Sabato 6 giugno in piazza nel ricordo della Naksa-Contro guerra imperialista e genocidio
SABATO 6 GIUGNO ORE 16 in PIAZZA DUCA D’AOSTA
Contro la guerra imperialista il genocidio e la pulizia etnica a Gaza in Cisgiordania e in Libano nel ricordo della NAKSA del 1967 (la ricaduta)
Partecipiamo tutte e tutti alla piazza per la Palestina promossa dall’ Associazione dei Palestinesi in Italia e dall’Associazione delle Donne Palestinesi.
SABATO 13 GIUGNO ORE 16 PIAZZA TRICOLORE
partecipiamo tutte e tutti alla spezzone palestinese nel corteo “PER IL DIRITTO ALLA CASA E ALLA CITTA'”
Gli assassini sionisti bombardano Beirut e Tiro (patrimonio Unesco) e lanciano fosforo bianco sulle tende dei profughi a Gaza Tutto questo avviene con la garanzia dell’ impunità assoluta.
La pulizia etnica genocidaria continua a Gaza, in Cisgiordania e in Libano e il mondo “civile e democratico” si gira dall’ altra parte e la neo-ducetta .. “Non condivido e non condanno”
Il sionista criminale di guerra Netanyahu (sul quale pende un mandato di cattura della Corte Penale Internazionale per crimini contro l’umanità ) ha ordinato all’ IDF di espandere l’occupazione al 70 % della striscia di Gaza.  L’ assassino Netanyahu aggiunge impunemente che questo sarà solo il punto di partenza perchè l’obiettivo è quello di schiacciare e comprimere la popolazione gazawi in uno spazio cosi ristretto nel quale sia letteralmente impossibile la sopravvivenza a tal punto da costringerla ad un esodo “volontario”.Â
“Li stiamo pressando da tutti i lati. Ci occuperemo dei resti”  dichiara l’assassino mentre in Cisgiordania sono previste altre centinaia di nuovi insediamenti di coloni. In sintesi: i palestinesi stanno sopravvivendo a bombe, fame, sete e malattie ma non possiamo usare le camere a gas perchè forse sarebbe troppo e i nostri amici occidentali si indispettirebbero .. Nel frattempo l’IDF procede nell’allargamento di quella che l’entità coloniale sionista Israele definisce laÂ
“linea di difesa avanzata”(questa è la narrazione dell’ Hasbara, loro si “difendono” sempre…) con la conquista e l’occupazione di nuove terre del Libano Meridionale ben oltre il fiume Litani riprendendo i bombardamenti su Beirut.

UN BREVE RAGIONAMENTO SU RESISTENZA, “PACIFISMO” E AUTODETERMINAZIONE
Davanti a questo scenario solo un qualche invasivo deficit celebrale o un’esplicita mala fede potrebbe impedire di riconoscere l’evidente piano di una progressiva conquista e annessione di territori finalizzati alla realizzazione del sogno messianico sionista della “Grande Israele”, proprietà del popolo eletto suprematista, azzerando la presenza e la stessa identità palestinese.
Nel frattempo è anche partita una disgustosa “peace washing”, un tentativo di recupero di immagine dei cosiddetti “pacifisti sionisti” (un evidente ossimoro) come la cantante Noa che mistificano la realtà  sostanzialmente scaricando ogni responsabilità  del crimine di un’occupazione che dura da 78 anni solo sulla banda sanguinaria del governo Netanyahu. Tutto questo per cancellare il supporto dato al genocidio (al massimo hanno esagerato.. a difendersi) dato dalla stragrande maggioranza degli ebrei sionisti al genocidio palestinese ma l’intento evidente, per chi non vuole farsi abbindolare, è sottolineare il diritto divino all’occupazione della terra palestinese. appunto il sionismo, sotto una mistificatoria proposta di pace. Il concetto brutale per i sionisti (inclusi i cosiddetti pacifisti-sionisti) è chiaro: prima ti caccio con la violenza e il terrorismo, ti rubo la casa e la terra e poi ti offro di vivere su ciò che è rimasto e la chiamo pace. Purtroppo dobbiamo annotare che questa ipocrisia e questa melensa ma criminale idea di pace (un altro ossimoro, pace-criminale) faccia molta breccia anche in aree “pacifiste” (para-istituzionali e non solo) di casa nostra permettendogli un’aurea di innocenza e la “faccia pulita” prendendo le distanze dalla Resistenza palestinese come invece unico strumento legittimo per una vera necessaria e possibile e soprattutto libera Autodeterminazione. Quasi che eliminando la banda Netanyahu da una parte e la legittima