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9 agosto: Ora più che mai CONTRO IL GENOCIDIO con il popolo palestinese e la sua resistenza

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18.430 bambine e bambini smembrati, fatti a pezzi, evaporati per il calore delle bombe nell’inferno di Gaza. 386 pagine di nomi, vite e sogni. 4.741 di questi piccoli martiri erano inferiori ai 5 anni. Il 30% del conto totale degli 60.199 palestinesi assassinati dal 7 ottobre 2023 al 31 luglio 2025. Circa 215.000 donne, uomini, bambini e bambine. Uccisi, feriti e dispersi per la colpa di essere palestinesi. Assassinati dalla violenza sionista con bombe, proiettili, fame, sete, mancanza igiene e di cure come strumenti del GENOCIDIO pianificato del popolo palestinese. Gaza ha tragicamente il primato mondiale di bambine e bambini amputati.

FERMIAMO IL GENOCIDIO!

Fermiamo l’occupazione della Palestina

A chi in buona fede vuole comprendere quanto scriviamo. Davanti al macello di esseri umani di Gaza, davanti alla violenza omicida pianificata, la prepotenza e la pulizia etnica in Cisgiordania, davanti alla IMPUNITA’ che viene garantita agli assassini, ci fa orrore la disumanità di chi ancora non parla di GENOCIDIO per provare palesemente a preservare l’immagine, ormai macchiata di sangue agli occhi dell’intera umanità, dell’entità coloniale genocida sionista chiamata Israele.

Senatrice Segre, il genocidio palestinese prosegue come un ruscello di sangue che è diventa marea e, proprio in considerazione del suo enorme fardello di sofferenza, non siamo più propensi a trovarle alcuna giustificazione e troviamo quantomeno “ambigue” se non esplicitamente omertose le sue affermazioni, per quanto riportano i media, in relazione al fatto che lei non accetta il termine genocidio perché utilizzato con odio e vendetta……   

 Senatrice Segre, l’altissimo e potente grido di giustizia MAI PIU’ dopo l’abisso di disumanità dell’Olocausto, il suo grido, il nostro grido, il MAI PIU’ dell’intera umanità nel senso compiuto di questa parola, perde ogni senso se non è un MAI PIU’ PER NESSUNO. Davanti ad un tale scempio e alla macellazione scientifica del popolo palestinese in attesa di cibo non è ammissibile, non è tollerabile alcun “ma però”.

 Senatrice Segre, parlando di odio “ingiustificato” lei forse si è dimenticata o pensa fosse ingiustificato il sentimento che animava la rivolta nei campi di sterminio di Treblinka, di Sobibor e dell’abominio della ferocia all’ennesima potenza rappresentato da Auschwitz? La rivolta del ghetto di Varsavia? La morte, la giusta morte dei kapò – come rivendica Gianfranco Maris, ex presidente dell’ANED (associazione nazionale ex-deportati politici), nel suo libro “Per ogni pidocchio 5 bastonate”. I Kapò, le guardie interne dei campi di concentramento reclutate tra i prigionieri, uccise metodicamente con calci, pugni, vanghe e qualsiasi strumento la mano dei sopravvissuti potesse recuperare per infliggere agli assassini torturatori almeno una parte di quanto sofferto durante la detenzione nei campi di sterminio nazisti?                                                                                  

Era certamente odio! Odio insieme a paura, angoscia, dolore e terrore che ha dato la forza a quelle donne e a quegli uomini, ebrei e non ebrei, di reagire e combattere. 

Senatrice Segre non si vergogni e non si dimentichi di quell’odio che era naturalmente e giustamente rivolto contro gli aguzzini. Ma quell’odio contro l’abominio nazista è lo stesso odio che insieme a paura, angoscia, dolore e terrore, ha dato la forza al popolo palestinese di resistere a quanto ha voluto infliggergli la sua “idilliaca Israele”, il suo agognato “porto sicuro” che si è insediato in Palestina spezzando vite. rubando la terra, l’acqua e il futuro al popolo palestinese.      

