SABATO 18 OTTOBRE ANCORA IN PIAZZA CON IL POPOLO PALESTINESE E LA SUA RESISTENZA
SABATO 18 OTTOBRE invitiamo tutt@ a partecipare al CORTEO ore 15 Piazza Udine con termine in Piazza Leonardo da Vinci organizzato da
Associazione palestinesi in Italia – Associazione donne palestinesi – Global Movement to Gaza
NON LASCIAMO SOLO IL POPOLO PALESTINESE!
L’UNICA VERA PACE POSSIBILE E’LA PALESTINA LIBERA DALLE CATENE DEL COLONIALISMO GENOCIDA SIONISTA.
PER LA LIBERAZIONE DI TUTTE E TUTTI I/LE PRIGIONIERE PALESTINESI
CON IL POPOLO PALESTINESE E LA SUA RESISTENZAPER L’AUTODETERMINAZIONE!!
La parola pace è una parola bellissima che diventa fuorviante quando viene usata strumentalmente dal nemico genocida come un’arma contro il popolo palestinese.
La situazione ci offre molto su sui riflettere e su cui impegnarsi nella lotta in solidarietà al popolo palestinese e alla sua Resistenza sul terreno dell’antimperialismo. Questa volta il nostro appello alla partecipazione sarà espresso nella forma di una riflessioni per punti sintetici.
E’ grande come il mare di Gaza la nostra gioia nel sapere che le nostre sorelle e i nostri fratelli palestinesi potranno godere almeno di un periodo in cui andranno a dormire con la certezza di potersi svegliare, quantomeno la grande maggioranza considerando che i macellai continuano ad infierire con bombe e droni. E’ incommensurabile la nostra gioia nel sapere che stanno finalmente, finalmente incominciando ad entrare gli aiuti umanitari anche se l’accesso dipende ancora dall’arbitrio della canaglia sionista nel decidere se la Resistenza stia rispettando o meno gli accordi siglati. Il sopravvivere del popolo palestinese a 2 anni di scientifico annientamento nazista è già un grande segno di Resistenza. Nella sicurezza delle nostre case crediamo sia inimmaginabile anche solo arrivare a comprendere la dignità, il Sumud, la determinazione di chi, sfollato/a anche 20 volte, trascina su un carretto quello che è rimasto della propria vita, per tornare nel nord della striscia dove la/o aspetta una distruzione in cui nulla è distinguibile. Un tappeto di macerie che però nascondono e custodiscono i corpi di probabilmente decine di migliaia di donne e uomini, bambini e bambine che mancano all’appello. Un tappeto di distruzione dal quale si sta però ritirando l’esercito nazi sionista restituendolo ai palestinesi.
Vorremmo che tutto questo fosse l’inizio di un credibile processo di pace ma ogni tratto della quotidianità ci restituisce l’impressione solo di una tregua che la Resistenza, non sconfitta e in grado di infliggere colpi contro il nemico, ha giustamente concordato con dignità in considerazione delle condizione sotto il livello della sopravvivenza del suo popolo.
Lo smagliante incedere da neo-imperatore dell’ assassino Trump sui tappeti della Knesset o nel mega-resort di Sharm el Sheikh è la fotografia autocelebrativa dell’imperialismo e del neo-colonialismo affaristico e mercantilistico occidentale. Il contorno degli inchini davanti a questa autocelebrazione ci spiega infatti molto sul nuovo “ordine mondiale” in cui sembra non ci sia posto per il popolo palestinese.
Gli interessi del paese capofila dell’imperialismo occidentale sono evidentemente imperniati sul ridisegnare economicamente e politicamente tutta la zona del Medio Oriente Arabo, ma anche non arabo con la riduzione del ruolo di potenza locale dell’ Iran, con l’aggiunta della ciliegina sulla torta dell’appropriazione delle risorse energetiche (gas) custodite dal mare palestinese di Gaza e la possibilità di utilizzare la mano d’opera a basso costo rappresentata dal popolo palestinese per la ricostruzione della stessa Gaza per cui cui in molti si si stanno candidando, Italia inclusa, in considerazione del fatto che l’83% della case di gaza sono distrutte o danneggiate. L’obiettivo vero di questo interesse alla “pace” di questi sciacalli è riuscire a dividersi gli appalti per i 50 miliardi di dollari. La ricostruzione di Gaza e la ripresa degli accordi economico-affaristici di su larga scala sono l’aspetto strutturale di questa operazione che l’assassino affarista Trump ha ora imposto semplicemente riprendendo gli accordi avanzati da Biden e già siglati nel gennaio 2025 e successivamente violati unilateralmente a marzo dall’entità coloniale sionista chiamata Israele anche se sembra che nessuno lo ricordi. La dichiarazione dell’assassino Trump alla Knesset ammiccando al suo socio macellaio Netanyahu … “Vi abbiamo dato tante armi e voi le avete usate bene. Sapete come usarle bene. Questo ha portato alla pace” ... ha il sapore del sangue del popolo palestinese immolato sull’altare del profitto imperialista e sionista. Sono il presupposto chiarificatore della parola “pace” incisa su una pietra tombale che sigilli definitivamente ogni speranza di autodeterminazione del popolo palestinese che difatti non compare e non viene neanche accennata negli “accordi”. I milioni di persone scese in piazza e l’isolamento mondiale della ferocia del cancro sionista hanno pesato su questa prima parte di tregua ed è quindi necessario ora più che mai continuare la mobilitazione in solidarietà al popolo palestinese e alla Resistenza anche in previsione di un nuovo possibile ciclo di lotte di Liberazione.
Il ritiro dell’esercito e la demolizione degli insediamenti dei coloni sionisti in Cisgiordania è completamente assente dal tavolo del presunto accordo mentre continua la violenza dei coloni e dell’ idf contro i contadini palestinesi per quella che è universalmente riconosciuta come una pulizia etnica. Giorno dopo giorno aumenta il numero dei checkpoint che sono arrivati ad oggi al numero esorbitante di 1274 con l’obiettivo esplicito di rendere impossibile gli spostamenti e la vita. Giorno dopo giorno vengono assaltati i villaggi, picchiati e minacciati quando non uccisi uomini donne e bambini, sradicate le piante di ulivo, rubato o ucciso il bestiame e questa è la pace sionista imposta al popolo palestinese.

