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Sabato 28 febbraio corteo a Milano – Domenica 1° marzo presidio al carcere di Terni per Mohammad Hannoun

DUE GIORNATE DI MOBILITAZIONE

CONTRO IMPERIALISMO, SIONISMO, GUERRA E IL GOVERNO MELONI ALLEATO E COMPLICE NEL GENOCIDIO PALESTINESE

IN SOLIDARIETA’ AI PRIGIONIERI POLITICI PALESTINESI IN ITALIA E NELLE CARCERI SIONISTE

Dopo l’intensa giornata di solidarietà militante di sabato 21 nella quale si sono svolte iniziative davanti alle carceri di Ferrara, Rossano, Melfi e Pescara invitiamo tutte e tutti a partecipare al corteo di Milano organizzato per sabato 28 febbraio dall’ Associazione Palestinesi in Italia e dall’ Associazione delle Donne Palestinesi. Il corteo partirà alle ore 15 da piazza Duca D’Aosta per terminare in via Venini davanti alla sede dell’Associazione benefica di solidarietà del popolo palestinese chiusa dalla magistratura dopo la criminale montatura giudiziaria che ha portato agli arresti del 27 dicembre di Mohammad Hannoun, Raed Dawoud, Yaser Elasaly e Riyad Albustanji. In questo momento sono ingiustamente detenuti nelle carceri italiane dopo vergognosi processi farsa anche Anan Yaeesh, Ahmad Salem e Tarek Dridi. 

LA SOLIDARIETA’ NON È REATO – LA RESISTENZA NON È TERRORISMO

LIBERI TUTTI SUBITO!

Possono provare a distogliere la nostra attenzione con le Olimpiadi, ormai solo business e gentrificazione, con il prossimo San Remo e i prossimi mondiali di calcio ma fase di guerra permanente in cui stiamo vivendo, questa organica tendenza alla guerra del capitalismo mondiale è ormai come una falce di morte che si abbatte sulle masse popolari in ogni angolo del mondo. L’arbitrario violento e prepotente attacco al diritto all’ autodeterminazione del popolo venezuelano, con la limitazione nell’esportazione del proprio petrolio, sta facendo precipitare Cuba, quel paletto infilato nel 1959 dalla rivoluzione cubana nel cuore del cortile di casa degli Usa, in una situazione che diventa sempre più disastrosa dal punto di vista umanitario e sanitario per la mancanza di carburante per la produzione di energia elettrica. Le minacce di questi giorni all’ Iran da parte del criminale della Casa Bianca che con toni epici annuncia l’arrivo della sua “Grande Armada” (l’ignorante non ha trovato un nome di buon auspicio visto che l’Invincibile Armada spagnola fu indebolita dalle navi corsare e poi sconfitta definitivamente a cavallo del 1600 ma l’ignorante pedofilo non lo sa di certo) sono rilanciate dall’entità coloniale genocida sionista Israele che, con la protezione degli Usa, sta alzando la posta in gioco chiedendo in sintesi, oltre allo stop della produzione di uranio per scopi bellici anche l’azzeramento di ogni arma di difesa missilistica del governo iraniano. Il sottofondo mai dichiarato è l’islamofobia ma sgombriamo il campo tentazione campista (il nemico del mio nemico è mio amico), non si tratta di fare una scelta di campo perché ogni ingerenza imperialista, le famose “guerre umanitarie”, inclusa l’esportazione della democrazia a suon di bombe, è da ritenersi criminale e tocca solo alle donne e gli uomini, lavoratori e lavoratrici iraniane trovare la strada per la loro autodeterminazione e per l’affermazione dei propri diritti.

La situazione di guerra permanente tra interessi imperialistici che si contendono l’egemonia sull’intero pianeta sta creando un affastellamento osceno di morti su morti civili o di giovani in divisa in Ucraina e in Russia. Per giustificare gli interessi di schieramento di un “blocco occidentale”, sempre più contraddittorio e pieno di falle, imbottisce di armi e miliardi il governo ucraino filoccidentale raccontandoci che si tratta di resistenza popolare mentre nessuno racconta delle decine di migliaia di ragazzi ucraini che si nascondono o che fuggono per non essere costretti ad andare a morire per difendere interessi che non sono loro.  Dall’altra parte l’imperialismo russo sta utilizzando le contraddizioni del campo nemico per rafforzare la propria posizione facendo perno sulla ormai evidente contrapposizione strategica tra Usa e Cina. 