Resistenza all’occupazione sionista dall’altra, si potesse arrivare a una pace vera e soprattutto giusta nel rispetto dei diritti del popolo palestinese. Una volta per tutte proviamo a fare chiarezza e sgombriamo il campo da mistificazioni oggettivamente utili al progetto sionista: il presupposto necessario di una vera pace è che innanzitutto i cosiddetti “pacifisti” che ancora vivono da occupanti sulla terra palestinese nell’entità coloniale sionista chiamata Israele facciano i conti con il sionismo, con l’occupazione e la colonizzazione di una terra che non gli appartiene, con la ferita profonda della Nakba del 1948 inferta al popolo palestinese che ha consegnato a una vita di profughi centinaia di migliaia di donne, uomini, bambine e bambini palestinesi che, ancora oggi conservano le chiavi delle loro vecchie case occupate da ebrei sionisti dell’europa dell’est, russi, dall’America Latina, dall’ Etiopia ecc…Â

Senza il riconoscimento del torto e dell’ingiustizia imposta al popolo palestinese, senza la denuncia di questo dato sostanziale, rimosso dalla Hasbara e dalla narrazione occidentale, tutta questa mistificazione ipocrita che parla di “pace”, come se pace fosse solo il tacere delle armi, sarebbe utile unicamente a cancellare la storia degli ultimi 100 anni, come se il rapporto tra l’occupante sionista e l’occupato palestinese nascesse il 7 ottobre, e servirebbe solo a coprire invece il progetto politico coloniale sionista di stabilizzare definitivamente il ruolo di occupante e di occupato. Magari in 2 stati separati come se fosse mai stata presa effettivamente in considerazione questa possibilità  dallo stesso Rabin e il progetto sionista non fosse già andato avanti sulla strada del genocidio e della pulizia etnica completa, dimenticandosi anche che la stessa ONU aveva intimato (inascoltata) all’occupante sionista il ritorno ai confini antecedenti a prima del giugno 1967, la data dell’ attacco sionista alla Giordania, alla Siria e all’Egitto. Non vogliamo essere e neanche sembrare polemici ma, evidentemente, parlare a vanvera di 2 popoli in 2 stati, avvolti in un’idealistica bambagia, sembra faccia apparire buoni interlocutori, moderati e bravi “pacifisti” e non invece docili e inconsapevoli strumenti dell’occupazione sionista, mentre invece giorno dopo giorno viene intaccata l’ esistenza stessa del popolo palestinese e la terra viene fagocitata da nuove colonie e mentre i movimenti di massa che sostengono la legittima Resistenza del popolo palestinese vengono dipinti e isolati come estremisti e fiancheggiatori del “terrorismo”.Â
Noi invece siamo assolutamente convinti che, davanti alla straziante sofferenza del popolo palestinese non esista “purezza” e si debba pragmaticamente pensare a ogni strada sia realisticamente praticabile (come ha fatto la Resistenza a Gaza che sente gravare sulle sue spalle la responsabilità del fermare il genocidio) e che sia certamente utile approfondire eventuali passi intermedi e ogni tipo di tattica utile alla cessazione del genocidio ma, per favore, togliamoci le ali da angeli dalla schiena e lasciamo il “buonismo” a chi pensa più alle dinamiche politiche utili per alleanze elettorali che alla sopravvivenza e alla speranza di un futuro dignitoso per il popolo palestinese. Questa non sarebbe pace ma la negoziazione di una resa storica. Questa “pace” sarebbe la legittimazione definitiva dell’ocupazione sionista sulla stragrande maggioranza, se non su tutto il territorio palestinese. La stessa logica che ha portato la fazione palestinese di Fatah (il partito di Abu Mazen) a porre come condizione alla partecipazione alle elezioni dell’aprile 2026 il riconoscimento ufficiale dell’entità occupante sionista Israele (che da parte sua non ha mai riconosciuto l’esistenza dei palestinesi e non ha mai dichiarato i propri confini …) e l’accettazione degli accordi di Oslo.
Purtroppo non è la stessa Fatah che ha segnato una pagina di resistenza eroica contro l’occupazione sionista nel 1982 proprio nel forte di Beaufort sul fiume Litani in Libano dove oggi sventola impèunemente la bandiera dell’autoproclamato stato ebraico.
