Inviato da redazione il Mer, 17/05/2017 - 07:36

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Raramente nell'ultimo decennio si è assistito a un Primo Maggio nella penisola italica che fosse, se non espressione della rabbia da parte dei lavoratori rispetto alle loro condizioni, quantomeno significativo dal punto di vista del dare visibilità a lotte e vertenze che emergono nei differenti contesti locali. Tuttalpiù, al vedere la sacra triade dei sindacati concertativi, abbiamo assistito allo svuotamento effettivo dei contenuti di lotta e dignità di cui non solo un passato costellato del sangue di decine di migliaia di operai, bensì un presente in movimento in tante località disparate del globo, ci danno per fortuna conto.

Eppure, anche in Italia il primo maggio non è stato solo opaca ricorrenza. A Torino lo spezzone sociale che come sempre caratterizza il corteo, è stato violentemente caricato dalla celere che ha impedito arbitrariamente che si ricongiungesse alla parte (a dire il vero alquanto ridimensionata) dove marciava il carrozzone istituzionale. Un segnale di chiusura, dato anche dalle disposizioni di Minniti, ben descritto in questo articolo, a cui segue il comunicato della sezione piemontese de "Il Sindacato è un 'altra cosa".

A Milano, in migliaia hanno preso parte nonostante la pioggia al corteo indetto dal SiCobas, insieme a USI, SGB, e più federazioni della CUB. Una forte prova di unità e di rilancio delle lotte, con una grossa presenza da tutto il Nord Italia, in particolare da Lombardia, Emilia-Romagna e Piemonte. A questo corteo a vocazione internazionalista hanno preso parte anche tanti collettivi e singoli che appoggiano le vertenze operaie, in particolare per quanto riguarda il settore della logistica, giunto ad essere negli ultimi anni un punto di riferimento nonché trainante per altri pezzetti di mondo del lavoro in agitazione. Ne ha parlato puntualmente un delegato bolognese del SiCobas nell' undicesima puntata di “stralci di inchiesta” dedicata appunto al microcosmo in espansione fatto di picchetti e vertenze dure quanto importanti davanti ai magazzini di molti tra i più importanti nodi di distribuzione delle merci del Paese. In prima fila nel corteo milanese le lotte attualmente in corso, come quella per il reintegro degli operai dell' Alcar Uno in provincia di Modena, che prosegue da mesi e che abbiamo raccontato nelle settimane precedenti.

Lotte che si stanno dando contemporaneamente negli ultimi giorni tra Bologna, Piacenza, e Settala (Bartolini- Lc3 autotrasporti – DHL) con quest'ultima che proprio ieri ha visto la celere schierarsi a difesa dei padroni in quello che era il secondo giorno di sciopero consecutivo.

Così, tra lotte che pagano, come quelle delle operatrici delle pulizie alla Dussmann di Torino che comunque non abbassano la guardia, e altre in “corso d'opera”, si susseguono le tragiche notizie che costellano la penisola riguardanti le morti sul lavoro, apparentemente banali o assurde quanto figlie di un sistema di sfruttamento sempre più selvaggio, come quella che ha colpito un operaio di Vignola (provincia di Modena), travolto da un muletto. Al suo ricordo, come quello di tanti altri e altre, aggiungiamo l'auspicio di una rinnovata conflittualità diffusa che sia da argine e pungolo al lassez-faire omicida di padroni e padroncini, che si permettono licenziamenti facili anche per un like in più o un apprezzamento maldigerito su Facebook, come appena accaduto in Sardegna.

 

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