Senatrice Segre lei oltrepassa il limite della “ingenuità” che qualcuno bonariamente le potrebbe attribuire ed entra nella sfera dell’“OMERTA'” e quasi del “GIUSTIFICAZIONISMO” quando dice che … “Dobbiamo trovare il modo per uscire da questa associazione fra Israele e il genocidio”.

Senatrice Segre, ci comprenda quando confessiamo sinceramente che stiamo contenendo la rabbia e misurando le parole che ci nascono dal cuore, ma come può proprio lei ridurre ad un problema di marketing e porsi il problema dell’immagine da ripulire la manifesta disumanità sionista, l’essere il mondo intero davanti ad un genocidio in diretta che lei è consapevole essere tale ma che non può ammettere pubblicamente per non “offendere” i discendenti di chi l’ha provato che ora (solo una parte) lo sta imponendo ad altri.   

Senatrice Segre vada ad acquistare e a leggere il dolore e l’umanità delle profonde parole di Edward Said, lo scrittore palestinese che scriveva ...”la tragedia di essere vittima delle vittime”. Edward Said che inoltre scriveva che “la verità è l’unica forma di resistenza”. Ma, evidentemente persa nel senso di appartenenza e nei ricordi di un’innocenza perduta, lei non persegue la verità ma la sta manipolando.

Senatrice Segre, se il suo problema è salvaguardare “Israele” dal disprezzo che lo circonda è meglio che si fermi perché su questo fronte lei è già stata sconfessata e sconfitta dalla storia. 

Senatrice Segre, ci permettiamo di consigliare che Lei dovrebbe combattere, e saremmo convintamente al suo fianco, e denunciare la odiosa e pianificata sovrapposizione tra ebraismo e sionismo, tra religione ebraica e entità sionista-Israele.Denunciarla e opporsi come giustamente e coerentemente fanno migliaia di ebrei non sionisti in tutto il mondo. Lei dovrebbe combatterla perché è questa sovrapposizione che provoca l’antisemitismo. Antisemitismo, nazismo, fascismo, razzismo sessismo e prevaricazione dell’uomo sull’uomo e dell’uomo sulla donna che noi da sempre combattiamo senza nasconderci. A fianco di compagne e compagni, nostre sorelle e fratelli nella lotta per l’uguaglianza, la giustizia e l’emancipazione sociale. 

Senatrice Segre, è l’assimilazione tra queste diversità che porta all’antisemitismo che ha radici nell’ignoranza, nella diffidenza, nella paura indotta dalla precarietà della vita, dalla miseria economica e dall’impoverimento culturale che porta all’individualismo su cui soffia il populismo razzista della destra, di ogni destra. E allora si rivolga ai dirigenti della Comunità ebraica che preferiscono cinguettare con il Governo Meloni, triste e perfetto connubio di autoritarismo e ignoranza post/neo/afascista. Un governo “adoratore della fiamma” epigono di quel mai rinnegato Almirante propugnatore delle leggi razziali del 1938 che tanta sofferenza hanno causato a lei allora bambina, agli ebrei, ai partigiani, ai comunisti, socialisti, anarchici, ai rom, sinti, omosessuali e ogni essere umano che non si confacesse alla …“razza ariana”. Un’invenzione artefatta, voluta e gonfiata per ridare orgoglio e identità al “popolo” tedesco alla fame, allo sbando e piegato dalla sconfitta della Prima guerra mondiale (in questo la relazione con l’ideologia sionista è palese) e sul quale si è imperniato l’espansionismo economico della rinata borghesia tedesca che aveva bisogno di mano d’opera gratuita, di nuovi schiavi ……. ebrei, oppositori politici e non solo. Questa pianificazione della rinascita del nazionalismo italiano fascista e “pangermanico” ha però causato oltre 50 milioni di morti nel mondo insieme all’alleato nazista. Noi crediamo possibile tracciare una linea di continuità quantomeno nelle motivazioni e metodologica tra queste ideologie, nazismo e sionismo, come parte buia e criminale della storia dell’umanità. Una parte da non dimenticare perché non ritornino in altra forma ma da espellere definitivamente dalla storia.