5 GIUGNO 1967 la NAKSA (la ricaduta) la seconda NAKBA (la catastrofe) dopo il 1948

Siamo alla ricorrenza della NAKSA del 5 giugno del 1967 quando l’ entità coloniale sionista Israele occupò militarmente la Cisgiordania, la striscia di Gaza, Gerusalemme Est, il Sinai e le alture del Golan. Centinaia di migliaia di palestinesi furono costretti a lasciare le loro case e le loro terre diventando profughi a vita. Prima la Nakba (la catastrofe) del 1948 poi la Naksa (la ricaduta) del 1967 ma esiste un’ altra catastrofe, nominalmente senza spargimento di sangue palestinese, che ha spezzato le ali e allontanato il sogno di una Palestina unica e libera.
Potremmo paragonare a una terza Nakba quella ghigliottina che è caduta sul popolo palestinese nel 1993 sotto il nome pomposo di “Dichiarazione dei Principi”, gli accordi di pace di Oslo sottoscritti dal laburista Yizhak Rabin e Yasser Arafat con la supervisione di Bill Clinton. Gli “accordi di “pace” di Oslo del ‘93 misero fine alla prima Intifada popolare (delle pietre) iniziata nel 1987 e consegnarono formalmente e definitivamente pezzi di territorio palestinese all’occupazione coloniale sionista. Senza neanche il benchè minimo accenno a un riconoscimento reciproco sottoscrissero la legittimità dell’occupazione della terra palestinese da parte dell’entità coloniale sionista Israele “in cambio” della rinuncia univoca alle armi da parte dell’ OLP e l’ istituzionalizzazione di parti di territorio gestite solo amministrativamente dalla nuova Autorità Nazionale Palestinese lasciandone la gestione della “sicurezza interna” alle forze armate sioniste in funzione repressiva contro la sempre viva Resistenza popolare. Il livello di subordinazione e sottomissione agli interessi dell’ entità occupante è tale che in nessuna riga degli accordi si fa il benchè minimo accenno al diritto al ritorno dei profughi, (deliberato dalla stessa ONU), all’esistenza oggettiva di un’occupazione coloniale e alla sua violenta protervia o ai diritti dei palestinesi sancendo infatti un provvisorio “autogoverno (palestinese) ad interim” e questo si mostrò ancora più chiaramente lasciando nelle mani dell’ occupazione sionista il controllo e la gestione dei dazi sull’esportazione dei prodotti palestinesi. Qualche analista ha provato a sintetizzare quegli accordi come “pace in cambio di terra (e di resa)” ma anche questa affermazione è stata calpestata e superata dalla verità di un’occupazione violenta che dal giorno dopo degli accordi continuò a espandersi e che oggi sarebbe completa se non fosse per l’eroica Resistenza e del Sumud dell’intero popolo palestinese. Ma torniamo all’oggi e l’oggi ci mostra bene come il premio nobel della pace, il “sionista buono” Rabin, fosse fautore solo di una via pacificata alla pulizia etnica parte di un progetto complessivo di annientamento della stessa identità palestinese.
Tutto questo però non sarebbe possibile senza il supporto politico, economico e militare dell’imperialismo occidentale. In particolare l’imperialismo Usa ha la necessità che l’entità coloniale diventi l’ unica potenza economica e militare egemone nell’intera Asia occidentale per il controllo di un’area geopoliticamente fondamentale per la “barricata” atatunitense da contrapporre all’imperialismo cinese che aspira e lavora per contenderne l’ egemonia. Per arrivare a questo Trump ha puntato tutto su Netanyahu che invece persegue l’obiettivo sionista con la strategia del “cane pazzo” ricavandosi un’ autonomia di movimento. In particolare si è aperta una contraddizione sulla continua e feroce aggressione e al Libano, non certo per motivi umanitari, ma più concretamente perché invece Trump avrebbe tutto l’ interesse a vedere pacificato quel fronte per provare uscire il meno sconfitto possibile dal vicolo chiuso in cui il suo suprematismo l’ha portato con l’ aggressione all’ Iran.
