Sabato 11 CONTRO GUERRA E GENOCIDIO – Giù le mani dalla Palestina e dal Libano – LIBERI TUTTI SUBITO
SABATO 11 APRILE CORTEO CONTRO GUERRA E GENOCIDIO PER LA IBERAZIONE DI TUTTI I PRIGIONIERI PALESTINESI!
GIU’ LE MANI DALLA PALESTINA E DAL LIBANO!
indetto dall’ Associazione dei Palestinesi in Italia e dall’ Associazione donne Palestinesi
ORE 16 Piazza Loreto (M1 Loreto) per terminare in via Venini 65 (M1 Pasteur) davanti alla sede dell’Associazione benefica di solidarietà con il popolo palestinese.
CANCELLERO’ UN’ INTERA CIVILTA’!
In questa dichiarazione di Trump ci possiamo ritrovare la sintesi della concezione del mondo del suprematismo imperialista bianco.
Mi serve? Ho le armi più potenti quindi posso prendertelo. La tua terra, il tuo petrolio, il tuo gas, la tua vita. Io posso! E se voglio, io zotico bifolco con alle spalle una “civiltà” (nata sul genocidio dei nativi americani) che ha a malapena 400 anni tanto per risalire alla spedizione del Mayflower con i Pilgrim Fathers e con ancora la cultura giuridica primordiale “della frontiera” propria dei boia che impiccavano i ladri di cavallo, posso cancellare una civiltà di almeno 3000 anni.
Altro che faro della “democrazia” altro che liberatori dal nazifascismo (come da citazione della Meloni in parlamento)! E cosa si può dire dell’altro assassino a capo dell’entità coloniale sionista chiamata Israele. Sembra un cane (chiediamo scusa all’intero genere canino) contagiato dalla rabbia che salta vigliaccamente fuori da dietro le spalle più larghe del capobranco (quando non gli sta davanti…) per azzannare, sbranare e ridurre a brandelli interi popoli. Netanyahu ha dovuto accettare la “tregua” ma ha subito chiarito che questa non vale per l’aggressione al Libano. Anzi ha incrementato i bombardamenti con centinaia di martiri rilanciando l’intenzione chiara di espandere il controllo sionista fino al fiume Litani a sud del Libano. Per l’entità sionista, da sempre impunita, è legittimo infrangere ogni sorta di accordo e convenzione anche travolgendo il contingente Unifil in teoria garante di ogni sconfinamento …Potendo contare sull’appoggio del 93% della popolazione ebrea/sionista che lo spingeva a continuare i bombardamenti fino alla distruzione e allo smembramento della Repubblica iraniana.
E la cosiddetta opposizione, parlamentare e la cosiddetta “sinistra democratica” (per differenziarsi da chi sta con il popolo e la Resistenza palestinese in maniera chiara e incondizionata) non riesce, anzi non vuole per calcolo politico, ancora utilizzare la parola genocidio! Sta a noi ricordarcelo il prossimo 25 APRILE senza portare diligentemente acqua ai vertici del “campo largo”.
Se ci dovessimo fidare di questa dichiarazione di tregua dall’ aggressione qualcuno però dovrebbe rispondere alla domanda sul perché sia iniziata e anche perché sia terminata persino dopo un accenno all’arma nucleare ma è una domanda inutile. Nessuno se ne assumerà la responsabilità politica di questi crimini contro l’umanità e nessuno sarà punito o inchiodato al suo ruolo di assassino e terrorista se non ci sarà una mobilitazione di massa così ampia e determinata che li scrolli dai loro troni armati e dorati per portarli in catene in qualche piazza di Gaza, di Teheran, di Gerusalemme, di Beirut e lasciarli alla giustizia popolare.
La scusa del “regime change” è stata la solita colossale bugia (a che titolo poi?). La scusa dell’imminente attacco atomico iraniano ripetuto pedissequamente dal governo Meloni per bocca dei servi obnubilati Salvini e Taiani in cerca di gratificazione e di una carezza dal padrone, è qualcosa più attinente a un libro di fantascienza sulla fine del mondo che alla realtà. La difesa dei manifestanti iraniani massacrati? Un’altra abnorme cazzata della propaganda imperialista e sionista.
