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VOLANTINAGGIO IN QUARTIERE PDF Stampa E-mail
Friday 08 October 2010
SABATO 9 OTTOBRE
ORE 16:00 AL CSA VITTORIA
 

La crisi la paghino i padroni e i loro governi!

Rilanciamo il conflitto sociale!


Dopo anni di provvedimenti governativi tesi a limitare

sempre più il potere dei lavoratori nei luoghi di lavoro

e a ridurre drasticamente i diritti conquistati dal

dopoguerra ad oggi, i padroni, con Marchionne in testa,

tornano all’attacco per assestare il colpo definitivo.

Le diverse forme in cui si sta sviluppando l'offensiva

capitalistica alle condizioni di vita e di lavoro di milioni

di proletari (comunque non limitata ai confini nazionali

di ogni paese) è infatti sempre più stringente e tesa alla

conclusione di questo percorso di devastazione delle

residue garanzie e del salario dei lavoratori necessario

per recuperare margini di profitto sempre più risicati.

La socializzazione delle ingenti perdite e dei debiti

accumulati che, sin dall'esplosione della crisi ha

caratterizzato le prime misure adottate per attenuarne

le conseguenze, è necessaria ma non sufficiente al

capitalismo italiano che, conscio dell'occasione irripetibile

che comunque la crisi offre, ha programmato la

cancellazione definitiva tra gli altri del diritto di

sciopero e del contratto collettivo nazionale di lavoro.

E' proprio in questa prospettiva, peraltro, che in questi

giorni la Marcegaglia ha convocato le parti sociali

(sindacati collaborativi in testa) per discutere di un

nuovo patto neocorporativo che, prendendo le mosse

dall'accordo separato firmato con Cisl e Uil nel gennaio

2009 sulla riforma del modello contrattuale, certifichi

l'assoluta e fedele subordinazione del lavoro al profitto

“senza più frammentazioni o strappi” per “attirare

investimenti e aumentare la produttività”.

La mistificazione è massima: al lavoro è imputato

un deficit da ricondurre invece all’arretratezza e alla

voracità dei gruppi capitalistici italiani che, nonostante

i profitti accumulati anche grazie ad un sistema

caratterizzato da bassi salari e orari di lavoro mediamente

più lunghi (altro che i “fannulloni” di Brunetta!), hanno

sempre preferito il profitto a breve termine e la speculazione

finanziaria agli investimenti per affrontare le sfide imposte

dai nuovi competitori mondiali (Cina su tutti).

L'obiettivo (anche ideologico) di decretare quindi la

fine del conflitto tra capitale e lavoro deve essere

raggiunto con qualsiasi mezzo: anche attraverso

l'intimidazione e il licenziamento ritorsivo contro chi

osa sollevare la testa.

Agli operai licenziati questa estate alla Fiat di Melfi sono

seguiti, solo quale esempio di un elenco purtroppo

sconosciuto e lunghissimo, un lavoratore della Fiat di

Termoli, 64 operai delle cooperative dell’appalto Carrefour

di Pieve Emanuele e altri 15 operai della cooperativa che

gestisce la logistica alla GLS di Cerro al Lambro. Per

quest'ultimi promuoviamo, insieme ad altri soggetti e

lavoratori/trici, una cassa di resistenza per sostenerli anche

materialmente.

E' evidente che la sfida da affrontare è grande ma, pensiamo,

vi siano le potenzialità di ragionamento e di conflitto per il

ribaltamento di un percorso che sembra ormai assodato e

ineluttabile.

In tal senso, precondizione necessaria, è che ogni momento

di conflittualità, ogni vertenza che si sviluppi sia nei

luoghi di lavoro su salario e condizioni di lavoro che sul

territorio sul diritto alla casa, a una sanità pubblica ad

una socialità non mercificata, debba superare le proprie

specificità ed essere finalizzata a rafforzare un fronte di

contrapposizione sociale alle politiche neoliberiste per

creare e organizzare percorsi di lotta generalizzati per

migliori condizioni di vita dei lavoratori e delle lavoratrici

porre la questione del superamento dell’attuale

organizzazione capitalistica del lavoro.

 

CONTRO LA CRISI RILANCIAMO ILCONFLITTO!

NO PRECARIETA’ NO ALLO SFRUTTAMENTO !

          

 
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