7 dicembre in piazza Scala: IL CESSATE IL FUOCO E’ UNA BUGIA SIONISTA IL GENOCIDIO E LA PULIZIA ETNICA CONTINUANO
IL CESSATE IL FUOCO E’ UNA BUGIA SIONISTAIL GENOCIDIO E LA PULIZIA ETNICA CONTINUANO. PORTIAMO LA SOLIDARIETA’ NEL CENTRO DI MILANO!
DOMENICA 7 DICEMBRE ORE 14 TUTTE E TUTTI IN PIAZZA SCALA
MOHAMED SHAHIN LIBERO SUBITO!
ANAN YAEESH, ALI IRAR, MANSOUR DOGHMO,
LA RESISTENZA E’ LEGITTIMA E NON SI PROCESSA!
Dopo le 2 grandi giornate di mobilitazione con lo sciopero generale del 28 e i cortei di Milano e Roma del 29 novembre continua nel centro di Milano in piazza Scala la mobilitazione della solidarietà con il popolo palestinese e la sua Resistenza.
A Gaza il genocidio non si è fermato ma ha preso la forma di una guerra genocida a bassa intensità . Non ci sono più bombardamenti a tappeto ma, con cannoneggiamenti a distanza e droni, si continua a sterminare la popolazione palestinese senza far correre rischi ai macellai in divisa dell’IDF e così diminuire l’impatto con l’opinione pubblica israeliana. Purtroppo, la bugia ha però funzionato facendo tornare a casa i milioni di persone dopo la fiammata emozionale del legittimo sostegno alla Global Flotilla.
La manipolazione dell’hasbara sionista (macchina di informazione israeliana) e dell’informazione mainstream sulla firma del cessate il fuoco, come presupposto di un radioso futuro processo di “pace”, è servita depotenziare e silenziare le proteste a livello mondiale e proseguire il progetto di annessione dell’entità coloniale sionista; infatti, l’entità coloniale sionista sta delineando un nuovo confine con il sequestro del 58 % del territorio gazawi che naturalmente risulta essere la parte più produttiva dal punto di vista agricolo/alimentare. La macchina del genocidio continua a funzionare a pieno ritmo con il blocco degli ingressi degli aiuti umanitari (l’accordo era per almeno 600 camion al giorno) e la distruzione programmata e sistematica dei centri ospedalieri.
Gaza si potrebbe candidare ad un test sul campo sulla riuscita di una strategia di ecocidio e cioè la distruzione sistematica dell’ambiente naturale fino ad arrivare all’olocidio e cioè l’azzeramento delle condizioni che permettono la sopravvivenza per la vita umana. Il bollettino del genocidio di domenica 30 novembre ci parla di quasi 250.00 martiri, tra morti e feriti certificati, a cui vanno aggiunte le migliaia di “scomparsi” sotto le macerie spianate dalle ruspe e ogni analista dà per scontato che il numero effettivo sarà enormemente superiore. La Cisgiordania è ormai progressivamente terra di conquista da parte di coloni fondamentalisti ebraici senza alcuna opposizione e in alcuni casi con la collaborazione organica con l’ANP. Questi suprematisti ebraici armati dal governo e con la copertura degli assassini in divisa dell’IDF, colpiscono donne, anziani bambine e bambini, bruciano le macchine, gli attrezzi agricoli, le case e le stalle tagliano gli alberi di ulivo e cacciano le famiglie di contadini che in quelle case risiedono. Ancora una volta i numeri parlano chiaro e non in un teatro di guerra aperta, i martiri palestinesi dall’ottobre 2023 sono più di 1000, migliaia di feriti in condizioni di assistenza sanitaria devastata, e oltre 42.000 palestinesi, sfollati e sfollate, consegnati ad una vita da profughi.