La verità? La solita verità che svela l’essenza dell’imperialismo Usa: controllo delle risorse, petrolio e gas, gestione del traffico e flusso delle risorse unito al segnale di potenza militare e determinazione politica al nemico cinese. Per i cani rabbiosi sionisti il progetto era invece quello di candidarsi ad essere l’unica potenza economica e militare in tutta l’area dell’Asia occidentale e garantirsi a vita il ruolo di interprete e difensore degli interessi commerciali e finanziari dell’occidente imperialista. Ma sono riusciti nel loro progetto criminale che ha prodotto migliaia e migliaia di morti e feriti e la distruzione e l’inquinamento forse irreversibile di interi territori?
Ad oggi, per le informazioni in nostro possesso e davanti a una fotografia del presente, ci sembra che gli assassini imperialisti non possano cantare vittoria, perché si sono viste migliaia di persone strette in catene umane a difesa di ponti e infrastrutture civile e la “schiena dritta” degli aggrediti ha prodotto che lo stretto di Hormuz rimarrà sotto il controllo iraniano con l’aggiunta di una tassazione per ogni passaggio di navi a recupero dei danni subiti. Questo a fronte di un possibile se non certo controllo internazionale sull’arricchimento dell’uranio a cui probabilmente, per le condizioni date, l’Iran rinuncerà senza troppi patemi d’animo. Ma qui ci fermiamo nelle ipotesi azzardate in attesa di dati maggiori e di possibili sviluppi della situazione sul campo e nelle trattative.
E in Italia? Il problema è che gli scambi economici e i rapporti commerciali si sono talmente globalizzati che ogni sasso lanciato nel mar Rosso può diventare uno tsunami mondiale. E l’Italia come paese a capitalismo minore in relazione agli altri attori dello scenario europeo e globale, si sta per strozzare economicamente con il rischio di una stagflazione (inflazione+stagnazione) per la crisi strutturale e per l’aumento del costo delle fonti energetiche che vengono importate anche dagli Usa con costi triplicati. Una volta abbandonato il fumoso e ipocrita “green deal” considerato dalle fazioni più “illuminate” della borghesia italiana ed europea la via di fuga alla crisi con l’inizio di un nuovo possibile processo di accumulazione capitalista, si è tornati alla dipendenza assoluta dall’energia fossile accompagnata dal negazionismo del cambiamento climatico. Incrementando così la dipendenza dall’imperialismo Usa che foraggiano a prescindere con l’acquisto di milioni di dollari di armi come tassa dovuta al padrone. Il problema, anche per chi non lo vede, è che crisi economica e tendenza alla guerra sono ormai parte della nostra vita quotidiana.

L’aumento delle spese militari si sosterrà inevitabilmente con il taglio della spesa pubblica e questo si traduce nel saccheggio del poco del welfare rimasto. I dati forniti dalle agenzie riportano che quasi il 10 % degli italiani e delle italiane ha rinunciato a farsi curare negli ultimi 12 mesi per l’impossibilità di accedere ai servizi della sanità pubblica con i suoi ritardi mostruosi e disumani. Il valore reale dei nostri salari, già basso, è fermo da anni e il futuro non è certo più roseo anche perché è finito il doping dei 209 miliardi iniettato nelle vene dell’economia italiana dal Recovery Fund.
