| Sciopero generale 12/12/08 |
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| Wednesday 10 December 2008 | |
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Facciamo pagare la crisi ai padroni e ai loro governi!
I compagni e le compagne del C.S.A. Vittoria partecipano
all'importante mobilitazione e sciopero generale indetto dalle sigle del
sindacalismo di base per la giornata odierna.
Scenderemo in piazza formando uno spezzone con lavoratori
e lavoratrici di tutti i settori, privati e pubblici, e in particolare con gli
operai delle coop. Leonardo e Java appaltati presso gli stabilimenti di
stoccaggio Bennet di Origgio (VA) in lotta ormai da mesi per l'applicazione del
contratto collettivo nazionale di lavoro, contro i licenziamenti politici
subiti e per condizioni di lavoro dignitose.
Riteniamo la lotta autonoma e autorganizzata dei
lavoratori delle cooperative paradigmatica di quella flessibilità del lavoro di
cui tutti adesso parlano, sindacalismo
concertativo compreso.
La precarizzazione della vita, dal lavoro ai diritti
fondamentali, è l’arma nelle mani del capitale, sostenuto dai vari governi di
centro-destra e centro-sinistra, per controllare la classe lavoratrice. Arma
indispensabile in particolar modo oggi, allorché il capitale deve affrontare
una crisi non congiunturale bensì strutturale, globale e sistemica.
Una crisi scaturita in un contesto di globalizzazione
capitalista compiuta, originatasi negli Stati Uniti ma che intacca l’Asia e
l’Europa, l’Africa e l’America Latina e risultato di un lungo processo di
creazione di capitale “immateriale” e
finanziario che negli ultimi decenni ha assunto sempre più la forma
di pura speculazione.
Economia finanziaria, però, strettamente legata
all'economia reale al punto che interi pezzi della riproduzione sociale, con lo
spregiudicato uso dei derivati, sono nelle mani della finanza: fondi pensione,
bilanci regionali e comunali, fondi-cassa di imprese fino ai conti correnti del
risparmiatore vengono investiti come al casinò.
E, quindi, i ripetuti crolli delle borse internazionali
bruciano pezzi consistenti della ricchezza (povertà) complessiva: posti di
lavoro, garanzie sociali, beni comuni. E, anche e soprattutto, pongono
un’ipoteca gravosa coi famigerati “salvataggi” di banche fraudolente e speculatori stornando
denaro pubblico dagli investimenti per istruzione, sanità e servizi sociali.
Sono pertanto tutti i settori proletari a pagare ancora
una volta i costi sociali della crisi: per un costo della vita sempre più
elevato, per la speculazione sul bisogno della casa, che allontana la
possibilità di poter pagare l’affitto, per una sanità pubblica che con i ticket
diventa un bene di lusso, per il tempo di non lavoro rubato (viaggi
casa-lavoro, orario di lavoro spezzettato, ecc…), per il controllo sociale
sempre più invasivo e oppressivo.
La trattativa in corso tra
Confindustria e Cgil, Cisl e Uil per svuotare il contratto nazionale di lavoro,
l’affondo sulle privatizzazioni di scuola e università, il tentativo di
smantellare definitivamente la pubblica amministrazione anche attraverso
l’attacco ai lavoratori pubblici ed i tagli al personale, il razzismo diffuso,
sono ulteriori strumenti utilizzati per recuperare quote di profitto in una
situazione di crisi generalizzata.
Per combattere tutto questo riteniamo necessario che ogni
momento di conflittualità, ogni vertenza che si sviluppi sia nei luoghi di
lavoro su salario e condizioni di lavoro che sul territorio sul diritto alla
casa, a una sanità pubblica ad una socialità non mercificata, debba superare le
proprie specificità ed essere finalizzata a rafforzare un fronte di
contrapposizione sociale alle politiche neoliberiste per creare e organizzare
percorsi di lotta generalizzati per migliori condizioni di vita dei lavoratori
e delle lavoratrici e porre la questione del superamento dell’attuale
organizzazione capitalistica del lavoro. |
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