10 gennaio: corteo a Milano. Contro imperialismo e sionismo! HANNOUN, DAWOUD, YASER, KHALIL E GLI ALTRI LIBERI SUBITO
SABATO 10 GENNAIO CORTEO A MILANO ore 14 indetto dall’ Associazione dei Palestinesi in italia, dall’ Associazione Donne Palestinesi e tutta la Milano solidale.
Concentramento in Via Giacosa (parco Trotter) angolo via bolzano (M1 Rovereto) con termine in Piazza della Repubblica a ridosso del Consolato USA passando per via Venini davanti alla sede dell’ ABSPP Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese ora chiusa e sequestrata dall’autorità giudiziaria.
Mohammad, Raed, Yaser, Khalil e gli altri, Anan, Ali, Mansour e tutti i palestinesi “colpevoli” di solidarietà liberi subito!
DAL VENEZUELA ALLA PALESTINA IMPERIALISMO E SIONISMO ASSASSINI!
Ormai è evidente e sotto gli occhi di tutte e tutti che gli Stati Uniti siano il più grande stato canaglia dell’intero pianeta. L’attacco al Venezuela rappresenta un’apoteosi concentrata di violenza, di colonialismo di rapina e di suprematismo imperialista. Il sequestro e la deportazione negli Stati Uniti del legittimo presidente Maduro e della moglie Cilia Flore sono la firma di Trump sopra il sigillo della pietra tombale posta definitivamente sul cosiddetto diritto internazionale dopo il macello di vite umane e diritti posto in essere con il genocidio del popolo palestinese ancora in corso.
L’imperialismo USA, proiettato ideologicamente e militarmente verso lo scontro frontale con la potenza economica e militare cinese, fa calare ogni velo ipocrita e svela al mondo il suo vero volto e i suoi piani di violento egemonismo. Un egemonismo che però affonda le sue radici nelle sabbie mobili perché l’aggressione al Venezuela rappresenta un monito brutale e forte contro il lento ma progressivo processo di “insubordinazione” mondiale al circuito economico impostato e controllato dal dollaro statunitense. La rafforzata e più diretta aggressività militare è anche frutto di questa paura per la quale gli USA reagiscono con un’aggressione armata contro il popolo venezuelano che tentano di edulcorare trincerandosi e spacciandola, come al solito, come esportazione di democrazia, come operazione contro il narcotraffico, come misura preventiva di anti terrorismo. I macellai ormai si copiano a tal punto che hanno persino ripreso il leit motive dell’ hasbara sionista, la machina di propaganda dell’ entità coloniale sionista, parlando di diritto alla difesa preventiva.
Segnaliamo, per non ripeterci, questo ragionamento molto più articolato ://httpswww.csavittoria.org/2026/01/04/solidarieta-al-popolo-venezuelano/ ma la sostanza è, come sempre, riconducibile agli interessi della struttura economica statunitense, sia produttiva che finanziaria, che si regge sull’imposizione del dollaro come moneta di scambio del traffico di materie prime. Il formarsi ancora tra molte contraddizioni di una nuova aggregazione economico-politico-militare intorno alla potenza cinese e non solo (Brics), sta mettendo in discussione questo strapotere egemonico e il Venezuela, letteralmente seduto su 303 miliardi di barili di petrolio, ormai accetta da tempo ogni moneta tranne il dollaro per le transazioni economiche. A questo aggiungiamo il peggio delle visioni distopiche per l’intera umanità lanciata verso il collasso ecologico e possiamo comprendere meglio cosa ci si possa aspettare dopo le affermazioni sull’ Amazzonia come maggiore riserva di acqua dolce del pianeta su cui mettere mani da parte dell’ imperialismo USA. Gli Stati Uniti d’America marciano a passo veloce verso la guerra mondiale superando la soglia della solita, e ormai datata, opzione della deterrenza passando invece alla minaccia diretta basata sulla propria potenza militare che Trump ormai esalta soffiando sul fuoco del nazionalismo. La Groenlandia, il Canada e l’intero sud America sono ormai nel mirino di questo assassino terrorista che opera con violenza anche sul fronte interno demolendo ogni forma di democrazia formale e militarizzando le città contro gli immigrati.