A tutto questo la Meloni, la ducetta ammaccata dopo lo schiaffone del NO al referendum, risponde con un improbabile viaggio di propaganda in Arabia e negli Emirati del golfo. Il Re anzi la Regina è nuda. La Meloni è solo una ducetta vigliacca tutta “chiacchiere e distintivo”, nella peggiore tradizione della destra fascista italiana e mondiale e si vorrà rifare una verginità politica e cancellare la sconfitta referendaria. Aspettiamoci quindi ulteriori promesse di qualche bonus e qualche agevolazione fiscale per i suoi ceti sociali di riferimento, spingendo certamente l’acceleratore sull’unica pratica politica che è storicamente congeniale alle destre nel loro ruolo di cane da guardia dei padroni. Law and Order, basta immigrati, e la declinazione autoritaria di ogni provvedimento politico. Politiche securitarie che soffiano sulla precarietà della vita di milioni di donne e uomini che provocano al contrario solo insicurezza e terrorismo psicologico in cerca di raccattare voti e consenso nelle fasce più deboli della stessa classe lavoratrice ingabbiata atomizzata e frammentata in rapporti di lavoro sempre più individualizzati e ricattabili.
Tocca a noi opporci, noi classe lavoratrice, noi precari, noi studenti e studentesse noi donne e uomini che sentiamo il peso dell’ingiustizia sociale e non siamo disposti ad accettarlo.
Tocca a noi non far vivere tranquilla la classe al potere e il loro governo. Tocca a noi costruire auto organizzazione sindacale e sociale e un’organizzazione politica diffusa che indichi una strategia di un possibile e necessario ribaltamento del tavolo del potere. E questo lo possiamo fare generalizzando il conflitto, ricomponendo i diversi settori di classe, opponendosi all’attacco al diritto di sciopero, opponendosi a questa “fascistizzazione” delle istituzioni ma non per un generico fronte contro le destre, ma per indicare un immaginario di trasformazione possibile e necessaria del presente basato sulla divisione in classi.
LIBERI TUTTI SUBITO
Mohammad Hannoun, Raed Dawoud, Yase Elasaly, Riyad Albustanji

L’udienza alla Corte di Cassazione dell’8 aprile ha annullato le ordinanze del Tribunale del riesame che confermavano gli arresti per i nostri compagni e amici Mohammad Hannoun, Raed Dawoud, Yase Elasaly, Riyad Albustanji. A brevissimo verranno publicati i principi a cui il Tribunale del Riesame dovrà attenersi e potremo capire quanto saranno vincolanti obbligando il Tribunale a rilasciarli o meno. Questo è in ogni caso un risultato estremamente positivo perché azzera la montatura e sgonfia la bolla e l’aurea di “terrorismo” che era stata costruita sugli arrestati e i denunciati del 27 dicembre con l’operazione “Domino” da giudici conniventi sotto le pesantissime pressioni del governo. Ricordiamo con rabbia e disgusto quanto fango, insulti, falsità siano state gettate sugli arrestati da parte di giornalisti prezzolati, servi e complici del genocidio del popolo palestinese. Ricordiamo a questo proposito i miserabili sproloqui in specifico contro Mohammad Hannoun da parte di Meloni e Piantedosi nei loro ruoli ufficiali di Presidentessa del Consiglio e di Ministro dell’Interno durante delle sedute parlamentari. Ricordiamo più di un anno di campagne di criminalizzazione da parte di giornali megafono propagandistico della destra filogovernativa.
Sarebbe bastato leggere le carte processuali ma loro, tutte e tutti loro, hanno provato a mischiare queste carte e inquinarle con teoremi precostituiti per colpire la solidarietà al popolo palestinese che i nostri amici fratelli e compagni hanno da sempre praticato in prima persona con orgoglio, dignità e determinazione. Aspettando la loro liberazione definitiva ricordiamo che in carcere ci sono ancora Anan, Ahmad e Tareq e la solidarietà non si arresta e non si ferma.
LA SOLIDARIETA’ NON SI ARRESTA – LA RESISTENZA NON È TERRORISMO
A fianco del popolo palestinese
per il diritto a esistere, a resistere, al ritorno dei profughi
per il diritto a un libero processo di Autodeterminazione.
GUERRA ALLA GUERRA!
CONTRO IMPERIALISMO E SIONISMO!
CONTRO IL GOVERNO MELONI!



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