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venerdì 27 febbraio 2009

CONTRIBUTO PER L'ASSEMBLEA DEL 16-04-2009 AL CSA VITTORIA

red-star.jpgPER UN COORDINAMENTO DELLE LOTTE E DELL'AUTORGANIZZAZIONE

Sono invitate tutte le realtà, i soggetti, i gruppi o i singoli lavoratori, per discutere su come rilanciare il conflitto capitale-lavoro nella fase di crisi attuale, anche alla luce della vittoria dei lavoratori di Origgio, e per decidere insieme i prossimi passi per un coordinamento delle lotte e dell'autorganizzazione.

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UN NOSTRO CONTRIBUTO AL DIBATTITO:

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PER LA COSTRUZIONE DI UN'OPPOSIZIONE SOCIALE!

E' ormai evidente a tutti, anche agli analisti e commentatori borghesi, come la crisi in cui versa attualmente il sistema di produzione capitalistico sia sistemica e strutturale, non relegabile a fumose “congiunture negative” di mercato o frutto marcescente di una cattiva gestione della finanza ad opera di pochi speculatori senza scrupoli.
La radicale trasformazione dell'organizzazione produttiva fordista e la flessibilizzazione dei rapporti di lavoro, la dispersione della produzione verso paesi che offrivano (e tutt'ora permettono) costi più bassi con scarsa conflittualità operaia, tutte combinate alla fusione pressoché totale con il mondo finanziario per contenere i debiti e sfruttarne le dinamiche speculative, hanno permesso di sterilizzare sino ad oggi gli effetti più nefasti della sovrapproduzione di capitali e merci.
L'accumulazione, quantomeno in occidente, di un capitale sempre più virtuale e sganciato da ogni forma sostanziale di ricchezza, ma comunque legato strettamente all'economia reale (fondi pensione, bilanci regionali e comunali, bilanci di imprese fino ai conti correnti del singolo risparmiatore) e al reddito dei lavoratori in virtù del prelievo di liquidi per alimentare fondi e, successivamente, per recuperarne le perdite connesse alle fluttuazioni borsistiche ha palesato l'inizio della crisi.
E i ripetuti crolli delle borse internazionali che si sono avvicendati hanno trascinato con sé posti di lavoro (Confindustria e Cisl hanno calcolato che nel 2009 tra licenziamenti, CIG e mancato rinnovo dei contratti precari ne andranno persi più di un milione), garanzie sociali, beni comuni e pongono un’ipoteca gravosa sul futuro coi famigerati “salvataggi” di banche fraudolente e speculatori stornando denaro pubblico dagli investimenti per istruzione, sanità e servizi sociali.
I costi sociali della crisi sono già visibili sul piano nazionale, in un paese come l'Italia da sempre all’ultimo posto nelle classifiche europee su redditi e capacità d’acquisto dei salari, e già imputati per la riscossione a tutti i settori proletari anche per il tramite della speculazione sul bisogno della casa, che allontana la possibilità di poter pagare l’affitto, di una sanità pubblica che con i ticket diventa un bene di lusso e del tempo di non lavoro sottratto (viaggi casa-lavoro, orario di lavoro spezzettato, ecc…) e non retribuito in alcuna forma.
La trattativa in corso per svuotare il contratto nazionale di lavoro e reintrodurre le famigerate gabbie salariali, l’affondo anche ideologico sulle privatizzazioni di scuola e università, il tentativo di smantellare definitivamente la pubblica amministrazione anche attraverso l’attacco ai lavoratori pubblici e i tagli al personale, il razzismo diffuso, sono ulteriori strumenti utilizzati per recuperare quote di profitto in una situazione di crisi generalizzata.
Le medesime finalità caratterizzano le ultime schizofreniche proposte del governo (e di Confindustria): la detassazione del lavoro straordinario, l'ennesimo innalzamento dell'età pensionabile e la settimana corta a salario ridotto!

Ma questo percorso di tamponamento della crisi e delle conseguenti contraddizioni oggettive è accidentato e segnato dall'esplosione di conflitti che paventano la possibile rinascita di una stagione di lotte sociali e politiche che deve essere colta per aprire scenari di radicalizzazione dello scontro e possibilità reali di trasformazione.
L'intero sistema della formazione, profondamente attaccato in ogni ordine e grado, ha espresso una risposta massificata e capillare seppur, a nostro avviso, viziata da tendenze corporativistiche che ne limitano le potenzialità dirompenti ove fosse collegata alle ulteriori vertenze che si sviluppano nell'intero mondo del lavoro.
Il sindacalismo di base, radicalmente alternativo alle confederazioni concertative e alle loro politiche, è riuscito ad organizzare due scioperi generali in poche mesi che non hanno però celato la difficoltà di un reale radicamento e le divisioni spesso incomprensibili allo stesso soggetto che dovrebbe rappresentare.
Molte altre sono le vertenze, spesso disconosciute, agitate sul terreno del conflitto capitale / lavoro in forma auto-organizzata e autonoma anche rispetto alle sigle del sindacalismo di base accomunate da un portato oggettivamente antagonista che necessitano, però, di una sintesi politica.

Riteniamo quindi che il momento sia fecondo per la costruzione di terreni di confronto che riescano ad agglutinare tutti questi soggetti e percorsi dell'attuale composizione di classe nel territorio metropolitano che, anche solo potenzialmente o parzialmente, si pongono quale alternativa antisistemica.
Pensiamo che sia arrivato il momento di provare a uscire dalla marginalità delle singole e specifiche vertenze per ragionare collettivamente su quale possa essere una “sintesi politica” dei percorsi fatti con e a fianco dei soggetti sociali che vivono in prima persona la contraddizione.
Siamo convinti altresì che, sulla capacità di contrapporsi alle attuali forme dello sfruttamento di classe e alla conseguente precarietà della vita e del lavoro, si innesti la possibilità di costruire punti di riferimento politico costanti che possano dare vita, all'interno di una strategia di trasformazione radicale dell'esistente, a forme organizzate di vertenzialità sociale diffusa per tentare di ricomporre, sul terreno dei bisogni e diritti (dal diritto alla casa, alla difesa dei servizi sociali e degli spazi autogestiti), quell'unità di classe scomposta nei mille rivoli della produzione definita sommariamente come post-fordista.
Questi sono i terreni sui quali è possibile, oggi a Milano, rispondere efficacemente all'affondo portato contro le realtà dell'autorganizzazione politica e sociale (da ultimo lo sgombero di Cox18) affinché si sostanzi nella pratica del conflitto reale - e non nella sua rappresentazione - l'ansia e il desiderio di trasformazione dell'esistente.

Per questi motivi promuoviamo e rilanciamo i prossimi appuntamenti per un primo momento di confronto collettivo tra realtà e soggetti politici e sociali, sindacalismo di base, lavoratori/trici, precari e precarie.

I compagni e le compagne del Centro Sociale Autogestito Vittoria

 
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