La sintesi di questo veloce aggiornamento sulla situazione nell’intera Palestina è che la seconda fase del percorso di pace sia solo una farsa, una bugia per continuare in silenzio e in maniera meno deflagrante e colpevolizzante per l’opinione pubblica interna e mondiale, il progetto di annessione sionista e l’azzeramento dell’identità palestinese. Una volta che la Resistenza palestinese ha consegnato i prigionieri nelle loro mani tutto è ricominciato in maniera più “discreta” con meno copertura mediatica su abusi, torture e l’esecuzione, ad esempio, di 92 palestinesi deportati nei lager sionisti e sulla detenzione arbitraria di ancora più di 10.000 palestinesi detenuti in condizioni disumane e senza alcun trattamento sanitario ai malati e ai feriti dalle armi sioniste e questa è una forma di tortura. In queste condizioni Abbas (Abu Mazen) il presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese nel suo ruolo di cane da guardia del sionismo in Cisgiordania e partecipante attivo nella feroce repressione della Resistenza a Jenin, cerca ogni sponda politica possibile che rafforzi la sua candidatura per poter tornare a Gaza protetto da carri armati Usa e sionisti.
Gli accordi di Oslo del 1993 e l’accettazione delle richieste dell’entità coloniale sionista che hanno sancito la nascita dell’ ANP con l’accantonamento dell’ OLP che nel suo originale statuto del 1964 enunciava il principio che la Palestina fosse “una singola unità regionale” …”all’interno dei confini del mandato britannico”, hanno definito una tendenza di abbandono della dirigenza ufficiale del lungo cammino verso l’Autodeterminazione e l’indipendenza effettiva dall’occupante sionista e dall’imperialismo USA. Come prevedibile e denunciato dalle altre forze politiche palestinesi, questo abbandono si è trasformato nel tempo in esplicito tradimento con la collaborazione con l’intelligence sionista nell’opera di repressione dei movimenti plurali e popolari di resistenza in lotta contro l’occupazione. La completa dipendenza economica e la gestione dell’occupante sionista dei proventi dell’esportazione palestinese all’estero hanno reso completamente asservita la struttura di governo palestinese che con quei finanziamenti internazionali aveva nutrito e fidelizzato una vasta rete di clientelismo corrotto.
Il presentarsi di Abu Mazen come “moderato” (traditore?) e quindi possibile portavoce di una nuova Palestina sottomessa definitivamente alla prepotenza sionista si è spinto ben oltre ogni limite della decenza, arrivando ad un incontro ufficiale a dicembre con la Meloni non nel ruolo di presidente del consiglio ma partecipando alla festa di Atreju, la festa del partito, nella sua veste di segretaria del partito FDI (.. palindromo di IDF) neo/post/a/fascista certamente servo del nuovo ordine mondiale che l’imperialismo USA sta cercando di imporre.

A TUTTO QUESTO SI OPPONE LA RESISTENZA INÂ NOME DEL DIRITTO LEGITTIMO ALL’AUTODETERMINAZIONE E DELLA DIGNITA’ DEL POPOLO PALESTINESE!

