Caricamento in corso

Sabato 7 novembre: CORTEO A MILANO, dopo il 30 non ci fermiamo – prossime scadenze

Leggi, diffondi e PARTECIPA!! 

LA LOTTA CONTINUA

12 NOVEMBRE – PRESIDIO davanti al tribunale di Genova per l’udienza preliminare per Mohammad Hannoun, Raed Dawoud, Yaser Elasaly, Riyad Albustanji, nella quale verrà deciso il loro rinvio a giudizio. La procura ha chiesto l’inserimento dello “stato d’Israele” come parte lesa …

13 NOVEMBRE – PRESIDIO davanti alla Cassazione a Roma per il ricorso di Yaser e Ryiad contro la misura cautelare in carcere

20 NOVEMBRE – SCIOPERO GENERALE e mobilitazione internazionale studentesca con cortei in molte città contro RIARMO, CAROVITA, GUERRA e GENOCIDIO PALESTINESE, riarmo e aumento del costo della vita 

26 NOVEMBRE – PRESIDIO al tribunale di Campobasso per l’appello per Ahmad Salem

DOPO LO SCIOPERO DEL 30 OTTOBRE NON CI POSSIAMO FERMARE!

Il 30 ottobre scorso l’Italia è stata attraversata da più di 60 manifestazioni rese vive e animate con entusiasmo da lavoratori*e student*. C’è chi parla di più di un milione di manifestanti, ma crediamo non sia il dato quantitativo che conti, o quantomeno non è solo questo che conta. Ciò che soprattutto deve essere evidenziato è la presenza indiscutibilmente maggioritaria di nuove generazioni che hanno scelto da quale parte stare. 

Una partecipazione massiccia che ha reso ancor più evidente l’inutile retorica della grancassa governativa e mediatica fascista (loro non si offendono neanche più…) che ha cercato di criminalizzare preventivamente i cortei paventando chissà quale insurrezione chiamata a tavolino con i social. 

C’è invece stata una grandissima ed entusiasmante risposta popolare e di massa al governo Meloni che ha perso la sua scommessa terrorista di svuotare le piazze costringendole al silenzio. 

Questa giornata di mobilitazione è stata la più grande, chiara ed evidente risposta al terrorismo di stato, alla repressione indiscriminata e alle leggi sicuritarie dei cosiddetti pacchetti sicurezza che, dopo le giornate di mobilitazione del 17 e del 18 ottobre a Milano e in altre città d’Italia, sono stati ulteriormente implementati.

L’Italia che è scesa in piazza ha detto a chiare lettere NO alla guerra! NO al genocidio! NO al riarmo e agli investimenti miliardari in sistemi di guerra che hanno quale diretta conseguenza il continuo impoverimento del sistema sanitario pubblico, l’istruzione e la formazione universitaria, i complessivi dispositivi dello stato sociale. 

La legge di bilancio appena discussa né è la plastica rappresentazione in termini di tagli draconiani alla spesa pubblica e sociale con l’esplicito fine di garantire gli impegni presi con la NATO e rispettare i patti dell’austerità comunitaria (che il governo Meloni ha votato senza battere ciglio). 

Ma è stata una mobilitazione che ha anche gridato un forte NO alla criminalizzazione degli abitanti dei quartieri periferici, dove viene riproposta la logica del ghetto, della marginalizzazione e dell’isolamento sociale, della profilazione razziale per chi arriva da paesi più poveri. Ghetti che diventano anche escludenti per le famiglie impoverite da bassi salari (ora sempre più erosi dall’inflazione), dai tagli e dall’assenza di politiche inclusive, ma determinate alla creazione di “inediti” pericoli da agitare per parlare “alla pancia” di un ceto medio altrettanto impoverito dalla contrazione economica. Quelle piazze hanno invece ribadito che, davanti al potere dei padroni, non esiste alcuna divisione su base etnica, luogo di provenienza, colore della pelle, identità sessuale.

Parole d’ordine e piattaforme (contro l’imperialismo, contro guerra e militarismo, contro la devastazione sociale e lo sfruttamento connaturati al capitalismo, contro i tagli alle spese sociali e al carovita) che trovano la propria eco in tutta Europa: sono infatti mesi che mobilitazioni altrettanto massicce stanno attraversando le piazze francesi, tedesche, spagnole e portoghesi (in queste ultime il diritto alla casa e a politiche che si oppongano alla rendita e all’estrazione di profitti dall’abitare sono peraltro preponderanti). 

La crisi di un modo di produzione fondato sullo sfruttamento di esseri umani e risorse di un pianeta sempre più devastato e sull’orlo del collasso ambientale sta aggredendo le condizioni di vita delle classi subalterne. 