Senatrice Segre si rivolga dunque e gridi il suo J’accuse (ricorda il razzismo e il pregiudizio antisemita del caso Dreyfus?) verso chi è responsabile dell’antisemitismo. Non solo il fascista criminale Netanyahu e il suo governo di suprematisti razzisti a cui tutto è permesso, ma al colonialismo sionista come causa primaria di sofferenza di dolore, come “credo ideologico” che unisce FANATISMO RELIGIOSO E NAZIONALISMO, come cancro inserito nel cuore dell’occidente che ne è complice e responsabile. 

Senatrice Segre, vorremmo evitare le solite polemiche strumentali con il solito pavloviano riverbero di accuse di antisemitismo quando si esprime una critica, ma vorremmo solo segnalare che ci dispiace che lei bambina, dopo l’orrore dell’Olocausto, abbia riposto ogni sua speranza di sicurezza nel sogno di una “idilliaca Israele”. Come hanno fatto in tante e tanti prima di lei basterebbe essere un po’ obiettiva perché di idilliaco non c’è mai stato nulla per il popolo palestinese che ha subito una colonizzazione violenta e forzata, eccidi e deportazioni di massa. Pogrom, questa parola fa paura perché riporta alle violenze popolari antisemite dei primi del ‘900 e oltre. Ma cosa sono se non pogrom gli assalti alle famiglie di contadini palestinesi in Cisgiordania? Il continuo furto, l’assassinio arbitrario e le violenze garantite dall’impunità. Su questo lei non si esprime. Perché forse li considera eccessi, frutti maligni di una pianta invece sana. 

Senatrice Segre, Lei si sbagliava allora e si sbaglia anche adesso senza però più alcuna giustificazione. Lei, bambina incolpevole, sognava che Israele fosse un luogo sicuro per il “popolo ebraico” ma è invece proprio questa la criminale sovrapposizione su cui fa perno l’odiosa strumentalizzazione dell’Olocausto per fare leva sui sensi di colpa di un occidente razzista che ha invece utilizzato il sionismo per la sua espansione imperialista e coloniale in Medio Oriente. Uno “stato ebraico” ufficializzato nel 2018 dal criminale Netanyahu, un’entità sionista Israele che non ha motivo di esistere come, al contrario esistono legittimamente ebrei, cristiani, musulmani, buddhisti, atei, non credenti che provano a convivere pacificamente in ogni angolo del mondo, e, senatrice Segre il suo comprensibile bisogno di sicurezza è stato interpretato con violenza dalle bande armate sioniste per un’occupazione coloniale sporca e criminale, intrisa di razzismo suprematista e di sangue palestinese fin dalla sua nascita.

Noi non credenti rispettiamo e crediamo fermamente nella pace e nella convivenza tra culture, tradizioni e religioni diverse. La crediamo una via necessaria, la sola via percorribile in Palestina e riscontriamo questa speranza negli studenti delle università statunitensi, mussulmani ed ebrei, che pregano sullo stesso tappeto.  E questi studenti e studentesse mussulmane, ebree e ebrei, credenti e non credenti, pagano con la repressione, gli arresti e l’espulsione dalle loro università questo loro schierarsi dalla parte giusta della storia, dalla parte dell’umanità, dalla parte del popolo palestinese. Questa repressione è spinta e fomentata in primo luogo dalle comunità ebraiche-sioniste. Mentre invece per noi questa convivenza è esempio e grande speranza di pace. Questa è la prefigurazione di una Palestina libera dal veleno del sionismo che ritroviamo nel senso di appartenenza all’uguaglianza e alla giustizia sociale che anima i cortei della solidarietà di Milano e in tutto il mondo.

