1982 Strage di Sabra e Chatila
1982 STRAGE DI PALESTINESI nei campi profughi di SABRA E CHATILA – Allora come oggi SIONISTI ASSASSINI!
Nel maggio 2023m in occasione della presentazione del docufilm di Eliana Riva “Il cielo di Sabra e Chatila”m scrivevamo queste fredde note senza farci trasportare dall’emozione e dall’odio provocato dallo scempio di vite palestinesi. Dopo quasi 5 mesi quel macello di trasformò in quotidianità per il popolo palestinese di Gaza e, con caratteristiche diffeenti, in Cisgiordania.
“La strage di Sabra e Chatila si consumò ininterrottamente dal 16 al 18 settembre 1982. L’ingresso dei primi osservatori fu scioccante come riporta il Washington Post del 20 settembre dello stesso anno :<< La scena nel campo di Shatila, quando gli osservatori stranieri vi entrarono il sabato mattina, era come un incubo. In un giardino, i corpi di due donne giacevano su delle macerie dalle quali spuntava la testa di un bambino. Accanto ad esse giaceva il corpo senza testa di un bambino. Oltre l’angolo, in un’altra strada, due ragazze, forse di 10 o 12 anni, giacevano sul dorso, con la testa forata e le gambe lanciate lontano. Pochi metri più avanti, otto uomini erano stati mitragliati contro una casa. Ogni viuzza sporca attraverso gli edifici vuoti – dove i palestinesi avevano vissuto dalla fuga dalla Palestina alla creazione dello Stato di Israele nel 1948 – raccontava la propria storia di orrori. In una di esse sedici uomini erano sovrapposti uno sull’altro, mummificati in posizioni contorte e grottesche. >>
A questa descrizione agghiacciante aggiungiamo, senza alcun commento, solo l’inizio del resoconto di Robert Fisk, corrispondente da Beirut di “The Indipendent”, quasi un fotogramma mentale del suo ingresso nel quartiere di Sabra :
<< Furono le mosche a farcelo capire. Erano milioni e il loro ronzio era eloquente quasi quanto l’odore. Grosse come mosconi, all’inizio ci coprirono completamente, ignare della differenza tra vivi e morti. Se stavamo fermi a scrivere, si insediavano come un esercito – a legioni – sulla superficie bianca dei nostri taccuini, sulle mani, le braccia, le facce, sempre concentrandosi intorno agli occhi e alla bocca, spostandosi da un corpo all’altro, dai molti morti ai pochi vivi, da cadavere a giornalista, con i corpicini verdi, palpitanti di eccitazione quando trovavano carne fresca sulla quale fermarsi anni faa banchettare >> ……………..
La Milano palestinese non dimentica Sabra e Chatila!
Con la Palestina nel cuore!



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