Le guerre imperialiste hanno prodotto un innalzamento esponenziale del costo dell’energia e, per ricaduta, gli ultimi dati indicano un’inflazione al 5,4% con particolare incidenza sul prezzo dei beni alimentari. Questo si traduce in un ulteriore impoverimento oggettivo e proporzionale ai livelli salariali delle classi che sopravvivono con stipendi che perdono progressivamente potere d’acquisto.

Mentre le società imperialiste più avanzate – e in crisi – hanno prima generato e spinto e ora stanno alzando pericolosamente l’asticella di una guerra mondiale a pezzi nella quale l’Italia, grazie al governo Meloni, è sempre più coinvolta. 

Ma quelle piazze, lo ribadiamo, hanno dichiarato il loro netto e assoluto rifiuto delle loro guerre parlando invece di futuro, di solidarietà, di pace. Altrettanto hanno fatto i lavoratori portuali che in maniera coordinata sono riusciti a bloccare la logistica e il traffico marittimo in 113 porti, ventidue paesi e in tutti i continenti: uno sciopero internazionale unico ed esemplare che ha interrotto quella che è ancora oggi la principale via di circolazione delle merci (armi incluse).   

Un’interpretazione genuina e spontanea, una spinta dal basso che forse non si è ancora coniugata completamente con la stretta esigenza ben più radicale di una lotta fondata sulla prospettiva di una società basata sull’uguaglianza sociale. 

Vogliamo aggiungere, come contributo al dibattito e al sostegno delle prossime scadenze, che prendersi una piazza, una tangenziale, occupare un porto, resistere alle cariche delle forze repressive, impedire che almeno per quel giorno non si trasportino armi per le guerre imperialiste e per l’arricchimento del comparto industriale bellico capitalista, sono pratiche del conflitto assolutamente giuste e da rivendicare collettivamente e da supportare con ogni mezzo e con la partecipazione di tutte e tutti. 

Ma la loro valenza di rottura radicale è proporzionale a una prospettiva consapevole, collettiva, unitaria e rivoluzionaria, del capovolgimento dei rapporti di forza con la classe al potere per una società da costruire dove la complessità dei bisogni reali di donne e uomini, il rispetto dei cicli ecologici del pianeta, sia fondamento e motore di una società fondata sulla solidarietà e sull’uguaglianza e non sul profitto. 

Mentre crisi economica e guerre stanno modificando gli assetti statali con forme di governo sempre più autoritarie e repressive, tocca a noi tutte e tutti, ai lavoratori e alle lavoratrici, ai precari e alle precarie, a chi sembra essere destinato a una vita di marginalizzazione e disoccupazione, a chi vede negato un futuro migliore, prendere coscienza, fare opposizione valorizzando la propria identità di classe e scegliere da che parte stare.

Per costruire una reale alternativa, fuori dalle logiche istituzionali di sistema, un’alternativa che crei profonde e reali basi per la costruzione di un mondo nuovo.

PALESTINA LIBERA DAL FIUME AL MARE!

CONTRO IL SIONISMO E LA SUA VIOLENZA ORA E SEMPRE RESISTENZA!

Il popolo palestinese, il suo genocidio, il suo martirio e la sua sofferenza sembrano scomparsi da giornali e telegiornali.

Al vecchio “buono” e, quando va bene, paternalista occidente invece complice della violenza sionista sembra enormemente più importante sottolineare l’esistenza di una purtroppo esigua opposizione interna all’impianto razzista, suprematista dell’entità coloniale sionista chiamata Israele che rimarcare che governo e opposizione sono sostanzialmente simili nella loro valenza politica ideologico-religiosa.

Le centinaia di migliaia di persone in piazza per evitare gli “strappi alla democrazia” attuati dall’assassino Netanyahu erano evidentemente interessati e proiettati esclusivamente verso la loro “democrazia razziale“. Qualcosa di riferito solo all’autoproclamato “popolo eletto” interpretato nella sua accezione messianica, retriva e fascista senza alcun minimo riconoscimento per i più di 2.000.000 di palestinesi senza diritti che vivono e sostengono con il loro sfruttamento l’economia della colonia sionista.

La differenza più evidente tra il Likud del criminale Netanyahu e il partito Yashar dell’ex generale dell’IDF (…) Eisenkot è che uno è per il genocidio e l’altro è per la pulizia etnica …”senza eccessi”. 

A tal punto che la crescita esponenziale del voto PALESTINESE, definito indistintamente arabo nell’entità coloniale sionista chiamata israele e frutto dell’istinto di sopravvivenza non è presa per ora in considerazione.