Il futuro è estremamente incerto e ci affidiamo all’orgoglio, alla dignità, al Sumud oltre l’immaginabile e alla determinazione del popolo palestinese e della sua Resistenza a cui non mancherà mai il nostro sostegno collettivo per contrapporsi al progetto sionista già tracciato di azzeramento della sua stessa identità. In quel piano di pace “tombale” non c’è spazio per l’Autodeterminazione del popolo palestinese come punto di arrivo di un processo di lotta e di Resistenza. Non è neanche contemplata l’idea di un ipotetico e fantomatico “stato palestinese”. Altro che continuità territoriale tra Gaza e Cisgiordania, altro che 2 popoli per 2 stati come subordinazione definitiva al colonialismo sionista.
Non ci può essere vera pace senza il riconoscimento del torto, senza l’azzeramento di ogni impunità, senza che l’entità coloniale sionista israele venga inchiodata al suo ruolo di carnefice e genocida. Senza che si possa realizzare una Palestina libera dalle catene del colonialismo sionista dal fiume al mare. Terra di pace, di convivenza, di uguaglianza di diritti. Un passo alla volta, con la Resistenza per l’Autodeterminazione.
Ma anche in Italia giorno dopo giorno si sta modificando il quadro politico. Finita l’ubriacatura per la Flotilla all’interno della cosiddetta sinistra istituzionale nella sua svilita accezione puramente umanitaria, è ripartita la canea reazionaria per criminalizzare la Resistenza palestinese e la solidarietà con l’intento di normalizzare e depotenziare quel movimento enorme che è sceso nella piazze.

Il governo Meloni sgomita per la ricostruzione e per un posto al sole sotto le ali protettive del complice Trump con la prospettiva di un riarmo globale con costi abnormi (dai 600 agli 800 miliardi di euro) all’interno del quadro di un’ Europa con un baricentro sempre più a destra, autoritario repressivo e guerrafondaio. Anche ascoltando le prime voci sulla prossima finanziaria si capisce che la sostanza è di semplice galleggiamento sulla crisi senza intaccare gli interessi di chi si è ingrassato sulle spalle dei lavoratori e delle lavoratrici. Controllo del deficit, tagli e mancette che non servono certo a recuperare l’inflazione dovuta alla crisi e alla guerra. Come dato storicamente le camice nere sono sempre al servizio dei padroni. Loro fanno la loro parte di lotta di classe ma tocca a noi assumerci la responsabilità di fare la nostra parte nella prospettiva di una trasformazione strutturale del presente.
Siamo convinti che le mobilitazioni in solidarietà al popolo palestinese abbiano fatto da catalizzatore anche di rabbia e malcontento sociale per le condizioni materiali di precarietà della vita. Crediamo sia una responsabilità di cui farci carico tutte e tutti quella di legare e unificare la solidarietà di classe e le lotte sul terreno del salario, della precarietà, del diritto all’abitare, dei diritti sociali alla solidarietà internazionalista tra i popoli in lotta contro il colonialismo come unica strada per combattere lo sfruttamento di classe, la precarietà, i bassi salari, la divisione in classi per un mondo di liberi e uguali senza più guerre imperialiste e devastazione ambientale. Insieme ne abbiamo la possibilità. Se non ora quando!
Il nome della cittadina di Khan Younis a Gaza, significa «la Locanda di Younis». Nel 1387, dopo le maledette crociate, fu costruito un forte militare per proteggere i pellegrini viaggio verso Gerusalemme o la Mecca. Questa è la Palestina che vogliono i palestinesi ma per arrivarci bisogna cancellare il sionismo dalla storia.
La solidarietà e la lotta di liberazione a fianco del popolo palestinese e della sua Resistenza non si fermano. Per una pace vera, per l’autodeterminazione, dal fiume al mare!
CONTRO L’IMPERIALISMO, IL SIONISMO, IL COLONIALISMO
Con la Palestina nel cuore!



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