Ritorna in auge la chiarezza di questa frase:
«Quanto più il capitalismo è sviluppato, quanto piú la scarsità di materie prime è sensibile, quanto più acuta è in tutto il mondo la concorrenza e la caccia alle sorgenti di materie prime, tanto piú disperata è la lotta […]. Da ciò nasce inevitabilmente la tendenza del capitale finanziario ad allargare il proprio territorio economico, e anche il proprio territorio in generale […], comunque e dovunque, in cerca soltanto di possibili sorgenti di materie prime, con la paura di rimanere indietro nella lotta furiosa» (V. Lenin, L’imperialismo fase suprema del capitalismo).Davanti a tutto questo il cosiddetto polo europeo, ormai scaricato dagli Usa e in cerca di un equilibrio tra le diverse pulsioni e interessi dei diversi capitalismi nazionali, emette un flebile balbettio e cerca di ricavarsi un ruolo impettito arroccandosi su posizioni belliciste “in difesa dell’ Ucraina”. Il governo Meloni dimezzecalzette in camicia nera invece si genuflette servile ai comandi dell’imperialismo Usa e dell’ amico criminale Netanyahu con i quali condivide il posizionamento politico “fascista” o meglio fascio-liberista. La Meloni all’estero indossa il doppiopetto e blatera di ruolo centrale dell’ Italia per nascondere la sua provenienza dalla fog
na missina mentre, al ritorno a casa, prova ad interpretare nella maniera più servile possibile il suo adeguamento alle politiche di riarmo e di organica preparazione alla guerra necessarie alla sopravvivenza del sistema economico capitalista. Il risultato di queste politiche è un piano di attacco ai rimasugli dello stato sociale frutto delle lotte operaie, alla sanità, alla scuola, ai trasporti, ai processi di riconversione verso fonti di energia rinnovabile, destinando ingentissime risorse verso il riarmo e la riconversione industriale in produzione bellica. Ma la ormai evidente tendenza alla guerra del sistema capitalistico come
strumento devastante per incominciare un nuovo ciclo di valorizzazione porta con sé una pesante implicazione anche sulla gestione dei rapporti sociali. Ormai a livello globale stanno sempre più emergendo forme di governo sempre più autoritario proprio per gestire questo passaggio epocale. La trasformazione della cosiddetta “democrazia rappresentativa” e del cosiddetto “stato di diritto” in governi autoritari e di destra populista e reazionaria sta procedendo un passo alla volta svuotando dall’ interno le cosiddette “istituzioni democratiche” per rendere il “comando” più diretto ed esecutivo.
La Meloni dal canto suo si trova a suo agio in questa melma neoautoritaria e, nella suo pochezza politica, non fa altro (non potrebbe fare diversamente perchè i fascisti sono solo reazione) che riproporre i vecchi slogan della destra prima mussoliniana e poi missina e post missina (dio patria e famiglia) e riversare sul “popolo”, tanto da credersi una nuova Evita Peron, fiumi di parole sull’identità nazionale, la difesa dei valori (quali?), della famiglia tradizionale, dell’esercito, della patria (quella dei partigiani o della repubblica sociale?). L’obiettivo è quello di modellare una nuova società tenuta insieme e animata dal fuoco del nazionalismo, del militarismo e dell’avversione per le “diversità”. Il sogno di una patria “virile” e di un popolo/esercito. Una società gerarchizzata e militarizzata in cui il nuovo minculpop (il ministero della cultura nel ventennio fascista) possa azzerare ogni voce dissonante per instillare, goccia dopo goccia, spot dopo spot, nel “fiero popolo italico” il racconto epico della provenienza dall’impero romano, il culto della personalità, il rispetto assoluto dell’autorità, e l’abbassare la testa agli ordini del capo o della capa.
Tutto questo ragionamento è per ricondurre l’arresto dei nostri compagni di lotta, amici e fratelli all’interno di un quadro più generale che possa spiegare la ferocia di questo provvedimento. Loro in questo momento sono detenuti in isolamento dal 27 dicembre senza poter incontrare le famiglie in attesa del risultato del ricorso presentato dai loro avvocati. Più tempo passa, più si incancreniscono i commenti dei giornali della destra sionista, e più è evidente la nebulosità delle accuse contro di loro. Più si affastellano sui giornali fumose formulazioni accusatorie che equiparano il loro pieno e incondizionato sostegno al popolo palestinese al finanziamento diretto delle fazioni combattenti, più è chiaro l’obiettivo di questo attacco infatti suggerito se non imposto dall’ entità coloniale sionista Israele.
