30 ottobre SCIOPERO GENERALE tutte e tutti in piazza
CONTRO LA GUERRA E IL GENOCIDIO E LA PULIZIA ETNICA A GAZA E IN CISGIORDANIA!
CONTRO IMPERIALISMO E SIONISMO.
CONTRO IL CAROVITA E IL CARO AFFITTI.
CONTRO LA SPECULAZIONE IMMOBILIARE E LA GENTRIFICAZIONE.
CONTRO L’ATTACCO AL VALORE REALE DEI SALARI.
PER UNA SANITA’ UNIVERSALISTICA, PER UNA SCUOLA PUBBLICA INCLUSIVA E NON CLASSISTA PER UNA SOCIALITA’ NON MERCIFICATA.
BASTA RAZZISMO, BASTA MILITARIZZAZIONE E REPRESSIONE CON PROFILAZIONE “RAZZIALE”.
NO ALLO STATO DI POLIZIA. NO ALLA REPRESSIONE
ACCOGLIENZA E’ INCLUSIONE E NON ASSIMILAZIONE.
PER UNA SOCIETA’ DI LIBERI E DI UGUALI
SENZA CLASSI E SENZA PADRONI.
30 OTTOBRE SCIOPERO GENERALE
ORE 10 PIAZZA DUCA D’AOSTA
Corteo a Milano, partecipiamo tutte e tutti nello spezzone palestinese con L’Associazione Palestinesi in Italia e Donne Palestinesi.
Il governo Meloni-Salvini-Taiani ci sta platealmente mostrando la sua subordinazione agli interessi della classe al potere con il NERO della sua camicia sempre indossata sotto gli abiti e la maschera formale data dai ruoli di governo.
D’altra parte la storia della destra fascista nelle sue diverse rappresentazioni e forme è sempre unicamente stata un manifesto di ignoranza, violenza e reazione. Nulla di più. Ancora una volta confermano il loro ruolo di cane da guardia degli interessi del grande padronato che infatti si spella le mani davanti a quella controfigura meschina e arrogante di una presidente del consiglio che trasuda odio e vendetta portandosi sempre dietro quell’olezzo fetido che arriva dalle sezioni del MSI nelle quali è cresciuta insieme a tanti suoi camerati nelle fogne in cui la lotta di massa antifascista li ha sempre ricacciati.
Il loro agire compulsivo e monotematico sull’ipocrita paradigma sicurezza=repressione oltre che essere miope e unicamente strumentale, conferma e sottolinea il loro identititarismo con radici sub-culturali nel ventennio. Un repertorio sub-culturale militarista, gerarchico, machista, omolesbobitransfobico, razzista e islamofobo tradotto nelllo slogan reazionario “Dio, Patria, Famiglia” per coprire la loro strutturale incapacità di produrre politiche sociali che abbiano un qualunque riflesso positivio per le classi meno abbienti. Inneggiando e sventolando questi loro neri e malvagi vessilli ideologici hanno, per incapacità e clientelismo, dilapidato a titolo esemplificativo i miliardi (una parte in debito) del PNRR, garantendo nel frattempo l’intangibilità di profitti e rendite in questo momento esponenziali nel settore bancario, dell’energia e soprattutto nel comparto della produzione di armamenti e di nuove tecnologie per combattere le nuove guerre ibride.
L’UMANITA’ E L’AMBIENTE NON SONO MERCI DA COMPRARE, SUGLI SCAFFALI DEL SUPERMERCATO GLOBALIZZATO E POI DA SPREMERE E GETTARE VIA PER IL PROFITTO DELLA CLASSE AL POTERE.
Gli interessi dell’imperialismo Usa per provare a uscire dalla crisi ci hanno proiettato in una guerra mondiale a pezzi in cui riarmo e guerra sono sia il fine che una ghiotta occasione di profitto per le classi al potere.
Ma tutto questo per la nostra classe vuol dire solo aumento dello sfruttamento e della precarietà che non è solo lavorativa ma esistenziale. Vuol dire non poter più accedere a cure mediche e dover scegliere ogni giorno a cosa dover rinunciare per arrivare a fine mese. Vuol dire vedere svalutato il valore reale dei nostri salari e pensioni in un’impennata dell’inflazione e quindi del “carovita”.
L’assoluta e miope dipendenza dal “fossile (gas e petrolio) dopo anni di chiacchiere al vento sul green deal (in realtà un green washing) sembra il tratto “ideologico” di questo capitalismo in crisi che sta applicando le regole del colonialismo di rapina in ogni angolo del mondo (Venezuela, Iran, Cuba ecc…).
Questa nuova aggressività sempre più simile a una lotta per la sopravvivenza sta incrementando i rischi della trasformazione da guerra economica (dazi e continuo riposizionamento politico militare nelle aree rilevanti dal punto di vista geopolitico) in guerra effettivamente guerreggiata con il nuovo gigante economico cinese in espansione in tutto il mondo.
Ma nel mondo tutto questa violenza, guerre e repressione muove alla ribellione. Una ribellione certamente caotica che anche in Italia è esplosa da nord a sud tra molte contraddizioni e su spinte provocate da una sofferenza sociale insostenibile.
Una ribellione con una forte componente generazionale che ha matrice nelle contraddizioni prodotte dalla società capitalista e nei suoi rapporti sociali. Una ribellione che nasce spontanea per l’insoddisfazione di bisogni materiali e non solo, che ha radici nella consapevolezza di una società asfittica per la quale siamo tutte e tutti robot per il consumismo.
Una società chiusa e in declino che produce ghetti urbani razzializzati e “trattati” con la repressione mostrando il volto più razzista delle metropoli imperialiste. Ghetti periferici simbolo di esclusione e marginalità sociale per la seconda e terza generazione di donne e uomini costretti a immigrare per fame e le guerre che l’occidente capitalista crea. A questa rabbia espressa nella scorsa settimana il governo sovranista filopadronale dei patrioti in camicia nera ha risposto con la repressione.
Noi non prendiamo le distanze da nulla perché la rabbia sociale è il dato oggettivo da cui partire. Noi accusiamo il governo Meloni di avere prima creato le condizioni economico-politiche per questa fiammata di rabbia e poi aver agito nelle piazze per incendiarla.

