Sabato 21 marzo corteo NO GUERRA-NO GENOCIDIO-NO STATO DI POLIZIA
Sabato 21 invitiamo tutte e tutti a partecipare al corteo promosso dall’ Associazione dei Palestinesi in Italia e dall’ Associazione Donne Palestinesi con partenza ore 15 fermata metropolitana Affori e termine in piazza Maciachini.
NO GUERRA NO GENOCIDIO NO STATO DI POLIZIANO GUERRA NO GENOCIDIO NO STATO DI POLIZIA
Sono ormai oltre 3000 i morti tra Libano e Iran causati dalla guerra della coppia di terroristi assassini Trump e Netanyahu. L’uno presidente del paese massima espressione dell’arroganza e violenza dell’imperialismo e l’altro comandante in capo di quel piccolo stato canaglia apoteosi del suprematismo sionista. Con progetti separati ma convergenti, stanno spazzando l’Asia occidentale con bombe, droni e fosforo bianco sparso a profusione sulla popolazione civile. Abbiamo già segnalato la particolare sete di sangue e di annientamento che spinge gli assassini verso la distruzione dei desalinizzatori e il far deflagrare e incendiare i pozzi petrolio funzionali a un ecocidio in Iran e ora vogliamo mettere in evidenza il criminale scientifico bombardamento del lungomare di Beirut diventato rosso del sangue delle famiglie di profughi che pensavano di poter trovare rifugio in quel luogo chiaramente privo di ogni riferimento militare. Ma ammazzare e smembrare civili è diventato l’evidente obiettivo dei criminali USA e l’entità coloniale sionista chiamata Israele.
L’obiettivo è derubricare l’Iran a paese disarmato, di scarso rilievo e potere, per l’affermazione dell’autoproclamato “Stato Ebraico” come l’unica potenza egemone in tutta la regione, naturalmente alleata USA, una volta fatte fuori tutte le medie potenze locali come Iraq e Siria. E questo rappresenterebbe anche un minaccioso messaggio diretto ed esplicito alla Cina (anche bloccando l’importazione in Cina del petrolio iranianao) nel suo ruolo di superpotenza economico/politico/militare e competitore su piano mondiale: nessuna via della seta, nessuna merce potrà mai passare in Asia Occidentale senza passare sotto il diretto controllo e l’arbitrio Usa. Per quanto riguarda l’entità coloniale sionista, che da quando è stata fondata nel 1948 vive, si nutre e prospera con il sangue palestinese, guerra e terrorismo sono e incarnano le fondamenta di odio, razzismo e suprematismo “razziale” del progetto sionista di una grande israele.
Il controllo assoluto su tutta l’area si definirebbe come una proiezione regionale di questo progetto con la definitiva sottomissione regionale della popolazione araba. Ma nel frattempo il genocidio a Gaza ancora continua rumorosamente con bombe e proiettili ma parallelamente in maniera più silenziosa e disumana con le morti per fame e malattie per il divieto di ingresso agli aiuti umanitari (entra di media solo un terzo del fabbisogno alimentare in base al razionamento imposto dagli assassini).

Abbiamo già tanto detto e scritto sulla organica concatenazione tra la crisi economica, l’esponenziale impennata della concorrenza tra capitalismi nazionali e imperialismi su scale diverse, e la tendenza alla guerra (https://www.csavittoria.org/2026/03/04/note-di-approfondimento-sugli-interessi-complessivi-in-gioco-e-le-motivazioni-strutturali-dellaggressione-imperialista-e-sionista-alliran/). In questa fase, che possiamo tranquillamente definire epocale senza ricorrere a particolare enfasi, risulta sempre più evidente il legame tra questa e la sostituzione della cosiddetta “democrazia liberale” come versione più mediata e “democratica” del conflitto sociale, con sistemi di governo sempre più invece espressione del comando della classe al potere.
Il governo Meloni rappresenta la versione trasparente di questa “torsione autoritaria”. Tutto questo non si può certo affermare da un giorno all’altro ma la strada è ormai certamente ben segnata. Lo dimostrano chiaramente la sequela infinita di decreti legge nella gestione ordinaria del dibattito parlamentare appunto svuotando il parlamento della sua funzione di ipotetico controllo sulle scelte governative. L’elenco infinito di decreti “sicurezza” all’insegna del peggiore securitarismo con l’utilizzo della più becera demagogia populista. L’incremento della repressione su scala nazionale come elemento dichiarato per redimere le contraddizioni sociali e appunto reprimere la risposta di classe e in generale l’espressione del dissenso. La scalata al potere in ogni ambito istituzionale e l’utilizzo delle funzioni pubbliche piegato agli interessi del partito di maggioranza. La rincorsa all’agognata “egemonia culturale” utile all’“onda nera” una legittimazione di massa da parte di chi, con le radici ideologiche e sub-culturali ben affondate nel ventennio, di cultura con la C maiuscola non ha mai prodotto nulla perché incapace strutturalmente, (il fascismo nelle sue diverse forme è stato storicamente solo reazione) di fare altro che propagandare oscurantismo, suprematismo e concezione patriarcale nel rapporto uomo/donna (altre scelte di identità sessuale per loro non esistono).
