Una chiaccherata sulle elezioni in una crisi su un piano inclinato.

Inviato da redazione il Ven, 16/09/2022 - 11:52
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Tra una destra protezionista-neoliberista in economia e sovranista, reazionaria e fascista dal punto di vista politico/culturale guidata da Meloni, con il suo nuovo e presentabile doppiopetto di almirantiana memoria, e un cosiddetto centro-sinistra trasformatosi negli anni in una destra atlantista e confindustriale. Tra l'idea della ricostituzione di una nuova "sinistra" istituzionale nelle diverse sfaccettature: dalla neoinventata-progressista M5S a quella più "popolare" e gradualista di De Magistris con lo sponsor di Melenchon, con sullo sfondo un astensionismo che i sondaggi attestano a più del 40 %.

E' ancor di più necessario rilanciare la mobilitazione di classe come unica via per la costruzione di un coerente e cosequenziale punto di vista di classe su guerra e crisi.

Stiamo assistendo a un balletto ipocrita in una campagna elettorale a senso unico, ove non emergono sostanziali differenze tra le possibili politiche economiche nel quadro della compatibilità imposto dall'Europa. Il punto più alto delle polemiche tra i 2 poli più "rappresentativi", a parte lo scontro sul reddito di cittadinanza e sul possibile scostamento di bilancio nelle diverse gradazioni, si è ridotto al diverbio sulle sanzioni alla Russia, facendo leva sulle contraddizioni interne al centrodestra tra Fdi e la Lega per le sua trascorsa (?) alleanza organica con il partito di Putin.

Per il momento, la Meloni sta abilmente abbandonando la "camicia nera" sfoggiata nelle comparsate spagnole da Vox e rimuovendo dalla campagna elettorale buona parte dell'armamentario ideologico fascista e le aberrazioni storiche già sostenute come il concetto razzista di sostituzione etnica voluta dai "poteri forti mondiali", tranquillamente sovrapponibile alle "plutocrazie" del fu Mussolini e al "complotto giudaico-massonico" di Hitler.

Ma l’odio, la voglia di rivincita dopo anni di isolamento, il livore represso contro la Resistenza e ogni rappresentazione politica o culturale della sconfitta del regime fascista, è evidente in ogni sua presa di posizione. Ed è sopratutto riscontrabile nell’affermazione "abbiamo consegnato il fascismo alla storia", riportando in auge una famosa frase di Almirante in risposta a chi gli chiedeva dell'abiura mai fatta dal suo passato di torturatore fascista nel ventennio.

La complessiva situazione di crisi strutturale del modo di produzione capitalistico che sta sopravvivendo, in un trend negativo, con picchi e fiammate di profitto per pochi, è oggi accentuata dagli effetti dello scontro interimperialistico che, da una guerra economica senza confini, è esploso nel conflitto armato in Ucraina con all’orizzonte scenari ancor più gravi. Nessuna delle potenze mondiali ha intenzione di cedere lo scettro e, in questa escalation del conflitto economico e militare, nel quale è in gioco in maniera espressa l’egemonia globale del dollaro e degli U.S.A. in un mondo sempre più multipolare, le fratture sono tante al pari delle incognite sul loro sviluppo. Ma attuali ed evidenti sono gli effetti che questa crisi, la guerra e la speculazione organica all’attuale stadio del sistema capitalista, sta causando: un generale impoverimento delle classi subalterne e dei ceti medi con un'impennata dei costi energetici, variabile determinante nel definire il costo della vita nel suo complesso.

