Caricamento in corso
×

Sabato 1° agosto. In piazza per la Palestina, per la Resistenza, per i nostri prigionieri arbitrariamente incarcerati

Leggi, diffondi e partecipa.

Parliamo di olocausto e genocidio, di guerra e vecchio e nuovo “fascismo, di vera sicurezza e di repressione. Di prigionieri palestinesi da liberare SUBITO!

SABATO 1° AGOSTO ORE 18 PRESIDIO IN PIAZZA SAN BABILA

Nulla sarà come prima di Gaza come nulla fu come prima di Auschwitz! (dalla prefazione del libro “Ogni istante è una vita” di autori palestinesi curato da Susan Abulawa.

Il colonialismo nazista rilancia in Cisgiordania la dottrina del “Mein Kampf sionista”.

Mentre a Gaza famiglie di palestinesi muoiono nell’incendio delle loro tende da profughi o nelle corsie degli ospedali presi di mira dagli aerei sionisti, negli scorsi giorni numerose squadracce di coloni suprematisti ebraici, appoggiati organicamente dagli assassini in divisa dell’IDF hanno scatenato dei pogrom e feroci cacce al palestinese uccidendo contadini e bruciando case, attrezzi agricoli arrivando a bruciare moschee per cancellare la presenza palestinese. All’insegna della “libertà di culto” dell’auto proclamato “stato suprematista ebraico”. Da Enciclopedia dell’Olocausto: “Pogrom è un termine russo che significa “demolire o distruggere con atti violenti”. La connotazione storica del termine si riferisce alle violente aggressioni contro gli Ebrei da parte delle popolazioni locali …” Ma alle comunità sioniste non piace venga utilizzato il termine “pogrom” perché pensano ipocritamente che usare questi termini possa mettere in pericolo il tremendo primato della sofferenza ebraica dell’Olocausto utilizzato invece per negare il Genocidio palestinese. Una scelta di campo contro cui si schierano numerosissime comunità ebraiche della diaspora che anzi denunciano la differenza e l’incompatibilità tra ebraismo e sionismo.  Proprio per questo noi vogliamo sottolineare che i pogrom sionisti sono finalizzati alla pulizia etnica e si declinano tranquillamente con termini come razzismo, suprematismo, nazismo e sono la perfetta rappresentazione fotografica del “Mein Kampf sionista”, dell’identità e dell’essenza dell’entità coloniale sionista che vive, si riproduce e si espande sul genocidio palestinese come il nazismo sull’ Olocausto ebraico e non solo.

Ma questi pogrom non avvengono nella martoriata e martirizzata Gaza, ma in Cisgiordania e in particolare nella zona che gli accordi di Oslo (la terza Nakba palestinese – per qualcuno invece un ottimo punto di partenza per la completa annessione sionista) assegnerebbero nominalmente all’ Autorità nazionale palestinese ….La Resistenza palestinese contro l’occupazione sionista o, come in questo caso,dei contadini palestinesi che si oppongono alle squadracce di coloni e di assassini in divisa è sempre legittima in qualsiasi angolo della Palestina. Questa volta dovrebbe però esserlo anche dal punto di vista dell’ ipocrita legalitarismo internazionale visto che il pogrom è avvenuto in una zona dichiarata dall’ONU ufficialmente occupata (per l’ipocrisia occidentale ci zone occupate .. ufficialmente e le altre?). Ma invece l’aggressione sionista viene definita “scontri” e gli occupanti persino escursionisti ……quasi come la squadraccia SS fatta saltare dai Gap romani in via Rasella, venne descritta come una banda di musicanti … dal fascista La Russa.

Quei contadini che hanno strappato le armi agli assassini sono partigiani, sono combattenti della Resistenza, sono martiri della Resistenza come i nostri partigiani e la popolazione civile rastrellata e fucilata dalle SS e dalle camicie nere fasciste e collaborazioniste.

Segnaliamo intanto che, nel complice silenzio dell’occidente, sono circa 1.200 i/le palestinesi assassinati/e in Cisgiordania, tra cui almeno 250 bambini e bambine e questi numeri sono destinati a salire per la mobilitazione del movimento dei coloni in vista delle elezioni dell’autunno 2026. 

EMERGENZA SICUREZZA? LA VERA SICUREZZA È ALTRO!

Ormai è chiaro il “leitmotiv” delle precedenti, della presente e della future campagne elettorali della destra post/simil/fascista. Sicurezza, sicurezza, sicurezza! Urlano negli altoparlanti di regime come tv e media i rappresentanti del mincul pop (Ministero della cultura popolare durante il ventennio fascista). Remigrazione, islamofobia, arabofobia, razzismo e suprematismo bianco sono le articolazioni ideologiche e sub-culturali di classe che tengono in piedi l’impalcatura della sicurezza come “bene primario degli italiani e delle italiane”.  Ma la vera sicurezza è altro, lo sappiamo bene, è la sicurezza esistenziale di chi ha un lavoro precario e mal pagato, è la sicurezza di chi non ha più accesso alle cure mediche per colpa della privatizzazioni di una sanità che dovrebbe essere gratuita, accessibile e universalistica, è il diritto a un tetto, a trasporti funzionanti e gratuiti, è il diritto delle donne di poter decidere del proprio corpo, è il diritto a non vedere devastati i territori da opere costose e inutili come in Val Susa, e il diritto a una vita senza malattie con il ricatto salute o lavoro come a Taranto, è il diritto a un processo di integrazione e di convivenza nel rispetto di tradizioni, cultura e religioni (non di stato) e non di un’assimilazione colonialista, è il diritto all’espressione del dissenso e all’opposizione. È il diritto a non essere ucciso per la strada come Fakir nel momento in cui aveva forse più bisogno di essere aiutato.

