Caricamento in corso
×

Sabato 24 ottobre – Tutte e tutti nella piazza della SOLIDARIETA’ contro guerra e genocidio – contro imperialismo e sionismo

CONTRO GUERRA – CONTRO IL GENOCIDIO DEL POPOLO PALESTINESE 

CONTRO RIARMO – CAROVITA – CARO AFFITTI – ATTACCO AL WELFARE E AI DIRITTI – NO ALLO STATO DI POLIZIA.

PARTECIPIAMO ALLA PIAZZA DELLA SOLIDARITA’ con L’Associazione Palestinesi In Italia, l’Associazione Donne Palestinesi

Tutti e tutti sabato 24 ottobre ore 16 in piazza Leonardo da Vinci.

Parliamoci chiaro. Non faremo un passo in avanti se ci affideremmo esclusivamente a banali analisi sociologiche o peggio ancora da bar (buoni e cattivi, violenza e non violenza) se non saremo in grado di capire la materialità delle contraddizioni di classe che ci circondano e quello che sta accadendo nelle ricche metropoli. Non ci sono semplificazioni e il punto di partenza complessivo dal quale partire che continuiamo e continueremo a denunciare è che l’Italia è coinvolta a pieno titolo nella guerra mondiale a pezzi che sta infiammando il mondo. La crisi generale di un modo di produzione basato sul profitto e sullo sfruttamento di esseri umani e natura ha prodotto una tendenza alla guerra per la sua stessa sopravvivenza determinando l’aumento esponenziale delle disuguaglianze.

Per avvicinarci a comprendere quello che è accaduto dobbiamo innanzitutto lasciare fuori dalla porta le…stronzate perbeniste di chi guarda le contraddizioni reali dal salotto buono di casa sua sia nella versione fascista e razzista di meloni e Salvini che quella più “buonista” del…”bisogna comprendere“.

Ma cosa c’è da capire e comprendere? Se non vogliamo però adeguarci alla superficialità (come piacerebbe ai padroni) delle interpretazioni che circolano, dobbiamo partire da lontano, da quando il capitale ha scomposto la ” grande fabbrica” smantellando l’uno dopo l’altro i grandi poli industriali che tenevano centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori legati alle stesse catene dello sfruttamento di classe creando così le condizioni per una presa di coscienza collettiva della propria condizione. Le rivendicazioni operaie erano sostenute da una collettività di famiglie e diffuse in tutto il territorio che si identificava in un processo collettivo, la lotta di classe, di emancipazione dal comando e dagli interessi dei padroni. La scomposizione della produzione (della quale si è cancellata la memoria) nei mille rivoli della fabbrica diffusa ha spostato e parcellizzato nei territori i luoghi fisici della produzione imponendo forme di contratto che hanno atomizzato, individualizzato e indebolito la forza di ogni singolo lavoratore o lavoratrice davanti al comando del padronato con il ricatto di poter accedere a un salario anche misero accettando una condizione di precarietà a tutti i livelli.

Far perdere al “lavoro” nel suo complesso (inteso come classe lavoratrice consapevole del proprio ruolo e della propria identità collettiva), la centralità dello scontro con il “capitale” è il presupposto voluto dalle classi al potere per indurre a rivendicazioni corporative, parziali e settoriali. Il racconto padronale (e non solo) che non esista più una classe operaia è stato funzionale alla spinta verso forme individuali, anzi individualistiche, di sopravvivenza. 

L’immagine (falsa) di una società fatta di lustrini e di ricchezza ostentata come (dis)valore assoluto di riferimento ci viene sbattuta in faccia in una situazione di crisi con l’emersione di una povertà strutturale sempre più allontanata dal centro di Milano con i processi di gentrificazione che tutti riconoscono. In Italia in questo preciso momento ci sono circa 6.000.000 di donne e uomini che sono stati privati del diritto alla cura e 5.000.000 di donne e uomini che sopravvivono sotto la soglia della povertà. Tutte e tutti noi, quotidianamente quando facciamo la spesa, vediamo come i nostri salari e pensioni perdano il loro valore reale. Tutti i giorni vediamo industrie che chiudono perché capitalismi più forti e potenti prendono il sopravvento. E non è questione di cattiveria padronale, anche, ma è il sistema economico capitalista che funziona sulla base della ricerca massimizzata di un tasso di profitto che non deve mai calare facendone pagare le conseguenze sulla classe lavoratrice e le sue famiglie.