La politica sicuritaria è la risposta, i lince blindati con i droni e i parà della Folgore in piazza sono la risposta, la repressione è l’unica risposta che la società espressione di un modo di produzione in crisi è in grado di dare.
Tocca a noi averne consapevolezza, come tocca a noi tutte e tutti essere positivi nell’approcciarci a questa ventata di ribellione senza esaltazione di qualcosa che, naturalmente, non ha ancora trovato la sua strada (non è un giudizio di merito).
Abbiamo già parlato delle grandissime contraddizioni interne a questa ribelllione e, a partire da questa contradditorietà , sono molte le possibili derive che si possono muovere su un piano di compatibilità con l’esistente.
Noi espirimiamo la nostra solidarietà a ogni fermato, arrestato, colpito dalla violenza e dalla repressione di stato durante questa ribellione.
Esprimiamo la nostra solidarietà anche a chi viene oggi sbattuto in prima pagina come “responsabile occulto” delle proteste e caricato di abnormi aggravanti inclusa la finalità di terrorismo perché, il18 ottobre, avrebbe istigato alla ribellione del giorno prima…
Crediamo che la costruzione orchestrata a tavolino dell’utile “mostro in prima pagina” serva scientemente a criminalizzare e a spargere fumo cospirativo sulla ribellione che ha attraversato l’Italia e su un movimento di solidarietà che ha sempre rivendicato il suo sostegno chiaro esplicito e trasparente al popolo palestinese e alla sua Resistenza.
Crediamo però che una possibile opposizione di classe a questa società fondata sullo sfruttamento di esseri umani e natura, per incidere nel reale, debba essere qualcosa di concreto e tangibile.
Un conflitto praticato da soggetti reali, da lavoratori e lavoratrici senza badare al luogo di provenienza o il colore della pelle, proletari dei quartieri periferici, studentesse e studenti che frequentano scuole dequalificate e tenuti nel recinto scolastico per addomesticarli prima di inserirerli nel processo produttivo.
Un processo di emancipazione sociale per la nostra classe.
Questo ci auspichiamo e per questo che lavoriamo e lavoreremo, perchè la ribellione diventi conflitto di classe con la precisa consapevolezza che solo un processo collettivo e non la somma di individualità potrà essere il motore per una trasformazine radicale e rivoluzionaria delle nostre vite.
Per questo lavoreremo con tutte le nostre forze, per ricomporre le lotte e per darci insieme tutte e tutte un futuro collettivo di giustizia sociale, di solidarietà e di uguaglianza.
Questa è l’unica risposta possibile alla repressione.

Il genocidio in corso a Gaza e la criminale pulizia etnica in Cisgiordania continuano con la concretezza dell’invasione armata sionista nella città palestinese di Al Khalil (Hebron). Dopo la giornata dello sciopero generale riprenderemo puntualmente a fare il punto a ridosso delle elezioni negli Stati Uniti e nell’entità coloniale sionista.
CON LA PALESTINA NEL CUORE!
Le compagne e i compagni del Csa Vittoria




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