L’obiettivo è incutere paura, tagliare le gambe e silenziare a un movimento di solidarietà che ha inciso con forza nella formazione di una coscienza diffusa di solidarietà contro il genocidio palestinese e contro i governi che lo hanno sostenuto, coperto e finanziato. L’obiettivo è criminalizzare la solidarietà e equiparare resistenza e terrorismo.
Medesimo obiettivo è quello dei governi del resto d’Europa ove, al pari, la repressione si scaglia con ferocia contro i solidali e le solidali al popolo palestinese. In particolare in UK, 8 militanti di Palestine Action, ampio movimento di protesta che fa dell’azione diretta contro le fabbriche di morte (tra cui la famigerata Elbit) la propria pratica, sono ancora in sciopero della fame. Era dagli scioperi della fame dei militanti dell’IRA nel 1981 che nelle prigioni britanniche non si assisteva a tale tipo di protesta in queste proporzioni. All’epoca dieci compagni morirono resistendo all’oppressione britannica, oggi 4 hungerstrikers di Palestine Action sono in grave pericolo di salute. In particolare, Heba Muraisi (al 66° giorno) e Kamran Ahmed (al 59° giorno) hanno ormai perso numerose funzioni vitali e sono in concreto rischio di morte. Anche Palestine Action, come tutto il vasto movimento globale che si oppone al sionismo e al genocidio, è considerata formazione terrorista. L’obiettivo è isolare il popolo palestinese per poterlo in silenzio smembrare, deportare e definitivamente eliminare la sua identità come popolo che legittimamente aspira a poter vivere sulla sua terra. L’obiettivo finale è quello di far vincere, con meno resistenza possibili, il progetto sionista e del suo alleato imperialista, e i piccoli vassalli come l’Italia che devono poter guadagnare sul gas palestinese e sulla ricostruzione di quella terra martoriata e inquinata è diventata Gaza.
Per questo hanno attaccato Mohammad, Raed, Yaser, Khalil e gli altri dell’ Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Paletistinese, per questo il 16 gennaio ci sarà il processo contro Anan, Ali e Mansour e per questo Ahmed rimane in carcere solo per aver visionato filmati di resistenza.
Come è gravissimo l’attacco a livello internazionale ai diritti delle masse popolari (e questo ci indica come la possibilità di una risposta vincente sia legata alla capacità di costruire un fronte di opposizione di classe che ricomponga e generalizzi il conflitto) cosi la repressione in atto contro i palestinesi in Italia è un dato gravissimo a cui rispondere con maggiore forza possibile.
Dopo 27 mesi durante i quali ogni sabato siamo scesi in piazza fianco a fianco, a Milano tutti e tutte conosciamo Mohammad, Raed, Yaser e Khalil e tutte e tutti siamo al loro fianco e rivendichiamo con orgoglio il loro coraggioso e gravoso lavoro di sostegno al popolo palestinese. In moltissim@ abbiamo donato qualcosa con trasporto ed emozione. In moltissim@ ora rivendichiamo di aver partecipato con cuore e convinzione ai loro progetti per far arrivare a Gaza acqua e cibo, materiale igienico sanitario, tende, cibo specifico per bambine e bambini. In moltissim@ abbiamo aderito ai progetti di adozione a distanza di famiglie e orfani, le decine di migliaia di orfani causati anche da armi italiane. Poco prima degli arresti l’amico e compagno Mohammad Hannoun faceva circolare una richiesta di aiuti specifici per l’acquisto di materiale sanitario per i reparti di medicina d’urgenza. Questa era e tornerà ad essere la loro vita e il loro impegno con l’aiuto e il sostegno della Milano palestinese.
Con il popolo palestinese e la sua resistenza!
Contro imperialismo e sionismo!
Contro il governo Meloni utile servo della classe al potere!
Per l’autodeterminazione dei popoli!
LIBERI TUTTI SUBITO
Riportiamo l’appello unitario per il corteo del 10 gennaio a Milano
con adesioni in costante aggiornamento riportate ufficialmente sulle pagine Facebook e Instagram di API


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