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Sabato 8 agosto – Con la Palestina che parla di giustizia e di pace – In solidarietà ai prigionieri palestinesi

organizzato dall’ Associazione dei Palestinesi in Italia e dall’Associazione delle Donne Palestinesi.

 – Saremo in piazza per parlare di guerra e genocidio, del Mein Kampf sionista, di imperialismo e pieni poteri, di uguaglianza e solidarietà, di prigionia politica e di liberazione collettiva dall’imperialismo e dal sionismo – 

Con Gaza che resiste, con la Cisgiordania che resiste, con il popolo palestinese che resiste e non cede ai ricatti.

LA TREGUA È UN INGANNO SIONISTA!

Con la Resistenza palestinese che tratta con il nemico senza perdere di vista l’obiettivo di una Palestina Libera dal fiume al mare.

Sempre a fianco dei nostri prigionieri palestinesi Mohammad Hannoun, Raed Dawoud, Yaser Elasaly, Ryad Albustanji, Anan Yaeesh, Ahmad Salem, Abdelmuti Abunada.

Contro guerra e imperialismo, genocidio e sionismo.

Contro il governo Meloni/Salvini/Taiani/Vannacci alla rincorsa dei “PIENI POTERI

Contro la repressione della solidarietà e del dissenso! 

Contro il cosiddetto DDL antisemitismo come arma legislativa per colpire l’antisionismo che usa l’orrore della Shoah per coprire e giustificare il genocidio palestinese.

Per un’opposizione di classe internazionalista a fianco di tutti i popoli che lottano contro l’imperialismo, fascismo e sionismo.

A chi pensa che il NAZISMO sia stato cancellato dalla storia: il nazismo c’è, esiste ed è riapparso con il volto feroce del SIONISMO che, giorno dopo giorno, aggiunge foto ricordo del genocidio palestinese sulle pagine del proprio Mein Kampf. Perché il Mein Kampf non è solo un libro ma un modello da seguire. Il Mein Kampf è il progetto politico sionista.

Mentre scriviamo arrivano le prime foto del funerale collettivo che si è tenuto nel quartiere di Sabra a Gaza. Dopo quasi 3 anni sono stati recuperati, sotto le macerie provocate dai bombardamenti a tappeto sionisti del novembre 2023, i resti di 112 palestinesi mentre ancora 157 sono ancora seppelliti e probabilmente irrecuperabili. Tra questi 112 sono stati recuperati i corpi smembrati di 40 bambini e bambine, 38 donne e sette persone con disabilità.

Questa foto invece ritrae un gigantesco cratere. Al posto di quel cratere c’era un deposito di medicinali situato accanto all’ospedale di Deir al Balah e a ridosso delle migliaia di tende dove “sopravvivono” ormai decine di migliaia di sfollati nella striscia di Gaza.

Quei medicinali servivano per dare sollievo a una popolazione stremata da bombe, fame, sete e malattie e ora infezioni provocate dai milioni di topi che infestano i campi e le tende. Forse questa foto potrebbe essere un’altra gran bella immagine celebrativa della “civiltà sionista”, un’immagine da riportare nel nuovo Mein Kampf sionista che l’entità coloniale chiamata Israele sta scrivendo con il sangue del popolo palestinese.

LA TREGUA È UNA FARSA SIONISTA. 

Nel frattempo, la Resistenza tratta responsabilmente con il nemico indicando la prima naturale pre-condizione per ogni possibile passo verso un “accordo di pace: l’IDF, l’esercito occupante dell’entità coloniale sionista deve lasciare Gaza. Netanyahu invece si oppone perché soprattutto non vuole che la Resistenza unificata abbia voce in capitolo sia nelle trattative che nella formazione di un possibile “governo palestinese”. la Resistenza va distrutta e annientata per lasciare, nella “migliore delle ipotesi”, la rappresentanza del popolo palestinese in mano a chi ha completamente abbandonato il dovere di proteggere con ogni mezzo necessario il suo popolo. Parliamo dell’Autorità Nazionale Palestinese che, mentre il popolo palestinese si organizza nei Comitati di Autodifesa Popolare, per difendersi dagli attacchi dei coloni protetti dall’ IDF, continua a coordinare la “Sicurezza” con l’esercito occupante e collabora con i servizi sionisti nell’opera di repressione dei di chi resiste attivamente nei diversi villaggi. L’ANP si muove ormai ufficialmente agli ordini del sionismo per subordinare il popolo palestinese agli interessi economici e politici dell’entità coloniale sionista sperando in un prossimo futuro di ricevere dalle mani degli assassini …pezzi di potere nella ricostruzione o nella gestione di una Palestina ormai normalizzata e sottomessa.

LA RINCORSA AI “PIENI POTERI”

Ormai è chiara agli occhi di tutte e tutti l’equazione economico/politica CRISI-TENDENZA ALLA GUERRA-TRASFORMAZIONE AUTORITARIA delle stesse istituzioni “democratiche” nel loro ruolo storicamente definito di “comitato d’affari” della classe al potere o nella versione più “democratica” di mediazione del conflitto. Il ” plebiscito popolare” che la destra continua a perseguire (con il 50 % di astensionismo …) serve a legittimare il “comando” stravolgendo sia formalmente che sostanzialmente lo stesso concetto ipocrita di “democrazia parlamentare” già messo in discussione in passato nei momenti di crisi. 