Ma sfatiamo anche questo mito della “destra sociale”. Agitare e mestare nel torbido dell’insicurezza data dalla precarietà della vita, non è interesse per il sociale. Soffiare sul fuoco della guerra tra ultimi non è interesse per il sociale. Speculare sulle paure agitando lo spettro dell’invasione di ladri, assassini, pedofili e stupratori come ha fatto oscenamente la Meloni durante la campagna referendaria non è interesse e cura per il sociale. La dignità di un lavoro e una migliore qualità delle condizioni di vita è sicurezza. Avere la certezza di un tetto è sicurezza. Sapere di potersi curare è sicurezza. La capacità di accogliere e integrare e non di subordinare, schiavizzare e assimilare annientando la cultura di provenienza è sicurezza, e dignità . Ma loro, i fascisti sono sempre e solo stati gli utili mazzieri della classe al potere e la Meloni ne è l’esempio lampante su scala nazionale e internazionale.
Ma attenzione a non perdere la prospettiva.
Ci permettiamo, a questo proposito, di segnalare che il dibattito sul quesito referendario stia evidenziando il pericolo di qualche scivolone politico. Lo cogliamo nel tono e negli appelli contro quella che certamente è una riforma studiata a tavolino per assoggettare il potere giudiziario al potere esecutivo. A questa “riforma” è chiaramente giusto opporsi perchè è un primo passo sostanziale verso una modifica del ruolo delle istituzioni della “democrazia liberale”. Il prossimo sarà l’eliminazione dell’obbligatorietà dell’azione penale lasciando all’arbitrarietà del governo quali dovranno essere i reati da perseguire e noi tutte e tutti possiamo immaginare quali potranno essere. Un altro passo verso la “democratura” sarà il presidenzialismo esautorando formalmente il parlamento di ogni sua funzione e, un passettino alla volta, si arriverà a chiedersi come si sia potuti arrivare alla formazione di uno stato di polizia e di un regime.
Opporsi alle tappe di questo processo è giusto e sacrosanto non fosse altro che per dare uno schiaffone ben assestato sulla faccia di questo governo complice dello sfruttamento e dell’impoverimento del lavoro oltre che del genocidio palestinese. Ma dobbiamo essere in grado di non cadere preda delle sirene dell’appello a fare fronte contro il fascismo dilagante. Questo è uno scontro interno alle fazioni della borghesia. Una che preferisce tornare a strumenti più “mediati” del controllo sul lavoro (d’altra parte i padroni sono sempre stati comodi anche nei regimi “liberali”) e l’altra più sciovinista e reazionaria che in questa escalation di guerra come metodo per uscire dalla crisi trova una sua connotazione più autoritaria e culturalmente fascista. Il problema non è, per ricaduta, trovarsi a difendere le cosiddette “istituzioni democratiche”, e meno che meno la magistratura che agisce in un contesto di rapporti di forza tra sfruttati e sfruttatori, o ancora legittimare l’ala sinistra della borghesia nazionale che scommette su un prossimo governo meno colorato di nero. Costoro non sono mai stati dalla parte dei lavoratori e della sofferenza per la precarietà quotidiana di milioni di lavoratrici e lavoratori o dei disoccupati e delle sacche ormai in aumento che i sociologi definiscono marginalità sociale.
Opponiamoci pure con ogni mezzo necessario e anche con estrema durezza a ogni provvedimento, decreto o riforma in senso autoritario ma è il pacchetto completo che va affrontato, sono i rapporti di forza tra lavoro e capitale che vanno modificati e questo è possibile solo ricomponendo un’opposizione di classe non solo contro la “torsione autoritaria” ma direttamente e strutturalmente sulle cause di guerra e fascismo, violenza e devastazione ambientale. Il capitalismo e la divisione in classi che ne è l’origine.
Contro imperialismo sionismo e stato di polizia
La solidarietà non si arresta!
La resistenza non è terrorismo!
Libertà per Hannoun, Dawoud, Yaser e Riyad!
Libertà per Anaan per Ahmad per Tarek!
Ricordiamo la presentazione del libro “Prigionieri palestinesi” con l’autrice Maria Rita Prette di Sensibili alle foglie e Mahmoud Hannoun dell’ Associazione Palestinesi in Italia
DOMENICA 22 MARZO ORE 15 al Csa Vittoria




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