò, a
partire da oggi la formazione di un Patto d’azione contro la precarietà che
metta a valore l’iniziativa unitaria del 9 novembre e, se la riteniamo utile,
del 24 per poi riflettere sulle modalità con cui continuare il nostro lavoro
collettivo. |