La storia d’Italia scritta dalla classe al potere già nel primo dopo guerra, con l’espulsione del PCI dal governo post resistenziale guidato dal democristiano De Gasperi su richiesta degli Usa, già ci dice molto dell’indirizzo scelto dal capitale per contrapporsi all’opposizione delle classi subalterne in situazioni disastrose dopo la guerra e la dominazione nazista in cui aveva gettato l’Italia il ventennio fascista. La storia d’Italia è costellata di stragi padronali con mano fascista per ridurre al silenzio le lotte contadine e operaie che mettevano in discussione il proprio sfruttamento. Dalla strage di contadini nel 1947 a Portella della Ginestra a quella di Avola nel 1968 e di Battipaglia nel 1969, si era aperta una stagione di tentativi di colpi di stato e stragi fasciste.  Da Piazza Fontana nel 1969 a quella del treno Italicus del 1974 e di Piazza della Loggia a Brescia nello stesso anno fino alla più tragica per il numero dei morti (85 morti e centinaia di feriti) di Bologna del 1980. Strage che ancora oggi la Meloni (e non solo) non definisce fascista per non deludere il proprio zoccolo duro convintamente fascista e mettere in discussione la contiguità con le stragi dell’MSI dal quale proviene con tutta la “classe dirigente” di Fratelli d’Italia. Anche a livello internazionale, con la regia dei servizi segreti Usa, più montava un’opposizione popolare allo sfruttamento e al comando capitalista, più forte e grave era la violenza repressiva dello stato. In Italia come in tutto il Sudamerica (ricordiamo i dittatori Pinochet in Cile e Videla in Argentina per citarne alcuni) e in Europa con il dittatore Salazar in Portogallo e la dittatura dei colonnelli in Grecia con Papadopoulos del 1974.

COSA STA CAMBIANDO: Ora la situazione è diversa. È impossibile riassumere in poche righe il periodo storico che ha portato a questa fase di “guerra mondiale a pezzi” ma, a partire da quegli anni si è accentuata in maniera più evidente una crisi strutturale del modo di produzione capitalista basato sullo sfruttamento intensivo di esseri umani e risorse naturali.  Questa crisi si presenta con cicli e picchi di profitto e di minima redistribuzione in base ai rapporti di forza determinati dalle lotte di milioni di lavoratori e lavoratrici, e fasi di “regressione” anche in relazione alla saturazione dei mercati. La riduzione delle grandi fabbriche “fordiste” (produzione “in scala”: produci, immagazzina e vendi) in piccola sacche produttive con il licenziamento di centinaia di migliaia di operai e operaie su tutto il territorio nazionale, cosi come lo spostamento di miliardi (prima in lire e ora in euro) dagli investimenti nella produzione alla finanza globalizzata, in una fase di contrazione dei mercati“,  hanno dato via a un’accelerazione della concorrenza su un piano internazionale che ha trasformato la guerra economica in uno scontro diretto anche armato tra capitalismi nazionali aggregati in blocchi imperialistici. Evidentemente questi blocchi pur tra contraddizioni esprimono interessi organici alla propria sopravvivenza nel mantenere il controllo su fonti energetiche e nell’accaparramento di materie prime quali le “terre rare” indispensabili per il primato nello sviluppo tecnologico. Un primato tecnologico che, l’attuale bellicismo e la corsa agli armamenti, rinforza in piena coerenza il modo di produzione che in esso depone la propria speranza di sopravvivenza per una nuova fase di accumulo di capitali.

Il Make America Great Again in versione italiana: L’esperienza del MAGA trumpiano è l’espressione più evidente dei “pieni poteri” in ogni settore della società in una proiezione bellica. In questo senso il controllo delle società del “digitale”, del possesso della rete e della finanza globale sono dati evidenti e indispensabili per l’egemonia politica, ideologica e militare dell’imperialismo USA. Il governo Meloni è oggettivamente l’espressione di questa tendenza Maga all’insegna del più evidente e tradizionale “collaborazionismo fascista” (con la finalità di subordinazione agli interessi del grande capitale delle classi subalterne e della piccola borghesia in crisi), con la Germania hitleriana prima e ora con il nuovo volto del nazionalismo statunitense trumpiano come espressione del dominio di classe imperialista in una proiezione bellicista. Un complesso radicalizzarsi di una tendenza che vede i grandi monopoli nazionali (ormai internazionali, si pensi alle grandi piattaforme e alle nuove tecnologie informatiche che aprono peraltro possibilità di controllo sociale inaudite) sempre più innervati nell’amministrazione statale, e particolarmente negli esecutivi,  arrivando a forme (quasi sostitutive) di posizioni politico-economiche che nei fatti sono espressione di potere reale (si pensi alla Leonardo e alla sua espressione governativa rappresentata da Crosetto o a Musk, ora in relativa disgrazia, per il secondo mandato Trump). Il monopolio è oggi non più solo la singola corporation, ma è anche finanza e i grandi fondi che, in una continua tensione al superamento di ogni limite e confine (spaziale e, a ben vedere, anche temporale), governano e dettano le proprie regole finanche agli stati come in un maelstrom, un gorgo della corrente che tutto miscela e aggrega, nel quale è impedita la netta separazione dei reciproci confini. 

