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Sabato 25 luglio, Corteo per la Palestina

Torniamo nei quartieri popolari parlando di guerra, riarmo, genocidio e razzismo di stato.

Parlando di prigionieri palestinesi: Siamo tutt@ “COLPEVOLI DI PALESTINA” come Mohammad, Raed, Yaser, Riyadh, Anan, Ahmad, Abdelmuti!

Parlando dell’assassinio di Fakir Abderrahim e sul razzismo di stato.

Riceviamo e giriamo una Lettera appello di Mohammad Hannoun da diffondere (allegato in calce)

E’ finalmente finita l’ubriacatura dei mondiali di calcio. E’ finalmente finito l’alibi per l’abbrutimento e l’obnubilazione delle coscienze certamente utile per azzerare l’attenzione dalle tragedie in corso e soprattutto nascondere, dietro una massa abnorme di futili idiozie ben oltre la passione per lo sport, il piano inclinato di distruzione verso il quale l’intera umanità sta correndo sempre più veloce.

E’ sempre più evidente che crisi economica, guerra e riarmo, genocidio palestinese e razzismo siano il terreno da cui dobbiamo sempre partire per le nostre mobilitazioni collettive.

Sono dati economico/politico/ideologici oggettivamente legati tra loro e inconfutabilmente prodotti da una crisi del capitalismo che si aggrappa alla sua sopravvivenza proiettando l’intera umanità in una criminale e disruttiva tendenza alla guerra. Ma attenzione a non cadere nel catastrofismo: la stessa rincorsa al riarmo e alla produzione intensiva di nuovi armamenti e di nuove tecnologie offensive/difensive, con la trasformazione di intere filiere produttive, non è solo funzionale a prossimi scenari di guerra ma è e sarà sempre di più l’investimento “strategico” più redditizio per un nuovo processo di accumulazione di capitali. Va preso inoltre in considerazione che maggiore sarà la crisi del petrodollaro (dollaro utilizzato come moneta di scambio delle risorse energetiche) come sistema di subordinazione dell’economia mondiale all’economia statunitense e maggiori saranno le accelerazioni verso la guerra mondiale.

In sintesi, la tendenza alla guerra è l’opzione che questo modello di società capitalistica fondata sulla divisione in classi offre all’intera umanità come nuovo “modello di sviluppo”.

Il capitalismo non è in grado di pianificare un prossimo futuro se non a breve termine. Il capitalismo con la sua apologia del “libero” mercato, (una volta conclusa l’era “fordista” dell’economia di scala) sostanzialmente “sopravvive” (qualcuno anche benissimo aumentando le disuguaglianze) con investimenti e lo sfruttamento intensivo nella direzione più redditizia a breve termine. I profitti di questi investimenti vengono accantonati e investiti per le speculazioni finanziarie, spostando i capitali dalla produzione alla finanza e questa massa enorme di miliardi di dollari, circolando nella forma di bolle speculative, condiziona la vita di miliardi di donne e uomini sull’intero pianeta.

Il terreno dello scontro va quindi spostato e indirizzato da un punto di vista di classe dando un’indicazione di prospettiva di emancipazione.

Questo è un ragionamento che abbiamo sviluppato nel tempo da molti punti di vista ma vogliamo sempre sottolineare come questa proiezione bellica ha bisogno di “istituzioni dello stato” e di una nuova forma governo che possa decidere e imporre il comando (i pieni poteri auspicati da Salvini prima e oggi dalla Meloni) nelle forme e nei tempi che sono necessari a questa tendenza alla ristrutturazione dell’economia in una organizzazione produttiva sempre più simile a un’economia di guerra. Questo processo verso forme sempre più dirette ed esplicite di autoritarismo implica il definitivo stravolgimento del cosiddetto e ipocrita “stato di diritto” in parallelo all’azzeramento dell’altrettanto ipocrita “diritto internazionale”  accelerando sulla repressione e la militarizzazione nella gestione dei rapporti sociali sia dal punto di vista legislativo con l’ondata di nuovi decreti sicurezza, sia dal punto di vista della “gestione” della piazza, sia come campagna ideologica e sub culturale con la costruzione di un nemico da abbattere di volta in volta l’immigrato, l’islamico, il comunismo (che Trump agita come uno spauracchio alle porte…. magari) sia come diverso e in quanto tale pericoloso.