Facciamo un passo indietro all’inizio di questo scritto. Il nostro è odio? Certamente. Ma questo odio non è una postura “culturale” a prescindere. Questo odio si nutre con l’arbitrio, l’impunità, la sofferenza, l’ingiustizia storica. il massacro quotidiano di vite umane, i bambini e le bambine ridotte a scheletri mentre un porco seduto a Tel Aviv, su cui pende un mandato di cattura per crimini contro l’umanità, afferma che non c’è fame a Gaza ed è solo propaganda terrorista. Questo odio cresce inevitabilmente a dismisura per il disgusto di una narrazione della realtà con un doppio standard, che fa differenza tra ostaggi e prigionieri perché i palestinesi torturati non contano, come non contano e nessuno fa mai accenno ai più di 10.000 detenuti palestinesi in condizioni disumane nei lager sionisti. Dov’è la sua innocenza? E potremmo andare purtroppo avanti per ore a elencare i dottori e gli infermieri, i giornalisti cecchinati scientificamente, perché Gaza deve morire in silenzio senza che emergano voci che raccontano in diretta il genocidio palestinese. Ma la verità invece la conosciamo tutte e tutti.

Questo è odio, certamente, ma non è il sadismo dei macellai al governo o con le divise dell’IDF. Non è banale barbarie arbitraria e immotivata, ma è un odio profondo che viene dai nostri cuori impregnati di dolore, di sofferenza, per quanto possibile di condivisione e di umanità, un odio animato dalla fiamma di una incrollabile speranza, una speranza che non si può spegnere, di forza, di resistenza, del Sumud che abbiamo imparato dal popolo palestinese e dalla sua Resistenza. E questo odio è grande proprio per quanto è grande e immenso il nostro amore per la giustizia e per quanta empatia siamo in grado di provare per la sofferenza indicibile inferta al popolo palestinese che noi tutte e tutti sentiamo nostra.

LA SOLIDARIETA’ NON SI FERMA. ORA PIU’ CHE MAI SOSTENIAMO IL POPOLO PALESTINESE E LA SUA RESISTENZA FINO ALLA LIBERAZIONE DALL’OCCUPAZIONE COLONIALE SIONISTA.

Mentre la Resistenza palestinese propone coerentemente di aprire corridoi umanitari per l’avvio di almeno metà del fabbisogno giornaliero e la possibilità di visite e cure ai suoi prigionieri che vivono esattamente le condizioni della popolazione gazawi, gli assassini sionisti rilanciano l’intento genocida. Mentre scriviamo arrivano le prime agenzie di stampa con l’informazione che il criminale Netanyahu e il suo governo fascista ha deciso di prendersi definitivamente tutta la Palestina da Rafah al confine con l’Egitto a tutta la Cisgiordania. Il velo dell’ipocrisia è caduto e vogliono compiere l’ultimo grande passo del percorso iniziato con la Nakba del 1948. AZZERARE LA STORIA DI MIGLIAIA DI ANNI DELLA PALESTINA E RISCRIVERLA SENZA PIU’ POPOLO PALESTINESE.

NON POSSIAMO PERMETTERLO!

Ricordiamo che è ripartita la 4° raccolta di fondi per Gaza. Chi volesse contribuire vada subito sul sito ricostruiamoasilovik.it  dove potrà trovare informazioni sui destinatari e sulle modalità del versamento.

Comunicato del FPLP Fronte Popolare di Liberazione della Palestina : LA SOLUZIONE DEI 2 STATI

🔴 Il leader del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina Marwan Abdel-Al a L’Humanité:

 La cosiddetta conferenza per la soluzione dei due Stati non è tanto un’iniziativa di pace quanto il riciclaggio di un’illusione politica che la realtà ha superato. La conferenza, per formato e tempistica, assomiglia a un funerale ufficiale per una soluzione che non esiste più se non nelle dichiarazioni diplomatiche. Ciò che viene presentato oggi sotto il titolo di “soluzione dei due Stati” non costituisce un progetto di liberazione, ma piuttosto una gestione permanente di una tragedia coloniale.