L’entità coloniale sionista Israele crollerebbe in pochissimo tempo senza il fiume di finanziamenti o di proventi che arrivano dal mai cessato scambio commerciale e i patti di collaborazione con USA, l’Europa e lo stesso governo Meloni. Un governo di obnubilati in camicia nera che oltre ad attaccare diritti e livelli salariali delle classi subalterne in Italia, sta interpretando benissimo e anche di più il suo ruolo di complice del genocidio. Gli Usa sono complici, l’Europa è complice come è profondamente complice il governo italiano legato a Trump e Netanyahu da un’affinità ideologica molte volte dimostrata a parole e nei fatti. Un governo di vigliacchi ipocriti che mentre chiedeva le scuse (mai arrivate con l’imbarazzo della macchietta Taiani) per il trattamento riservato agli attivisti delle Global Sumud Flotilla ha sempre taciuto e anzi fornito armamenti a chi, nei lager sionisti stuprava, torturava e uccideva i prigionieri palestinesi. Nessun giornalista, nessun media, nessun conduttore televisivo, persino quelli più avanzati che ora si azzardano persino a pronunciare la parola genocidio, accende un faro sui più di 10.000 prigionieri palestinesi che vivono in condizioni disumane senza processo o in detenzione amministrativa. Il fatto che a Gaza non ci sia un giornalista straniero per volontà del governo terrorista è un dato riconosciuto ma per questo non vediamo indignazione o atti concreti di solidarietà , per le migliaia di medici e infermieri assassinati di proposito non vediamo prese di posizione ufficiali se non di chi per etica, empatia o condivisione fa parte di movimenti di solidarietà al popolo palestinese.
L’unica via di uscita a questa situazione è progettare e lottare per la prospettiva di una Palestina libera, un’unica e indivisibile Palestina in cui, con il ritorno dei profughi e la liberazione dei prigionieri politici, si affermi una vera pace basata su giustizia e uguaglianza di diritti senza alcuna discriminazione di etnia o religione seppellendo definitivamente l’abominio razzista e suprematista del sionismo. Sembra un sogno lontano e la strada da percorrere è certamente lunghissima ma è lo stesso sogno che tiene vivo il popolo palestinese e la sua legittima Resistenza insieme agli ebrei antisionisti di tutto il pianeta.
Siamo davanti a un genocido con centinaia di migliaia di mort@f, erit@ e scompars@. Siamo davanti alla concreta possibilità che guerre che sembrano locali possano generalizzarsi e trasformarsi un una guerra globale. La crisi dell’imperialismo produce guerra e questa sta trasformando le economie succhiando miliardi allo stato sociale per dirottarli verso nuovi armamenti nella speranza che questa produzione di morte possa permettere un nuovo ciclo di accumulazione di capitali e che prolunghi la sopravvivenza di un modo di produzione basato sulla massimizzazione dello sfruttamento di uomini, donne, animali e del pianeta.
Crisi economica, guerra, genocidio, sfruttamento, devastazione ambientale sono parte integrante e organica della società capitalista nella fase imperialista ed è per opporci a questa che va costruito un immaginario alternativo di vita e di rapporti sociali diversi e antagonisti. Una prospettiva di trasformazione rivoluzionaria del presente che metta al centro i bisogni reali di donne e uomini e non il profitto per la classe al potere. Non sono solo belle parole ma quello che ha insegnato alle lavoratrici e ai lavoratori di tutto il mondo la storia dello scontro tra interessi inconciliabili.
“E’ ricercando l’impossibile che l’uomo ha sempre realizzato il possibile. Coloro che si sono saggiamente limitati a ciò che appariva loro come possibile, non hanno mai avanzato di un solo passo.”
Con la Palestina nel cuore!
@ Ringraziamo per i contributi che arrivano e che giriamo all’ Associazione Ghassan Kanafani che gestiva l’Asilo Vittorio Arrigoni a Gaza e ora, dopo la sua distruzione, è impegnata nella distribuzione di aiuti umanitari. Ogni goccia si può trasformare in un mare di solidarietà che può alleviare la sofferenza del popolo palestinese. Per informazioni guarda il sito ricostruiamoasilovik.it
@ La cassazione ha depositato la sentenza per Mahmoud Hannoun, Raed Dawoud, Yasere Elasaly e Riyad Albustanji detenuti ingiustamente dal 27 dicembre 2025 in carceri di massima sicurezza. La sentenza ha fatto saltare per aria il castello di prove false e il teorema di finanziamento al “terrorismo” dichiarando l’inconsistenza dlle prove fornite dai servizi sionisti. A breve ci sarà l’udienza del Tribunale del Riesame e ci auguriamo che possano tornare prestissimo a camminare con noi tutte tutti, fianco a fianco per la liberazione del popolo palestinese. Prepariamoci a un grande abbraccio collettivo ma ora hano bisogno del nostro aiuto economico: è aperta una cassa per le spese legali per i costi della difesa e sollecitiamo un contributo da parte di tutte e tutti noi.





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