Sabato 13/06 spezzone palestinese nel corteo per il diritto alla casa. Ricomponiamo le lotte
SABATO 13 GIUGNO ore 16 piazza Tricolore
SPEZZONE PALESTINESE nel corteo per il diritto alla casa.
UNIAMO LA SOLIDARIETA’ INTERNAZIONALISTA CON LA LOTTA DI CLASSE E LA LOTTA PER L’EMANCIPAZIONE SOCIALE! Portiamo l’orrore del genocidio e la lotta di liberazione del popolo palestinese dall’occupazione coloniale sionista all’interno delle rivendicazioni sociali perchè il nemico è lo stesso. LA LOTTA E’ UNA SOLA!
CONTRO IMPERIALISMO SIONISMO E ATTACCO AI DIRITTI DELLE MASSE POPOLARI.
Il governo Meloni soffia su paure e insicurezza che la società capitalista produce e ingigantisce per mettere l’una contro l’altra le fasce più deboli della nostra stessa classe lavoratrice. Ma la vera SICUREZZA è un’altra. Sicurezza è la certezza di un lavoro che non sia precario o soggetto a ricatti soprattutto per gli immigrati, vuol dire un salario che permetta sia “il pane che le rose”, vuol dire una sanità universalistica, vuol dire un accesso a un’istruzione pubblica qualificata, vuol dire la possibilità di accesso alla cultura senza discriminazioni basata sul censo, vuol dire rapporti sociali non subordinati al profitto o ai disvalori fascisti del razzismo e del suprematismo, vuol dire una socialità fondata su solidarietà e uguaglianza, vuol dire poter progettare il proprio futuro, vuol dire combattere il disagio sociale con stabilità e certezze e vuol dire il diritto a una casa come diritto primario.
Il governo Meloni, lanciato verso l’obiettivo di un autoritarismo formale oltre che sostanziale, sta invece cercando di modellare la società a misura del profitto e delle rendite, sta allargando la forbice delle disuguaglianze costringendo a un futuro di precarietà milioni di famiglie di lavoratrici e lavoratori e questo disagio diventa esponenziale per gli immigrati che provengono da paesi in cui l’occidente ha portato guerra e sfruttamento. Tutto questo non accade per incapacità o (solo) per l’odio e l’indifferenza di una classe politica in camicia nera per la povertà o la diversità .
La crisi economica (il degrado sociale da essa indotto) delle società capitaliste nel loro complesso sta portando l’intera umanità verso una guerra e una subcultura del riarmo che rischia di deflagrare, per volontà o anche per un semplice incidente, su tutto il pianeta.
La torta del profitto si riduce, aumentando esponenzialmente la concorrenzialità e lo scontro tra potenze imperialiste per l’egemonia e il controllo sulle risorse del pianeta, e questo campo di battaglia attraversa concretamente le nostre vite.
Il diritto primario a un salario, a un lavoro, a servizi, insieme al diritto a un welfare pubblico e garantito (pensioni, sanità , case popolari) viene messo in discussione da questa aberrante rincorsa al riarmo e alla guerra.


Non è casualità , non sono incidenti di percorso, non è la particolare ferocia di Netanyahu o di Trump da una parte come di Putin o di Zelenzky dall’altra in quella vera guerra come proiezione bellica di uno scontro tra imperialismi e nazionalismi che nessuno vuole fermare. Tutto si spiega e tutto si lega, pur tra molte contraddizioni che dialetticamente dobbiamo saper interpretare, in un unico scenario economico e politico globale.