Olimpiadi Messico 1968 – Gli atleti neri Tommie Smith e John Carlos alzano il pugno contro il razzismo e in solidarietà con tutti i popol che si ribellano al razzismo e allo sfruttamento. Questa è la vera emergenza sicurezza che le classi sfruttate pretendono e per la quale lottiamo. Al contrario di quanto blatera al vento la presidente di un governo reazionario capace solo di imporre la propria identità e la propria continuità storica con il fascismo servo idiota del capitale, a suon di manganellate, di repressione e di leggi “sicuritarie” ponendo al centro della propria agenda politica la trasformazione in senso autoritario dello stato.  Da questo dato non possiamo sfuggire, perché è con questo che ora abbiamo a che fare, con qualcosa che non ha la camicia nera del fascismo dichiarato ma con lo scemare progressivo di ogni “mediazione democratica”, con chi sta trasformando il governo parlamentare borghese in regime. in una polarizzazione tra chi sposta sempre più a destra l’asse politico e chi, fautore di un “capitalismo meno feroce”, pensa ancora in una fase di crisi e di guerra di poter fare gli interessi del capitale favorendone l’accumulazione di profitti e insieme gli interessi di chi va mantenuto in condizioni di sopravvivenza a causa della stessa fame di profitto. Pensando al futuro e all’emancipazione di classe e provando a guardare alla luna e non al dito che la indica, non dovremo cadere nell’errore di un’ipotetica unità tattica antifascista con il centro sinistra a prescindere, ma dobbiamo però riuscire a porre le condizioni perché la mobilitazione e gli interessi di classe e di massa siano il punto di riferimento di chiunque si voglia opporre concretamente alla guerra, al genocidio e alla “democrazia autoritaria” delle destre sul piano nazionale e internazionale.

A FIANCO DEI PRIGIONIERI PALESTINESI IN ITALIA E IN PALESTINA. 

Ma ora torniamo a un altro argomento che definire pressante è un eufemismo. La questione dei prigionieri palestinesi a cui va la nostra totale e incondizionata solidarietà. In questo momento 7 nostri compagni di lotta sono arbitrariamente incarcerati nelle carceri italiane e sono disumano ostaggio dei rapporti di servilismo e obbedienza del governo italiano complice del genocidio palestinese. Rivendichiamo la piena appartenenza di Mohammad, Raed, Yaser, Riyadh, Anan, Ahmad, Abdelmuti al movimento di solidarietà internazionale che si è schierato a fianco e in solidarietà al popolo palestinese e alla sua Resistenza.

Siamo tutte e tutti orgogliosi del loro essere partigiani del loro popolo!

In questo momento però arriva comunicazione da parte dell’Associazione dei Palestinesi in Italia che le condizioni di salute di Ryiad Albustanji siano in netto peggioramento per la mancanza di cure appropriate per i suoi problemi sanitari. L’Api e la rete di supporto Di Sassari e della Sardegna si stanno impegnando a fondo per coinvolgere chiunque possa entrare in quel carcere per portare solidarietà e chiedere condizioni legittime e migliori di detenzione per un uomo, un palestinese che per la sua condizione sanitaria non dovrebbe neanche stare in carcere.

Siamo con Ryiad Albustanji siamo con Mohammad Hannoun, Raed Dawoud, Yaser Elasaly, Ryad Albustanji, Anan Yaeesh, Ahmad Salem, Abdelmuti Abunada fino alla loro liberazione e con tutto il popolo palestinese fino alla completa liberazione della Palestina dal fiume al mare dall’occupazione sionista.

CONTRO IMPERIALISMO E GUERRA!

CONTRO GENOCIDIO E Pulizia ETNICA!

CONTRO IL VECCHIO E IL NUOVO FASCISMO!

Per il diritto all’esistenza, alla Resistenza, al ritorno dei profughi del ’48 e del ’67. Per il diritto a un libero processo di Autodeterminazione del popolo palestinese!

Alleghiamo l’appello per i prigionieri palestinesi da diffondere, Concordato tra le realtà organizzatrici della mobilitazione del 18 luglio davanti alle carceri insieme alle Associazioni palestinesi. Per accendere un faro sulla loro detenzione.

LA SOLIDARIETA’ E UN’ARMA

Con la Palestina nel cuore!

Le compagne e i compagni del Csa Vittoria

info@csavittoria.org – www.csavittoria.org

Commento all'articolo