Sabato 11 luglio con la Palestina che resiste e in solidarietà con tutti gli arrestati palestinesi
Per una Palestina libera dal colonialismo sionista, in solidarietà ai prigionieri palestinesi e in preparazione della giornata di mobilitazione nazionale di sabato 18 luglio con presidi davanti alle carceri di Ferrara, Terni, Melfi, Rossano e Sassari
SABATO 11 LUGLIO CORTEO A MILANO con concentramento ore 18 in Piazzale Cadorna (M2) per terminare in Cordusio (M1)
MOHAMMAD HANNOUN – RAED DAWOUD – YASER ELASALY – RYAD ALBUSTANJI – ANAN YAEESH – AHMAD SALEM
e tutti gli altri “COLPEVOLI DI PALESTINA” LIBERI SUBITO!
LA SOLIDARIETA’ E’ UN’ARMA POTENTE. USIAMOLA!!
Le reti e i coordinamenti di solidarietà nelle diverse regioni dove sono situati le carceri che tengono rinchiusi i nostri compagni e fratelli di lotta, stanno lavorando per una giornata di presidi sparsi su tutto il territorio nella giornata del 18 luglio. Le reti di solidarietà al popolo palestinese della Calabria a Rossano per Yaser e Ahmad, della Basilicata a Melfi per Anan, di Ferrara per Raed, di Terni per Mohammad, di Sassari per Ryiad, si preparano a mobilitarsi e noi tutte e tutti della “Milano palestinese” dobbiamo supportare questa giornata di mobilitazione partecipando al più vicino presidio davanti al carcere di Ferrara.
Il governo Meloni continua a dimostrarsi un fedele alleato dell’alleato Netanyahu a capo dell’entità coloniale sionista. Fedele portavoce e servo del sionismo, il governo Meloni si è impegnato in una repressione mirata e feroce contro la solidarietà espressa a ogni livello negli ultimi 30 mesi. A questi arrestati, oggetto di una feroce repressione e criminalizzazione politico/giudiziaria, se ne aggiungono altri un po’ alla volta imputati di “terrorismo della parola“. Un “reato” infame, fascista e non comprovabile da prove oggettive se non a fronte di un pregiudizio sionista. Affermare che la Resistenza sia un dato storicamente legittimo e ineludibile per popoli oppressi e colonizzati come i popoli palestinese e libanese, sembra diventato il pretesto per arrestare, denunciare e perquisire le abitazioni di un numero sempre maggiore di donne e uomini solidali con la sofferenza del popolo palestinese.
Da una parte il governo Meloni supporta militarmente ed economicamente l’entità coloniale sionista Israele campionessa di suprematismo ebraico, mentre dall’altra sta accelerando sul piano repressivo per chiudere la bocca a chi scende in piazza da 30 mesi contro il genocidio palestinese ancora in corso e contro l’escalation di guerra imperialista che sta portando il pianeta verso l’abisso di una guerra mondiale. Il chiaro obiettivo è seminare paura, dividere e desolidarizzare, isolare per reprimere, imbastire montature giudiziarie e speculazioni politiche montate ad arte con campagne mediatiche contro chi si oppone al genocidio e si schiera apertamente contro imperialismo e sionismo. Lo stesso governo Meloni, Salvini, Taiani, Vannacci che, riesumando ufficialmente le loro radici impregnate di xenofobia e suprematismo bianco, sta rilanciando la propria campagna elettorale sulla questione dell’immigrazione e dell’islamofobia seguendo il progetto palesemente razzista della Remigrazione, nelle sue diverse sfumature, rilanciando “l’epica fondamentalista” delle Crociate Cristiane contro gli infedeli.