In questo quadro crediamo che Fratelli d’Italia non abbia grossi margini di manovra, nonostante i tentativi di Meloni di accreditarsi presso la finanza globale come partner affidabile. Certamente, al di là della propaganda demagogica che promette sgravi a pioggia e diminuzione di tasse, ci sarà un rafforzamento delle scelte di classe in continuità con il governo Draghi, unite al progetto di riforma costituzionale in senso presidenzialista. Questa grave affermazione potrebbe quasi sembrare un controsenso, ma ci dice invece molto del suo/loro substrato ideologico e valoriale, impregnato di un autoritarismo sintetizzabile nello slogan fascista “dio patria e famiglia. Il riverbero nella pratica di questa riflessione è che ci troveremo di fronte a un nuovo incrudimento della repressione contro le lotte politiche e sindacali, all’eliminazione dei pochi freni alla devastazione ambientale e contro il riscaldamento globale, all’attacco ai pochi diritti civili, alle donne e al diritto all'aborto, all’incremento del razzismo istituzionale e non solo, e all’omolesbotransfobia contro minoranze con scelte di vita non assimilabili all'idea e all'archetipo di famiglia patriarcale. Con l'aggravante pericolosa della legittimazione, sia istituzionale che a livello di massa, della presenza di quadri politici militanti della destra radicale in ogni luogo decisionale.

All’opposto c’è un centro-sinistra confindustriale, elettoralmente diviso in diverse sfaccettature l'una contro l'altra armate che, anche alle dichiarazioni di Meloni di volersi prendere ogni posto di comando annullando ogni supposta egemonia politica della "sinistra", non è riuscito nemmeno a suscitare un afflato comune per un possibile fronte repubblicano alla francese. Un fronte che probabilmente avrebbe attratto e riportato all'ovile, con qualche speranza di vittoria, i milioni di votanti dispersi nell'involuzione borghese del vecchio PCI, partito sicuramente revisionista e traditore della classe (si diceva una volta), ma ancora legato nominalmente a un'idea di graduale progresso sociale.

Ora invece vediamo riesumare strumentalmente un appello all'antifascismo, agli anticorpi del "popolo della sinistra" di una cosidetta Repubblica antifascista nata dalla Resistenza; ma questo non pagherà più elettoralmente perchè per anni, gli stessi, hanno fatto terra bruciata, se non concime, dell'antifascismo dal punto di vista valoriale e della memoria dell'eroica lotta di resistenza popolare, trasformato in un antifascismo paludato e utile alla propria legittimazione.

Ci teniamo inoltre a sottolineare la nostra lontananza da cartelli elettorali a sinistra, distanti dal conflitto reale che si è espresso in questi ultimi anni, e a criticare nel contempo il continuo ricorso a scorciatoie elettoralistiche in assenza di una prospettiva e di un'internità ai diversi conflitti.

Continuando la chiaccherata a ruota libera potremmo dire che, facendoci trasportare dall'odio per il fascismo nelle sue diverse forme, ci piacerebbe che gli epigoni del ventennio tornassero nelle fogne dalle quali sono usciti con una pericolosa voglia di rivincita, ma la crisi del sistema evidenzia un quadro complessivo ben più grave e ci indica un peggioramento delle condizioni di vita e dei livelli salariali.

Ed è su questo che una sinistra di classe deve fare leva per dare coscienza ed organizzazione anticapitalista ai milioni di lavoratori con salari fermi da decenni che si stanno impoverendo, ai ceti medi in via di proletarizzazione, alla massa di espulsi dalla produzione gettati in una condizione di sopravvivenza che sono terra di conquista per questa destra xenofoba e razzista.

Vorremmo che ci fosse un'intelligenza politica collettiva che spingesse tutti e tutte a un confronto per arrivare a una mobilitazione continua, a uno sciopero generale nei tempi che saranno necessari per organizzarlo su tutto il territorio nazionale come passaggio di lotta tattico per il rafforzamento della risposta di classe alla crisi e una prospettiva di lungo respiro. Prospettiva che non potrà che essere il ribaltamento dei rapporti di classe e il superamento di un sistema fondato sullo sfruttamente e sulla rapine, che produce esclusivamente povertà.

Per queste finalità continueremo a lottare.

I compagni e le compagne del CSA Vittoria