La Resistenza palestinese è la nostra resistenza all’imperialismo e al sionismo.
Il sionismo dalla sua nascita come ideologia suprematista e poi dal 1948 l’entità coloniale sionista Israele trasformata nel 2018 in “Stato Ebraico” è sempre stato in un rapporto “mutualistico” e di interessi combacianti con l’imperialismo coloniale britannico e prima e con la strapotenza dell’imperialismo USA in seguito.
In questo momento la Resistenza palestinese e la sua difesa eroica e strenua di un giusto e legittimo processo di Autodeterminazione è un ostacolo ai piani USA di normalizzazione e di controllo dell’area geografica araba come sbocco verso l’oriente. Il popolo palestinese è la vittima sacrificale dell’imperialismo USA che, nella complessiva e globale contrapposizione con le altre potenze mondiali per l’accaparramento delle risorse energetiche (in primis, la Cina), ha la strategica necessità di mantenere il controllo dell’intera area per garantirsi l’assenza di ostacoli all’estrazione, allo sfruttamento e al loro trasporto con gasdotti e oleodotti.
Il sionismo e l’entità coloniale sionista autoproclamatasi “stato ebraico” sono, in quella zona così importante dal punto di vista geopolitico (accordi di Abramo), il perno e la mano armata dell’imperialismo con cui la convivenza simbiotica è utilizzata come deterrente e garanzia di impunità . Il bombardamento all’ Iran e le uccisioni arbitrarie ed extra territoriali di leader della Resistenza, la distruzione di Beirut e la guerra continua contro il Libano, l’accaparramento di chilometri di territorio siriano …nulla di questo sarebbe potuto accadere senza l’ombrello politico USA e la protezione militare delle sue portaerei nel Mediterraneo.
L’entità coloniale sionista Israele è sempre stata nemica dei processi di emancipazione dei popoli del mondo e crediamo sufficiente ricordare come sia salita in alto, subito dopo gli USA, nell’elenco dei fornitori di armi al regime golpista di Pinochet del 1973. E questo è solo un esempio. Tutto questo attiene alla nostra vita e la lotta contro l’imperialismo che opprime e condiziona ogni processo di emancipazione dallo sfruttamento e dall’ingiustizia sociale in Palestina come in Italia ne è una parte fondamentale.
Domenica 7 dicembre alle ore 14 saremo in Piazza Scala con l’Associazione Palestinesi in Italia sindacati di base e realtà sociali e porteremo nel centro di Milano la nostra solidarietà al popolo palestinese e alla sua Resistenza, rivendicheremo la liberazione immediata di Mohamed Shahin deportato nel CPR di Caltanissetta e in attesa di espulsione per il suo sostegno al popolo palestinese. Denunceremo l’arresto arbitrario di Anan Ali e Mansour per i quali il 19 dicembre il tribunale dell’Aquila emetterà la sentenza dopo un processo, fotografia di una barbarie giuridica il cui svolgimento è stato un segno inequivocabile di complicità del governo Meloni con il genocidio palestinese. Anan Ali e Mansour sono “colpevoli” solo di essere stati partigiani della Resistenza e aver legittimamente combattuto e difeso il proprio popolo contro le forze d’occupazione.
DOMENICA 7 DICEMBRE ore 14 in occasione della prima della Scala porteremo in piazza con tante e tanti la nostra solidarietà e il nostro sostegno al popolo palestinese e la sua Resistenza. Siamo con il popolo palestinese per il suo legittimo diritto all’ Autodeterminazione senza alcuna ingerenza politica o militare da parte dell’imperialismo USA, del sionismo o dell’occidente filo sionista.
Utilizzeremo la passerella mediatica della tronfia borghesia milanese, troppo ignorante per essere appassionata al concerto di “Lady Macbeth” di Sostakovic, per parlare ancora una volta di Palestina e di genocidio, di sangue versato e di barbarie, di diritti negati, di Resistenza, della complicità del governo Meloni, e del boicottaggio assoluto e determinato di ogni collaborazione con l’entità sionista genocida. Parallelamente parleremo di guerra e di miseria, di casa e lavoro o salario, di sanità universalistica e del diritto a una cultura e una socialità non mercificata, di distruzione del pianeta da parte di un sistema economico e di una società basata sullo sfruttamento dell’uomo sull’ uomo, dell’uomo sulla donna e insieme sulla natura.
PER UN MONDO DI LIBERI E DI UGUALIÂ SENZA PIU’ CLASSI, SFRUTTAMENTOÂ E OGNI TIPO DI DISCRIMINAZIONE che metta al centro i bisogni primari e non il profitto per pochi.
FERMIAMO IL GENOCIDIO GAZA
FERMIAMO LA PULIZIA ETNICA IN CISGIORDANIA
INGRESSO IMMEDIATO DI AIUTI UMANITARI A GAZA
PER L’ESISTENZA, LA RESISTENZA, IL RITORNO DEI PROFUGHI DEL 1948 E DEL 1967
PER IL DIRITTO AD UN LIBERO PROCESSO DI AUTODETERMINAZIONE DEL POPOLO PALESTINESE
PER UNA PALESTINA LIBERA DAL FIUME AL MARE CON GERUSALEMME CAPITALE.


La raccolta fondi per Gaza continua: www.ricostruiamoasilovik.it



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