La fase di crisi e tutto questo fondersi e integrarsi di esigenze di potere e di controllo contribuisce a definire in maniera chiara la direzione autoritaria intrapresa dal governo Meloni che la sposa in pieno e che la fa propria in un’Italia che, non dimentichiamolo mai, è stata la culla del fascismo come espressione più violenta del dominio di classe.

 Il governo Meloni sta procedendo a grandi passi perché il potere esecutivo possa riassumere in sé ogni potere. Se questo le permette da una parte di coprire il vuoto di proposta politico-economica se non di completa subordinazione agli interessi della classe al potere, dall’altra le consente di sguazzare felice nella fogna ideologica identitaria dalla quale proviene. Potendo così rimestare nel solito armamentario sub-culturale del fascismo del ventennio e di quello missino (MSI) dal dopoguerra a oggi. Odio viscerale anticomunista, razzismo, xenofobia, islamofobia, odio per ogni diversa identità sessuale che non sia quella destinata alla procreazione, un popolo una razza“, l’identificazione tra popolo e religione, militarismo, identità e nazionalismo fondato sulla continuità del sangue con gli avi … dell’Impero romano. Sarebbe tragicamente ridicolo se non fosse che questa idea di società è la stessa che ha portato Mussolini a sgomitare per un “posto al sole, a intraprendere la strada del più feroce colonialismo occupando interi territori in nord Africa e ora a essere la sostanza della campagna contro l’immigrazione.  La repressione politica e giudiziaria di ogni possibile oppositore è diventata elemento centrale nella propaganda del governo “legge e ordine” (senza naturalmente mai intaccare i motivi strutturali delle contraddizioni). E questi “nemici della patria” hanno il volto una volta dei “maranza” (definizione già razzista in sé), un’altra volta dei comunisti, degli antifascisti, degli islamici in quanto tali, delle donne che si ribellano al patriarcato, degli immigrati definiti criminali in quanto tali. L’intervento di un leghista qualsiasi in parlamento, sul viaggio della speranza che ha portato migliaia di ragazzi e ragazze a Ceuta, è stato esemplare (in negativo) della loro concezione di umanità quando ha parlato di “invasione di 50.000 criminali”.  Peraltro, con solerzia già tutt@ rispedit@ a casa a bastonate.

Dei 141 (fino a ora) morti nel viaggio della speranza nessuno parla! Assassinati dal governo nord africano più fedele servo dell’imperialismo USA, firmatario degli accordi di Abramo, che ha spinto verso i confini spagnoli e della fortezza Europa una massa di disperati in cerca di una vita migliore, come pressione politica e ricatto per il riconoscimento del proprio ruolo sia sul fronte interno, per le repressione del popolo Saharawi, sia per l’assunzione di un ruolo primario sul piano internazionale con gli accordi con l’entità coloniale sionista Israele e la gestione del conflitto in Asia occidentale.

Non crediamo che esistano altre soluzioni che continuare a contare e lavorare per ampliare l’opposizione di classe e sociale a questo governo. Superare l’estemporaneità della manifestazione del dissenso e dargli concretezza nelle lotte e indicazioni per la soluzione delle contraddizioni materiali che milioni di lavoratori e lavoratrici vivono nel quotidiano. Salari bassi per chi ha ha fortuna di avere un lavoro, precarietà, ricatti e sfruttamento, sanità a pezzi, discriminazioni razziste o sessiste, diritto a una casa, a un’istruzione e a rapporti umani non mercificati, a diritti civili fondamentali. Sono tante le contraddizioni che la crisi di un modo di produzione e una società di disfacimento a partire dal valore dell’umanità e della solidarietà ci presentano sulle quali intervenire. 

La storia dell’umanità è prodotta dallo scontro tra interessi inconciliabili. È solo su questo terreno che possiamo battere il governo senza cedere a lusinghe o a una supposta “unità antifascista” elettorale a prescindere, senza misurarsi con le contraddizioni reali. Ma non basta, saremo vincenti se, praticando il conflitto, saremo anche in grado di alzare la testa e indicare un progetto di sistema, di vita di società che sia completamente alternativo al presente senza più guerra, fascismo e sionismo. Una società che metta al centro i bisogni reali di ogni essere umano e non il profitto.

Contro imperialismo fascismo e sionismo ORA E SEMPRE RESISTENZA!

Sabato 8 agosto ancora in piazza per una Palestina libera dal fiume al mare

e sempre in solidarietà ai nostri prigionieri palestinesi

Mohammad Hannoun, Raed Dawoud, Yaser Elasaly, Ryad Albustanji, Anan Yaeesh, Ahmad Salem, Abdelmuti Abunada LIBERI SUBITO!!!

E’ sempre attiva la raccolta fondi su www.ricostruiamoasilovik.com

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