Ormai da mesi, con un’accelerazione in queste ore, la popolazione del Libano sta vivendo la stessa carneficina pianificata inflitta al popolo palestinese. Gli assassini sionisti dell’autoproclamato “stato ebraico”, (sbattuto in faccia alla grandissima parte degli ebrei della diaspora schierati contro razzismo e suprematismo), violando sistematicamente ogni tregua o accordo, hanno raso al suolo il Libano del sud fino al fiume Litani per renderlo inabitabile e impraticabile per un possibile ritorno. Andando ben oltre hanno ripreso a bombardare la popolazione su tutto il Libano arrivando a compiere massacri nella stessa capitale Beirut e stanno procedendo verso il progetto della “Grande Israele” anche costringendo l’alleato terrorista Trump a dichiarazioni di presa di distanza che sembrano essere solo un gioco di ruolo. L’alleanza tra imperialismo Usa e sionismo è però strategicamente indissolubile e questo apre contraddizioni a Trump che è in evidente difficoltà perchè in cerca di una qualsiasi via di fuga dall’imbuto dell’arbitraria guerra all’ Iran in cui si è gettato insieme all’amico criminale sionista.
Ci prendiamo poche righe per un inciso:
– Il 5 giugno, nell’approssimarsi delle manifestazioni per il ricordo dalla Naksa del 1967, a sud della cittadina di Hebron in Cisgiordania già teatro di sanguinose stragi di palestinesi inermi, è stato volutamente ucciso da un proiettile degli assassini in divisa dell’IDF, un bambino di soli 7 mesi il cui nome era anzi è Sam Fahd Abu Haikal. Lo citiamo perchè non scompaia il suo nome dalla vita, lo citiamo per ricordare che quelle ormai centinaia di migliaia di martiri palestinesi non sono solo corpi macellati ma donne, uomini, bambine e bambini che avevano vita e avevano un nome. Un nome come Hind e ora Fahd –
Il genocidio palestinese con la sua sofferenza, la portata epocale della sua tragedia resa indescrivibile dalla complicità dei governi occidentali e dalla completa impunità per gli assassini dell’entità coloniale sionista, è parte di questo progetto imperialista. A questo progetto dobbiamo rispondere con l’arma concreta della solidarietà militante, del boicottaggio, della controinformazione contro l’Hasbara sionista, con la consapevolezza politica delle origini strutturali del genocidio sionista. Dobbiamo rispondere con la capacità di andare oltre l’arma pur indispensabile dell’empatia e schierarci con il popolo palestinese e la sua Resistenza perchè possa liberamente affermare r praticare un processo di Autodeterminazione per una Palestina libera da sionismo e razzismo, libera da sfruttamento coloniale e suprematismo.
Dobbiamo rispondere con la lotta di classe e, per combattere imperialismo, sionismo, guerra, riarmo e sfruttamento di classe, è indispensabile ricomporre i diversi fronti di lotta.
Dopo la partecipazione di spezzoni palestinesi agli scioperi generali su guerra e lavoro, ora scendiamo in piazza in un corteo che si opponga a speculazione e logica del profitto e che parli invece di diritti e vera sicurezza sociale.
Uno spezzone palestinese a fianco dei lavoratori, alle lavoratrici, ai giovani e alle famiglie autoctone e non che rivendicano il diritto alla casa a prezzi accessibili per tutte e tutti anche per chi una società divisa in classi ha relegato a una vita di sopravvivenza e di precarietà .
Per una società di liber@ e di uguali
Contro guerra riarmo e sfruttamento
Contro imperialismo e sionismo, razzismo e suprematismo
Contro il genocidio del popolo palestinese
Per il diritto all’esistenza alla Resistenza al ritorno dei profughi,a un libero processo di Autodeterminazione!
Per una PALESTINA LIBERA!
LIBERI SUBITO TUTTE E TUTTI I PRIGIONIERI PALESTINESI RINCHIUSI NEI LAGER SIONISTI
LIBERI SUBITO MOHAMMAD HANNOUN, RAED DAWOUD, YASER ELASALY, RJIAD ALBUSTANJI
LIBERI SUBITO ANAAN, AHMAD, TAREK, IDRISS!
Con la Palestina nel cuore!
@ Ringraziamo per i contributi che arrivano e che giriamo all’ Associazione Ghassan Kanafani che gestiva l’Asilo Vittorio Arrigoni a Gaza e ora, dopo la sua distruzione, è impegnata nella distribuzione di aiuti umanitari. Ogni goccia si può trasformare in un mare di solidarietà che può alleviare la sofferenza del popolo palestinese. Per informazioni guarda il sito ricostruiamoasilovik.it





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