Il blocco politico nero Meloni/Salvini/Taiani/Vannacci mentre persegue il progetto della trasformazione dello stato in un senso sempre maggiormente autoritario per il controllo e la repressione di ogni possibile e necessario movimento di classe e sociale a partire dalle contraddizioni che la crisi apre, dall’altra apre la “caccia” a ogni diversità di colore della pelle, religione e identità sessuale che non sia quella normata come patriarcale e unicamente (pubblicamente) eterosessuale all’insegna della loro acclarata omolesbobitransfobia. Il progetto di società a cui stanno lavorando è quello di un nazionalismo in una società gerarchizzata fondato sul razzismo etnico e sull’appartenenza a una supposta “identità nazionale” fondata sul sangue. Quale migliore nemico se non il popolo palestinese, “terrorista” in quanto tale e in maggioranza islamico, e quindi la solidarietà internazionale che lo difende e sostiene?
Stiamo assistendo alla riproposizione degli stereotipi sub culturali che hanno favorito i pogrom contro gli ebrei in Germania e nell’Italia fascista con le leggi razziali del 1938 scritte e annunciate da quell’antisemita torturatore di partigiani di Giorgio Almirante al quale ancora si ispira ideologicamente la Meloni e il suo partito. Ma dopo i pogrom arrivarono i campi di concentramento e di sterminio dell’Olocausto.
Al grande capitale finanziario e produttivo italiano, che sostiene la destra al governo per difendere i propri interessi di classe e il profitto, non serve più un ingombrante “fascismo con gagliardetti e in camicia nera”, come tra la prima e la Seconda guerra mondiale. Non sarebbe utile questa modalità di comando di classe e di potere (anche se a qualcuno al governo piacerebbe tanto poter indossare la divisa da aguzzino delle SS.…). Ma sarebbe certamente più funzionale alla sopravvivenza strategica dei suoi privilegi di classe una gestione dello stato sempre più fortemente autoritaria con i “pieni poteri” in mano alla capa o al capo dell’esecutivo, una società gerarchizzata e militarizzata dove formalmente con leggi “law and order” e decreti chiamati sicurezza ma anche con la “consuetudine sostanziale” (colpisci il “diverso” che non si conforma) della criminalizzazione, ci sia il controllo e la possibilità incondizionata di reprimere ogni forma di dissenso e opposizione di classe e sociale.
L’obiettivo è il farci inginocchiare supini, se non persino consenzienti, davanti alla tendenza della trasformazione in economia di guerra, all’incremento dello sfruttamento di classe, all’aumento esponenziale degli investimenti nel riarmo con il taglio alle spese e ai servizi sociali. Ed è su questo e contro di questo che è necessario mobilitarsi.

Per questo la solidarietà al popolo palestinese investe e attraversa ogni prospettiva di trasformazione della società capitalista fondata sullo sfruttamento di classe. La mobilitazione per fermare il genocidio palestinese, contro il colonialismo sionista, la stessa specifica campagna per la difesa del diritto alla vita per il dottor Abu Safiya, per la liberazione della Palestina dalle catene del colonialismo suprematista sionista e dall’imperialismo, la solidarietà internazionalista, la lotta per il diritto di sciopero, la lotta per il salario, per la casa, per una sanità universalistica gratuita, per la difesa dell’ambiente, ogni lotta a partire dalle condizioni materiali che la crisi economica capitalista approfondisce ed esaspera, sono parti di un conflitto globale per l’affermazione di un’idea di società che ponga al centro i bisogni di ogni lavoratore e lavoratrice, di ogni essere umano, di ogni sfruttat@ e non il profitto per pochi.
La solidarietà per i nostri compagni e fratelli palestinesi detenuti, è parte di questo conflitto più complessivo al quale nessun@ si deve sottrarre perché il non schierarsi è funzionale al favorire l’isolamento e la criminalizzazione del loro lavoro di solidarietà e di resistenza a fianco del popolo palestinese e delle lotte dei lavoratori per una società basata su uguaglianza e solidarietà.
CONTRO IMPERIALISMO E SIONISMO – CONTRO GUERRA E RIARMO
CONTRO IL GOVERNO MELONI ESPRESSIONE DEGLI INTERESSI DI CLASSE DI CHI VIVE DEL NOSTRO SFRUTTAMENTO
Per il diritto all’esistenza e alla Resistenza, per il ritorno dei profughi e la liberazione di ogni prigionier@ palestinese.
Per il diritto all’ Autodeterminazione del popolo palestinese.
Per una Palestina libera dal fiume al mare senza più razzismo, apartheid e discriminazione sionista su base etnica o religiosa con Gerusalemme capitale.
Per un mondo di liberi e uguali libero da guerra e sfruttamento di classe!
Con la Palestina nel cuore!
Continua la campagna di sottoscrizione per l’Associazione Ghassan Kanafani che gestiva l’Asilo Vittorio Arrigoni a Gaza purtroppo distrutto e che ora lavora per il sostegno alle famiglie. Per informazioni e versamenti: ricostruiamoasilovik.it




Commento all'articolo