Il genocidio continua e altrettanto il martirio del popolo palestinese. 

Continua lo stillicidio di stragi di massa senza più il clamore mediatico e della protesta umanitaria. Per questo confermiamo la nostra solidarietà, il nostro affetto, la nostra vicinanza al popolo palestinese e alla sua resistenza ancora oggi in grado di rappresentare un ostacolo al criminale ingranaggio dello sfruttamento imperialista nella sua proiezione bellica e nel controllo dei flussi e delle risorse energetiche che fanno diventare così importante l’Asia occidentale dal punto di vista geopolitico.

Siamo con il popolo palestinese con il suo SUMUD, con la sua capacità di restare umani dopo anni di genocidio, di bombe, di fame e sete, di mancanza di cure immersi in una difficoltà di sopravvivere che ha dell’eroico oltre che di impensabile. Il popolo palestinese è un grande esempio di umanità e solidarietà insieme alla sua Resistenza che ha combattuto, combatte e combatterà contro imperialismo e sionismo, contro la barbarie per una Palestina libera dal fiume al mare, terra di pace e di convivenza.

Rilanciamo un’immagine e un ricordo impresso nella memoria di chi è schierato dalla parte giusta della barricata della storia dell’umanità.

DOMENICA 29 OTTOBRE 2000
Faris Odeh lancia una pietra contro un carro armato sionista.

Faris Odeh era un ragazzo palestinese che viveva con i suoi genitori, Fayek e Anam, e i suoi otto fratelli nel quartiere Zeitoun di Gaza City. Il 29 ottobre 2000, durante la Seconda Intifada, Laurent Rebours dell’Associated Press scattò una fotografia che colpì l’immaginazione e l’attenzione del mondo intero. Quella fotografia ritrae Faris Odeh, un ragazzo di 14 anni, solo, armato di pietra, che affronta senza paura un carro armato israeliano. Dieci giorni dopo, l’8 novembre, in un altro scontro, vicino al valico di Karni, Faris Odeh si è chinato per raccogliere un’altra pietra da terra e in quel momento un soldato israeliano gli ha sparato alla nuca. Faris Odeh era molto vicino a un carro armato israeliano quando è caduto e i suoi amici hanno dovuto aspettare un’ora per potersi avvicinare senza il rischio di essere colpiti anche loro da un proiettile. Appena hanno potuto, sono corsi da lui, lo hanno preso in braccio e lo hanno portato via in ambulanza. Faris è stato dichiarato morto all’arrivo in ospedale. Diecimila persone hanno partecipato al funerale di Faris Odeh. Faris Odeh non è riuscito a distruggere nessun carro armato con le sue pietre, nemmeno a graffiarlo, ma è stato ucciso da un carnefice con la divisa dell’IDFcon la bandiera dell’entità coloniale sionista e quella immagine è diventata un simbolo dell’Intifada e della Resistenza popolare palestinese. Il suo coraggio lo ha trasformato in un simbolo che da allora non ha smesso di crescere e che continuerà a crescere lentamente e inesorabilmente fino al giorno in cui la memoria del piccolo Faris insieme a quella delle centinaia di migliaia di martiri del genocidio palestinese inchioderà davanti al tribunale della storia l’entità coloniale razzista Israele, insieme con tutti i suoi alleati e complici, e la Palestina non sarà liberata dall’occupazione sionista dal fiume al mare.

CON LA PALESTINA NEL CUORE!

CONTRO IMPERIALISMO E SIONISMO!

CONTRO GUERRA, SFRUTTAMENTO E PRECARIETA’

PER UNA SOCIETA’ SENZA CLASSI DI LIBER@ E UGUALI.

Le compagne e i compagni del Csa Vittoria 

Aggiornamento sulla campagna di raccolta fondi www.ricostruiamoasilovik.it: Segnaliamo che abbiamo appena effettuato un ulteriore bonifico di contributi e fondi raccolti dalla campagna nazionale “Ricostruiamo l’asilo Vik”. L’organizzazione “Al Ard”, che sostiene lo sviluppo e l’emancipazione degli agricoltori palestinesi costretti all’occupazione sionista e alla continua rapina di terre e risorse, cui avevamo in passato inviato quanto generosamente raccolto da realtà politiche e sindacali, singoli compagni e singole compagne, ha purtroppo i conti correnti bloccati dall’entità sionista (i fondi sottratti e diversi/e militanti imprigionati). Abbiamo quindi aderito al suggerimento del compagno con cui siamo in contatto in Palestina di acquistare acqua potabile da un fornitore in loco da distribuire alla popolazione allo stremo e privata dei beni di prima necessità.     

Commento all'articolo