| LA STRAGE E' DI STATO! |
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| Thursday 09 December 2010 | |
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12 DICEMBRE 1969: LA STRAGE E' DI STATO
IL CAPITALISMO NON SI RIFORMA SI ABBATTE!
12 dicembre 1969: LA STRAGE E’ DI STATO! 12 dicembre 2010: IL CAPITALISMO NON SI RIFORMA SI ABBATTE!
12 dicembre 1969 una bomba fascista esplose nella banca nazionale dell’agricoltura di piazza Fontana causando 16 morti. I giornali della borghesia, con le veline della questura, cercarono di scaricarne la responsabilità sulla sinistra rivoluzionaria e questo portò all’arresto di Valpreda e di altri compagni anarchici fino all’assassinio in questura dell’anarchico Giuseppe Pinelli. La strage è di stato! Questo hanno invece subito gridato le migliaia di lavoratori, di studenti, di donne e di giovani che sono scese in piazza per denunciare la strategia assassina del capitalismo italiano che utilizzava la manovalanza fascista per seminare terrore e morte, con la copertura dei servizi segreti italiani e U.S.A. Questa fu la prima di una purtroppo lunga serie di stragi criminali che provocarono decine di morti causate da attentati fascisti con bombe su treni e piazze.
Questa
fu la "STRATEGIA DELLA TENSIONE" che ha rappresentato la
criminale risposta del padronato italiano a quell’autunno caldo e
alle lotte dei lavoratori e degli studenti per condizioni di vita, di
lavoro e di studio radicalmente diverse, dando l’avvio ad una
guerra di bassa intensità contro l’opposizione sociale e di
classe. Oggi nulla è cambiato dei rapporti di produzione. Infatti la struttura economica e sociale della società italiana si è fortemente modificata dal punto di vista dell'organizzazione del lavoro, ma quello che è rimasto invariato è il modo di produzione basato sulla divisione in classi e sullo sfruttamento dell'uomo sull'uomo. In questo senso non è stato sicuramente abbattuto il mostro - il capitalismo - che ha generato quello stragismo criminale e la volontà di annientamento di ogni opposizione sociale, che poteva ieri e potrebbe oggi mettere in discussione il profitto ed il potere delle classi dominanti, comunque garantiti dalle politiche economiche che hanno sempre contraddistinto le "diverse" coalizioni al governo (di centrodestra o di centrosinistra). Lo stragismo e il golpismo fascista non sono certamente all'ordine del giorno, ma si è affermata e radicalizzata, oggi, una forma di "democrazia autoritaria" che alterna controllo sociale pianificato e repressione militare per cooptare e/o colpire ogni possibile espressione di dissenso, più o meno conflittuale, contro i grandi manovratori che gestiscono le leve dell'accumulazione del profitto. Un autoritarismo che usa indifferentemente sospensione del diritto, concertazione, repressione poliziesca, manganello, informazione, servizi segreti e carcere. Ma anche un sottile terrorismo mediatico, una politica di intenzionale abbassamento dei livelli culturali, con una proposta assordante di modelli comportamentali e di abbrutimento del senso comune che produce servi consenzienti, alienati e coscientemente proni e omologati al sistema dominante. Si costruisce così un terreno fertile e di consenso alla costruzione, anche mediatica, di nemici (l’immigrato su tutti) sui quali scaricare il diffuso senso si insicurezza dato dalla precarietà del lavoro e della vita. Ma oggi c’è anche qualcosa in più con cui confrontarsi, siamo di fronte ad una crisi strutturale del modello economico/sociale capitalista che cerca di sopravvivere scaricando i costi della propria crisi sulle classi subordinate, sui lavoratori, i precari, gli studenti e, naturalmente, sugli immigrati che rappresentano un modello paradigmatico dello sfruttamento di classe. Di fronte a questa crisi l’unica possibilità di resistenza è data dalla ricomposizione, sul terreno della materialità dei bisogni e della loro trasformazione in diritti, del più ampio fronte di classe. Una ricomposizione sul terreno del conflitto di quello che l’odierna organizzazione capitalistica del lavoro, basata sulla precarietà, ha flessibilizzato, scomposto, atomizzato, parcellizzato e individualizzato. Una prospettiva di ricomposizione sociale che, con una vertenzialità sociale diffusa, sappia tenere insieme nelle lotte comuni e nella pratica del conflitto, l’operaio di fabbrica con tutte le nuove forme della precarietà prodotte nei mille rivoli della produzione postfordista. Una nuova capacità di costruire, attorno alla centralità del conflitto capitale/lavoro, reti d’aggregazione politica sociale in grado di coordinare e imprimere accelerazioni al conflitto, unica arma nelle nostre mani per difenderci dalla crisi, far camminare e praticare un processo di trasformazione radicale del presente. Così provando ad immaginare l’abbattimento di un modello economico e sociale che sta distruggendo posti di lavoro e definendo la precarietà come orologio che scandisce le ore della nostra vita, demolendone la qualità e assoggettando anche le relazioni interpersonali alle regole del mercato. E’ necessario quindi rilanciare una sinistra vera, radicalmente anticapitalista, fatta di lotte e capacità di reagire culturalmente, ideologicamente e con il conflitto, allo strapotere di una destra caratterizzata da un miscuglio di neoliberismo all’italiana, populismo, fascismo, razzismo, xenofobia, una destra “istituzionale” basata su di un blocco sociale fortemente caratterizzato in senso antidemocratico oltre che anticomunista. Ed è per questo che per noi non possono esistere alchimie parlamentari che possano rendere più presentabile un imbelle centrosinistra che sposta il proprio baricentro a seconda delle convenienze politiche. L’unica strada da percorrere è quella del conflitto e del confronto politico quotidiano con le contraddizioni reali che i lavoratori vivono, soprattutto in questo momento di crisi, dandoci obbiettivi e praticandoli. In questa logica, come compagni e compagne del CSA Vittoria, ci siamo posti all’interno di un percorso trasversale che unisce diverse strutture politiche e sindacali a lavoratori di varie cooperative del settore logistico dell’area metropolitana milanese dando vita ad un coordinamento di sostegno alle lotte che si sviluppano. Un percorso di lotta che all’insegna dell’autorganizzazione pratica democrazia dal basso per tentare, da un lato, di imporre diritti sindacali, normativi e salariali sgretolati dall’azione politica e legislativa funzionali agli interessi del classe del padronato e dall’altra parte di affermare elementi di uguaglianza, parità di diritti e livelli embrionali di contropotere all’interno dei singoli luoghi di lavoro. Su questo contenuti e per evidenziare questo percorso di lotta, saremo in piazza l’11 dicembre. Contro il “filo nero” che lega lo stragismo dell’immediato dopoguerra allo stragismo (golpismo) della strategia della tensione della seconda metà del ‘900, e alla società del controllo sociale pianificato del regime odierno. Una strategia della tensione come costante della storia d’Italia, come strumento principe, utilizzato ogni qual volta lo sviluppo delle lotte, conseguente all’ esplosione delle contraddizioni sociali, ha pericolosamente messo in discussione lo sfruttamento ai danni dei lavoratori e la diseguaglianza generata dal sistema capitalista.
Sabato 11 dicembre 2010 in piazza con i lavoratori delle cooperative in lotta Sabato 18 dicembre 2010 ore 22.00 concerto di finanziamento della cassa di resistenza per i lavoratori della C.L.O. licenziati con: Cantiniero (combat ska da Lecco) e Giubbonsky (canto politico e storie di precarietà)
CENTRO SOCIALE VITTORIA
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