| Contro i finti referendum sul Protocollo del 23/07/07 |
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| Monday 01 October 2007 | |
Ognuno di noi può inviare un segnale chiaro e deciso
contro la precarietà, contro la riduzione delle garanzie e dei diritti e contro
l’ennesima penalizzante riforma del sistema previdenziale.
E’
datato 23 luglio il protocollo sottoscritto dall’attuale governo di
centrosinistra e dalle parti sociali con il quale è stato disegnato un
intervento che non segna alcuna discontinuità rispetto ai passati provvedimenti
in materia di welfare e alle leggi che hanno contribuito a creare
l’attuale sistema di organizzazione del lavoro nel quale la precarietà è
assunta al ruolo di dato immodificabile.
L’accordo,
sulla previdenza, prevede:
-
a
fronte di un blando incremento delle pensioni sociali (che riguarderà solo il
15% degli attuali pensionati), a decorrere dal 2010 è prevista la
riduzione dei coefficienti utilizzati per il calcolo delle pensioni. Il
livello di trattamento previdenziale risulterà ancor più basso, quindi, di
quello seguito alla riforma Dini del 1995 che ha sostituito il sistema
retributivo con quello contributivo per quantificare il valore della pensione
da erogare (il calcolo avviene quindi non sulla base della retribuzione
percepita, ma sui contributi versati nel corso della propria vita lavorativa);
-
l’introduzione
del sistema delle quote (somma dell’età anagrafica e dei contributi versati
all’Inps) e il progressivo innalzamento dell’età minima per andare in pensione
(60 anni dal 2011, 61 anni dal 2013) che addirittura risulterà essere
peggiorativo di quanto previsto sul punto dalla riforma Maroni;
-
parziale
esclusione, dagli effetti della riforma, degli addetti ad attività usuranti
(considerando tali solo 5.000 lavoratori l’anno) per i quali è,
comunque, previsto l’innalzamento dell’età pensionabile (seppur
limitato).
Sul
fronte del mercato del lavoro, invece, il testo dell’accordo non prevede
nessuna misura concreta per combattere il costante aumento della precarietà
diffusa e l’estrema parcellizzazione dell’attuale organizzazione del lavoro.
La
parte del protocollo che riguarda gli ammortizzatori sociali è totalmente
ininfluente rispetto all’esigenza di interventi a sostegno del reddito. La
riforma prevede esclusivamente un’indennità di disoccupazione più sostanziosa e
un accesso facilitato al credito per i lavoratori atipici, contribuendo così
a confermare anche ideologicamente quale dato immodificabile la precarietà.
Si
assiste inoltre alla sostanziale conferma dell’impianto della legge Biagi ed
alla possibilità di estendere senza limiti temporali la durata dei
contratti a termine superando anche il “tetto” legale dei 36 mesi tra
proroghe e rinnovi se l’ulteriore contratto a tempo determinato sarà
sottoscritto con l’assistenza di un rappresentante sindacale.
L’accordo
prevede l’esclusione dei lavoratori interinali (oggi somministrati) per
i quali non vi è alcun limite di durata, né particolare procedura di
rinnovo: dunque, precari a vita.
In
compenso, è prevista la decontribuzione della retribuzione per lavoro
straordinario che si tradurrà in un aumento dei profitti per il padronato e
ne renderà l’uso più appetibile costando al datore quanto un’ora di lavoro
ordinario.
Sui
contenuti di questo protocollo sono stati indetti referendum, dal valore non
vincolante, tra i lavoratori, i pensionati, i cassintegrati e i precari, il cui
esito non è affatto scontato.
Nonostante
infatti dalle assemblee preparatorie siano state escluse le voci discordanti e
contrarie all’accordo, ognuno di noi può inviare un segnale chiaro e deciso
contro la precarietà, contro la riduzione delle garanzie e dei diritti e contro
l’ennesima penalizzante riforma del sistema previdenziale. |
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