L’Europa, compresa la Francia, può ora teoricamente riconoscere uno Stato palestinese, ma in realtà finanzia progetti di coesistenza con l’occupazione, finanzia la guerra – che è la madre della bomba nucleare – ed evita qualsiasi misura reale contro gli insediamenti, l’assedio o la cessazione del genocidio. 

I palestinesi non hanno bisogno di altre parole, ma di azioni politiche chiare: il riconoscimento di uno Stato sovrano e indipendente, la rimozione dell’occupazione e la fine delle partnership coloniali occidentali con il regime di apartheid “israeliano”. 

La vera soluzione inizia con il cambiamento degli equilibri di potere sul terreno. Il nostro popolo vuole la fine dell’occupazione… non un’assoluzione internazionale.

La maggior parte dei palestinesi – soprattutto la nuova generazione – è arrivata a considerare questa soluzione una trappola politica. Come si può parlare di “due Stati” quando ci sono progetti di annientamento, pulizia etnica, annessione ed espansione, e ci sono più di 700.000 coloni in Cisgiordania?

Dov’è lo Stato all’ombra di un muro che separa le famiglie e con attraversamenti gestiti a piacimento dai soldati dell’occupazione?

Non chiediamo un’entità simbolica sotto la sovranità “israeliana”; vogliamo piuttosto una vera liberazione, il diritto al ritorno e la giustizia storica. 

La maggioranza dei palestinesi, in patria e nella diaspora, ha capito che si tratta di un’illusione. Come possiamo parlare di “due Stati”? La questione è andata oltre il riconoscimento simbolico e si è trasformata in una questione di giustizia, di diritto al ritorno e di smantellamento del sistema di apartheid. 

L’Organizzazione per la Liberazione della Palestina è il prodotto di un’esperienza nazionale e il fondamento dell’azione nazionale palestinese, e la sua pandemia nasce da questa base.

[Qual è l’alternativa?]L’alternativa è lo smantellamento del sistema coloniale dalle sue radici. L’alternativa non è una ricetta pronta, ma un lungo percorso liberatorio. Inizia, tuttavia, con il riconoscimento che Israele non è uno Stato “democratico” ma un regime coloniale, come è accaduto in Sudafrica. Non rifiutiamo la “soluzione a due Stati” perché siamo radicali, ma perché non è più praticabile. 

L’alternativa è un unico Stato democratico su tutto il territorio, dove tutte le persone siano uguali senza discriminazioni religiose o etniche. O, come minimo, un quadro di liberazione che apra le porte a tutte le opzioni, lontano dalla logica della “pace in cambio di sottomissione”.La Palestina oggi è uno specchio per il mondo: tra il diritto internazionale e la forza delle armi, tra la vittima e la propaganda. Stare dalla parte della Palestina è una prova di coscienza umana, non solo una posizione politica. Non vogliamo che il sistema coloniale utilizzi la proposta di una soluzione a due Stati per sbiancare il suo passato o la sua inazione. Ciò richiede che la sinistra francese si liberi dalla pressione dei media imperialisti dominanti o dalla paura del ricatto morale. Ci aspettiamo che la sinistra recuperi il suo linguaggio radicale: che dica che quello che sta accadendo in Palestina non è un conflitto, ma colonialismo e genocidio sistematico. E che si schieri con la verità, senza una falsa equivalenza tra assassino e vittima. Non c’è neutralità di fronte al genocidio.

Non chiediamo una solidarietà emotiva, ma un impegno politico e morale. La Palestina oggi non è solo la causa di un popolo che viene massacrato, ma una questione universale in cui la nostra umanità è messa alla prova.

Se la Palestina cade, gli standard internazionali e la giustizia cadono con lei. Da Parigi a Gaza, la battaglia è una sola: contro il fascismo e il nuovo razzismo, e contro la memoria coloniale che non è ancora morta.

https://t.me/PalestineResist/80594

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