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Sabato 7 febbraio spezzone palestinese. Mohammad, Raed, Yaser, Ryad LIBERI SUBITO. Convergere, ricomporre, fare Resistenza

APPELLO ALLA MOBILITAZIONE DEL 7 FEBBRAIO

@  Sabato 7 febbraio saremo ancora in piazza dopo 27 mesi di mobilitazione ininterrotta con uno SPEZZONE PALESINESE organizzato dall’ Asociazione dei Palestinesi in Italia e dalle Donne Palestinesi per alzare la voce contro il genocidio che non si ferma e contro la pulizia etnica che si estende a Gaza come in Cisgiordania. Contro i bombardamenti che non si fermamo, contro la chiusura dei valichi per impedire l’accesso agli aiuti umanitari, per la liberazione degli 11.000 prigionieri palestinesi rinchiusi in condizioni disumane nelle carceri dell’entità coloniale sionista, contro lo stillicidio di morti per fame e malattie di donne, uomini, bambine e bambini palestinesi, contro la delinquenziale cupola mafiosa colonialista del “Board fo Peace” che sta espropriando il popolo palestinese del proprio legittimoDIRITTO ALL’AUTODETERMINAZIONE. E questo deve necessariamente comprendere il diritto al ritorno dei milioni di profughi del 1948 e del 1967. 

@  Saremo in piazza per i nostri compagni palestinesi dell’ Abspp, l’Associazione Benefica di solidarietà con il popolo palestinese, arrestati il 27 dicembre. Saremo in piazza e saremo la voce dei nostri amici, fratelli e compagni di lottaMohammad Hannoun, Raed Dawoud, Yaser Elasaly,Ryad Albustanji. Saremo in piazza per Anan Yaeesh e per Ahmad Salem ingiustamente ancora detenuti nelle carceri italiane. Perchè la solidarietà non è reato e la Resistenza non è terrorismo. 

@  Sabato saremo in piazza contro il tentativo di svuotare le piazze, contro il terrorismo dell’informazione di stato dopo la grandissima manifestazione di massa Torino, contro la criminalizzazione delle lotte, contro il becero odio anticomunista, antipopolare e reazionario che permea ogni atto politico del governo Meloni, Larussa, Crosetto, Salvini, Tajani e la pletora di fascisti e fascistelli con  incarichi di governo che si  portano ancora dietro la puzza delle fogne da cui sono appena usciti. Porteremo in piazza la nostra opposizione ai decreti che limitano pesantemente la libertà di opposizione (arresti preventivi, limitazione della libertà di manifestazione e di sciopero, inserimento del reato di opinione e aumento esponenziale delle pene previste per picchetti e blocchi davanti alle fabbriche o le strade ecc…) e dissenso che chiamano “sicurezza”. Ai prossimi decreti che equiparano il nostro antisionismo che è antifascismo e anticolonialismo all’antisemitismo che è storicamente nazista e fascista e in cui ha radici  la storia e la sub-cultura del partito di maggioranza e non solo.

@  Saremo in piazza con le bandiere palestinesi contro la logica delle Olimpiadi per distrarre da guerra e genocidio, come grande evento miliardario con il conseguente sfolgorio di luci e lustrini per coprire i progetti di gentrificazione e nascondere il disagio sociale, la povertà e lo sfruttamento. Saremo in piazza per essere la voce dei lavoratori e delle lavoratrici sfruttate e con salari da fame e destinati da una vita di  precarietà, per chi non ha accesso a un salario o a un lavoro o se non saltuariamente, sottopagato e a nero, dei milioni di donne, uomini, bambine e bambini in povertà assoluta (sempre più vicina al 10%) per chi è impossibilitato a curarsi, per chi manca di assistenza perchè gli investimenti miliardari sono indirizzati verso la  produzione di armi e l’acquisto di armi statunitensi.

@  Saremo in piazza per difendere il diritto alla vita del pianeta terra contro chi nega il cambiamento climatico e contro un modo di produzione e un sistema economico fondato sulla devastazione dei naturali cicli ecologici della natura. Per chi è discriminat@ per le proprie scelte sessuali, per il diritto all’autodeterminazione delle donne sul proprio corpo contro la sub-cultura sessista del patriarcato.

@  CONVERGERE, RICOMPORRE, FARE RESISTENZA

La crisi economica che sta attraversando l’intero pianeta ha incrementato esponenzialmente la concorrenza e ha accelerato i processi di scontro tra imperialismi. La tendenza alla guerra, già strutturalmente insita nel modo di produzione capitalistico, sta trasformando in  tendenza alla guerra sul campo gli assetti di “equilibrio armato” fino ad ora definiti, sconvolgendo il quadro internazionale e facendo saltare la grande ipocrisia del diritto internazionale con l’affermazione acclarata del diritto del più forte. Sul piano nazionale la trasformazione in senso autoritario della cosiddetta “democrazia parlamentare”, fondata (solo) formalmente sullo stato di diritto e dell’equilibrio tra poteri, corre sempre più veloce riscrivendo la storia e inserendo nella società disvalori tossici come il nazionalismo e il militarismo utili all’accettazione di un ruolo di subordinazione assoluta ai comandi del potere economico e della sua rappresentazione politica al governo. Scuola e società sono investite in pieno da questa a tratti strisciante e in altre occasioni sempre più esplicita fascistizzazione e irregimentazione ideologica utile all’obbedienza, senza evidenti risposte di massa per la mancanza di anticorpi cha la mettano in discussione in ogni campo.

Crediamo sia necessario uscire dalla genericità della denuncia, prendere posizione con chiarezza senza arretrare o fare passi indietro sui contenuti. Non sono i movimenti d’opinione che hanno cambiato e cambieranno la storia ma la consapevolezza che sono i rapporti di forza e l’assunzione di responsabilità della classe lavoratrice a poter costruire una ferma barricata contro questo vento colorato di nero. Ma questa barricata non dovrà servire per poter tornare indietro a un comando più “democratico” ma per indicare la possibilità di un cambiamento strutturale e radicale della società. Dovrà essere un punto di partenza per rilanciare un immaginario e più concretamente una prospettiva e un’idea di società fondata su uguaglianza e solidarietà che metta al centro i bisogni di donne e uomini e non il profitto. Per tutto questo non esistono scorciatoie istituzionali o elettoralistiche né di piazza ma convergenze sulle contraddizioni reali, la ricomposizione di ogni ambito di conflitto, coscienza, intelligenza collettiva e organizzazione per indicare una prospettiva collettiva di liberazione e di emancipazione sociale.

Entro 2 settimane pensiamo di inviare a Gaza i contributi raccolti con la 5° raccolta del sito ricostruiamoasilovik.it per cui invitiamo a contribuire per quanto possibile in questo lasso di tempo. Subito dopo partirà la sesta raccolta.

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