L’assassinio di Fakir Abderrahim non è un caso ma è il prodotto di questo clima politico di repressione costruito per farci abituare e sottomettere al comando dei “pieni poteri” in difesa di privilegi di classe, all’uso sempre più intenso della forza, all’isolamento e alla razzializzazione dei soggetti sociali. Fakir è stato ucciso mentre chiedeva aiuto e questo stato razzista lo ha trattato come un problema di ordine pubblico da neutralizzare e non come un essere umano a cui portare soccorso.

Questo filo nero che arriva dal ventennio fascista con la sua sub-cultura impregnata di razzismo, suprematismo bianco, islamofobia, discriminazione su base etnico/religiosa/sessuale, è la struttura portante della criminalizzazione del popolo palestinese ancora oggi in uno stato inimmaginabile di sofferenza e di dolore. La tregua non esiste, è solo una schifosa e criminale pace sionista, che si traduce in bombe. fame. sete, mancanza di cure e ora anche l’aggressività di topi che assaltano letteralmente le tende dei profughi. In questi giorni sono decine i martiri assassinati durante un funerale, durante un momento di socialità davanti a uno schermo, vita quotidiana che viene negata a donne e uomini palestinesi costretti in condizioni di invivibilità per costringerli a une esodo volontario a cui il popolo palestinese non si piega.  Una situazione da inferno Dantesco che viene messa sotto il tappeto per complicità ideologica e asservimento all’entità coloniale sionista e al grande criminale a capo della più grande potenza imperialista. Lo stesso criminale Trump che bombarda l’Iran producendo morti e feriti provando a imporre una “pace” che non sia la rappresentazione plateale di una sconfitta storica agli occhi sia dei suoi elettori, sia agli occhi dei cosiddetti alleati europei che pagano caro il prezzo della guerra targata Usa/Entità sionista e sia agli occhi della nuova potenza cinese che si vede regalare zone d’influenza sempre maggiori.

 Ma la guerra e la criminalizzazione del popolo palestinese e della sua Resistenza è sempre più combattuta anche in Italia contro chi ha dedicato la propria vita, senza risparmio di forze, alla solidarietà attiva concreta.

Questi nostri fratelli e compagni di lotta sono incarcerati perché rivendicano il loro aiuto al popolo palestinese, perché non hanno paura di stare dalla parte del proprio popolo e della sua legittima Resistenza.

Se questo è terrorismo, se loro vengono considerati terroristi noi tutte e tutti dobbiamo rivendicare che lo siamo tutte e tutti. 

Sabato scorso, il 18 luglio siamo stat@ in centinaia davanti alle carceri di Ferrara, Terni, Melfi, Rossano e Sassari per gridare:

Siamo tutt@ “COLPEVOLI DI PALESTINA” come Mohammad, Raed, Yaser, Riyadh, Anan, Ahmad, Abdelmuti!

LIBERI TUTTI SUBITO!

Per una Palestina libera dal fiume al mare con Gerusalemme capitale!

Basta guerra, basta genocidio, basta pulizia etnica, basta razzismo, basta islamofobia, basta precarietà e sfruttamento di classe!

Contro imperialismo e sionismo per una pace vera basata su uguaglianza e solidarietà!

Per il diritto all’esistenza, alla legittima Resistenza, al ritorno dei profughi

Per il diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese.

CONTRO FASCISMO E SIONISMO ORA E SEMPRE RESISTENZA

E’ assolutamente necessario dimostrare la nostra solidarietà ai prigionieri anche sostenendo le spese legali per la loro liberazione

https://www.ricostruiamoasilovik.it/

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