La forza delle armi detta legge è saltata ogni mediazione formale e ogni struttura sovranazionale se non dichiaratamente asservita agli interessi combinati e sovrapposti dell’imperialismo Usa e del piccolo rabbioso stato canaglia autoproclamatosi stato-ebraico. Sul piano nazionale il governo Meloni giorno dopo giorno, mentre spara palle colossali sulla positività della situazione economica, sta abbandonando progressivamente ogni maschera e ogni formale abbellimento “democratico” e, in una situazione al contrario di arretramento economico, tra cui spicca la contrazione ormai da anni della produzione industriale e l’allargamento della fascia di popolazione ormai consolidata sotto e al livello di povertà conclamata. La Meloni, nel suo ruolo di pupazzo feroce della classe al potere e dell’imperialismo Usa, si barcamena da una parte tra il ruolo di “madrina buona” del popolo affondando mani e braccia nella tipica retorica del populismo reazionario e la valorizzazione dall’altra della propria subcultura identitaria con gli ovvi connotati di destra fascista, reazionaria, razzista, xenofoba che prova a raccogliere intorno a se ogni spinta più becera alla diffidenza fino all’odio conclamato per ogni diversità dall’assioma della famiglia tradizionale, naturalmente cristiana e con la pelle bianca.

PROVE TECNICHE DI REGIME

Questa fase di trasformazione sulla spinta della tendenza alla guerra provocata dalla crisi della struttura economica capitalistica spinge il governo Meloni a un’accelerazione dei processi di torsione autoritaria delle istituzioni della stessa democrazia parlamentare borghese fino al tentativo di abbattere possibile ogni ostacolo alle decisioni del potere esecutivo definibili sempre più come comandi indiscutibili e ineluttabili. Da qui a pioggia vengono i vari decreti sicurezza che si portano dietro il sapore insopportabile dell’olio di ricino fascista con aumenti di pena e la creazione di nuove fattispecie di reati “politici” fino alla giustificazione plateale e pubblica dell’impunità per la violenza repressiva di polizia e carabinieri. Da qui il tentativo di assoggettare e subordinare il potere giudiziario alle indicazioni del governo (referendum contro l’indipendenza” della magistratura) che è la fotografia precisa e nitida dello scontro tra fazioni della borghesia sul come gestire crisi e tendenza alla guerra.  Il progetto stesso del “premierato”, quello che la ducetta afferma essere la madre di tutte le riforme perché le consegnerebbe lo scettro del comando, i pieni poteri in mano al presidente del consiglio sempre più in veste di capo, il controllo diretto e riconosciuto formalmente del governo sulla magistratura, indubitabilmente rappresentano un passo in avanti nell’affermazione del progetto e dell’idea che loro hanno di una società nazionalista, piramidale, armata e irregimentata che, con l’eliminazione di ogni dissenso “democratico” e ancor di più ogni possibile opposizione fondata su interessi di classe, possa piegarsi obbediente agli interessi delle classi al potere. Per chi non se ne fosse accorto, il ministro della “guerra” Crosetto starebbe lavorando alla proposta del ripristino della leva militare ….

La fase in cui stiamo agendo ci impone una maggiore responsabilità, una capacità nel trovare la strada di una ricomposizione di classe a partire dall’unificazione di piattaforme sindacali sui posti di lavoro, di una piattaforma di rivendicazioni sociali nei diversi territori delle metropoli imperialiste e di rilancio di un immaginario che sia in grado di includere tutto questo nell’ottica di una trasformazione rivoluzionaria del presente. Incidere sui rapporti di forza a partire dagli interessi materiali delle classi popolari.

In questo momento nell’Argentina di Milei (il pazzo con la motosega dei film horror) si sta attaccando, tra l’altro, l’istituzione del contratto nazionale di lavoro per favorire la contrattazione individuale e lasciare spazio al ricatto e alla precarietà allungando l’orario di lavoro. Nella Germania del “destro” Merz stanno provando a imporre il calcolo dell’orario di lavoro su base settimanale se non addirittura mensile azzerando l’extra salario dato dalle ore di straordinario e definendo il lavoro (i lavoratori e le lavoratrici) sempre più merce senza diritti da spremere agli ordini e alle esigenze del capitale. 

Il “Board of Peace” del criminale suprematista Trump, insieme al canagliume dei suoi sodali, è la rappresentazione evidente del progetto imperialista e sionista di società.  È l’orribile ritratto dipinto con il colore rosso del sangue e il nero dell’inquinamento di un sistema fondato sullo sfruttamento intensivo di donne e uomini, lavoratori e lavoratrici e sulla devastazione ambientale.  

Il genocidio e la pulizia etnica del popolo palestinese hanno ormai definito storicamente la barriera tra umanità e abominio e stare oggi con il popolo palestinese e la sua Resistenza rappresenta il volere e il potere opporre e rafforzare un argine contro il nuovo ordine imperialista basato sulla sopraffazione che si deve affermare contro miliardi di lavoratori e lavoratrici, sfruttati e sfruttate in tutto il mondo. 

La lotta per l’Autodeterminazione del popolo palestinese è parte organica di questo scontro globale contro le aspirazioni e gli interessi economici e politici dell’imperialismo e del sionismo.