Questa è la materialità delle contraddizioni che smaschera la propaganda governativa e Meloniana di un’Italia dorata e felice basata sulla perversa e ipocrita ideologia della “meritocrazia” e della scalata sociale e che ha spinto le mobilitazioni dal nord a sud. Questa è la profonda matrice concreta delle mobilitazioni che stanno attraversando l’Italia con diverse impostazioni e contraddizioni insieme a una richiesta di un futuro migliore per le nuove generazioni, insieme a tanta rabbia da chi arriva dalle periferie, a tanta speranza di giustizia sociale e vicinanza al popolo palestinese. Motivazioni diverse che convivono nelle stesse piazze.

Vorrebbero invece che ci trasformassimo tutte e tutti in soldatini pronti all’obbedienza, tante e tanti arrampicatori sociali disposti a calpestare chiunque per arrivare al “successo”. 

Hanno seminato violenza e questo è il risultato. Hanno creato muri di isolamento, di discriminazione sulla base di una xenofoba profilazione “razziale”, di marginalità sociale, di razzismo, di islamofobia e questo è il risultato.

La ventata di ribellione che arriva da altri paesi europei, la frustrazione del dover assistere impotenti al genocidio in diretta del popolo palestinese con la complicità del governo italiano in camicia nera sono certamente ulteriori componenti che spingono “alla rivolta”. Una ribellione che certamente, in qualche caso, ha la connotazione di un’identificazione nella “merce” da parte di una generazione etichettata e condannata all’esclusione. Una marginalizzazione all’ interno della società capitalistica che comunque ha cresciuto e nutrito questa generazione con il consumismo e per la quale la “merce” (anche di marca) diventa uno dei pochi modi di riconoscimento pubblico. Tutto questo è ovviamente diverso dalla rabbia sociale per una condizione collettiva della quale prendere coscienza.  Ma la realtà presenta il conto al di fuori di ogni paternalismo, di ogni giustificazionismo, di ogni edulcorazione o peggio di ogni vigliacca presa di distanza.

Attenzione, non vogliamo insegnare niente a nessuno e non vogliamo applicare in maniera schematica e sostanzialmente idiota degli schemi di analisi precostituiti a una realtà in continuo movimento ed evoluzione e non dobbiamo certamente caricare di responsabilità quelle centinaia se non migliaia di ragazze e ragazzi che hanno riempito le piazze sulla base di una chiamata social. Ma stiamo con i piedi per terra e non dobbiamo, per la frustrazione per la nostra scarsa capacità di incidere sulla realtà, immaginare fughe in avanti e lanciarci in un’apologia miope del “Popolo degli abissi” (Jack London).

Partiamo invece dalla realtà entrando in quelle contraddizioni e lavoriamo per cambiare i rapporti di forza e incidere collettivamente nelle condizioni materiali che la crisi ci impone. Ricomponiamo e unifichiamo le diverse lotte. Facciamo fronte e prepariamoci fin da subito a un imbarbarimento della repressione agognato da un governo servo degli interessi della classe al potere che ci vorrebbe tutte e tutti irregimentati e piccoli ingranaggi di una macchina da guerra per il profitto del capitale. Non abbandoniamo le piazze, non lasciamo le piazze a polizia e fascisti, continuiamo il nostro percorso di solidarietà concentrando le forze e unificando le lotte. Il genocidio in Palestina e la pulizia etnica in Cisgiordania continua. Non restiamo in silenzio, non pieghiamo la testa, contro imperialismo e sionismo, contro guerra e sionismo, contro il carovita, il taglio delle spese sociali, contro la gentrificazione e l’espulsione dei ceti popolari in periferie sempre più marginalizzate e militarizzate. Contro islamofobia e antisemitismo, contro la xenofobia che vuole dividere la nostra classe, contro razzismo e fascismo.

NO ALLO STATO DI POLIZIA!

A FIANCO DEL POPOLOPALESTINESE CHE RESISTE.

A FIANCO DELLA RESISTENZA PALESTINESE INDISPENSABILE PER UN LIBERO PROCESSO DI AUTODETERMINAZIONE!

Con la Palestina nel cuore!

Partecipa alla raccolta fondi: www.ricostruiamoasilovik.it

Commento all'articolo