Nel silenzio più completo dei media la stessa esistenza del popolo palestinese, il suo SUMUD, è un segnale di Resistenza contro il tentativo del suo azzeramento. A breve arriverà a mille il numero dei martiri dal giorno della firma della “pace” sionista e trumpiana. Il popolo gazawi è immerso in un inferno di sofferenza e morte ma, nello stesso tempo, dà al mondo intero un segnale di solidità, di solidarietà, di comunità resistente e di vicinanza umana.

L’ Iftar comunitario che interrompe il digiuno quotidiano del Ramadan tra le rovine di Gaza, il pasto condiviso con il pochissimo che si ha a disposizione sono l’immagine definita in ogni particolare della Resistenza palestinese in ogni sua forma e atto. In Cisgiordania l’occupazione coloniale sionista si sta allargando con l’annessione dei territori palestinesi oramai acquisiti anche formalmente nell’assoluto disinteresse se non qualche protesta formale del mondo occidentale così invece attento alla difesa della legalità quando questa rappresenta gli interessi della classe al potere. Ma affermare che il mondo occidentale si volti bellamente dall’altra parte sarebbe già un’assoluzione per il suo ruolo di complicità e sostegno. Al contrario, in questo momento si stanno sgomitando (Meloni ha mandato il portaborse Taiani a corte da Trump per ricevere qualche briciola di appalto) e fanno a gara per chi potrà mettere mani ai progetti di ricostruzione dell’intera martoriata terra di Palestina.

Sostenere la solidarietà dei prigionieri politici palestinesi rinchiusi nelle carceri italiane come pegno di fedeltà all’alleato sionista è un impegno che dobbiamo prenderci tutte e tutti. I nostri amici, fratelli e compagni Mohammad Hannoun, Raed Dawoud, Yaser Elasaly, Rijad Albustanji arrestati per il loro impegno di solidarietà concreta con il popolo palestinese devono sentire la nostra solidarietà. Il compagno Anan Yaeesh è oggi in carcere perché accusato di aver compiuto atti di legittima resistenza a Tulkarem in un processo farsa in cui l’Italia ha assunto le sembianze di una marionetta in mano sionista. Ahmad Salem, un ragazzo palestinesdi 24 anni, è ora detenuto perché ha espresso messaggi di solidarietà con la resistenza e ha fatto semplicemente circolare alcuni video ripresi dai canali di informazione con visione aperta in tutto il mondo. L’arresto e la detenzione di Tarek Driddi sono l’evidente manifestazione del razzismo di stato, della marginalizzazione della povertà, della violenza e dell’arbitrio arrogante del potere contro un singolo ragazzo arrestato per essere stato coinvolto dalle cariche della polizia del 5 ottobre del 2024. Nessuno ha voluto ascoltare la sua voce e ora per protesta si è cucito le labbra. Di lui e di Ahmad riportiamo le lettere spedite dai loro luoghi di detenzione.

LIBERTA’ PER TUTTI GLI ARRESTATI – LIBERTA’ PER LE DECINE DI MIGLIAIA DI PRIGIONIERI PALESTINESI SEGREGATI TORTURATI STRUPRATI NEI LAGER DELL’ENTITA’ COLONIALE SIONISTA!

PER IL DIRITTO ALL’ESISTENZA, ALLA RESISTENZA, ALLA LIBERAZIONE DI OGNI PRIGIONIERO PALESTINESE, AL RITORNO DEI PROFUGHI. PER IL DIRITTO ALLA AUTODETERMINAZIONE DEL POPOLO PALESTINESE. 

ORA, SUBITO!

Le parole di TAREK dal carcere di Pescara

Durante il presidio al carcere di Pescara, abbiamo visto Tarek, dietro le sbarre.
Ci ha chiesto di diffondere alcune sue parole:

“Fate arrivare fuori la mia voce.
Stiamo subendo, stiamo soffrendo.
La gente sta morendo.
I diritti non esistono proprio, qui le condizioni sono disumane, non funziona niente: la sanità non funziona, non abbiamo nemmeno l’acqua calda.
Mi sono cucito la bocca per fare arrivare la mia voce.

Con tutto quello che sta succedendo, stiamo nella merda tutti i giorni!
Per noi è difficile anche fare il Ramadan.

Conoscete la mia storia, dopo il 5 ottobre sono stato condannato ingiustamente.
Resisto fino alla fine, io sono più forte di loro.
Mi fido di voi. Se state con me, la mia condanna non mi interessa!
Il 5 ottobre la nostra voce è arrivata in tutto il mondo.

Vi ringrazio per la solidarietà.
Vi voglio bene. Io resisto ancora, lo sapete!

Palestina libera!
Libertà.”

Lettera di Ahmad Salem dal carcere di Rossano Calabro

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