12 DICEMBRE 1969/2025 – STRAGISMO GUERRA E GENOCIDIO LA MATRICE E’ LA STESSA
Due giornate di mobilitazione:
VENERDI 12 DICEMBRE ORE 18:30
Piazza XXIV Maggio (Porta Ticinese) Milano
SABATO 13 DICEMBRE
ORE 14 – Stazione Sesto FS M1 Primo Maggio – Sesto San Giovanni
12 DICEMBRE 1969 – 12 DICEMBRE 2025 STRAGISMO E GENOCIDIO LA MATRICE E’ LA STESSA
CONTRO IMPERIALISMO RIARMO GUERRA FASCISMO GENOCIDIO E SIONISMO LA LOTTA E’ UNA SOLA!
ORA E SEMPRE RESISTENZA – PALESTINA LIBERA DAL FIUME AL MARE!
Per non parlare solo con slogan: la matrice è la stessa perché lo stragismo e l’autoritarismo, il colonialismo, il sionismo e l’imperialismo, come anche la stessa “democrazia rappresentativa borghese”, sono volti diversi dello stesso dominio di classe. L’entità coloniale sionista Israele è organica agli interessi dell’imperialismo occidentale.
Brevi cenni storici per conoscere il nostro passato: la storia dello scontro tra le classi è contrassegnata da accelerazioni e fasi di relativa stabilità. Il lungo periodo della ricostruzione post-bellica finanziata dall’ “European Recovery Program” più conosciuto come il “piano Marshall”, fu contrassegnato dal flusso costante di miliardi di dollari statunitensi per incentivare la ripresa economica dalla devastazione bellica e sancendo in questo modo il completo asservimento italiano all’ imperialismo USA.
Il disegno strategico del gigante economico imperialista Usa, che succedeva progressivamente al morente impero coloniale britannico, era esplicitamente quello di porre una barriera al possibile allargamento dell’area di influenza economico/politico/militare dell’ URSS (che aveva posto le condizioni della sconfitta nazi-fascista dopo l’eroica vittoria dell’armata rossa a Stalingrado), collocando l’Italia stabilmente all’interno dell’area del mercato controllato e subordinato agli interessi USA. Quel flusso costante di miliardi di dollari provocò naturalmente una ripresa economica, definita il “miracolo economico italiano”, che divenne esponenziale con percentuale di crescita a due cifre. Questo “miracolo economico” terminò presto la sua fase espansiva per la progressiva tendenza alla saturazione del mercato interno sostenuto dalle strategie consumistiche e ormai invaso da beni di consumo (pensiamo solo ad auto ed elettrodomestici) e a causa della fragilità di un sistema economico perennemente dipendente e subordinato dal punto di vista tecnologico dalla superpotenza USA.
<< La successiva “crisi petrolifera” farà esplodere le contraddizioni del modello di sviluppo capitalistico fino a doverne modificare gli assetti produttivi con la riduzione della “grande fabbrica fordista” e la trasformazione progressiva dell’economia di scala in una produzione “just in time” più consona ad affrontare la sfida tra concorrenze sempre più aggressive nel contendersi profitto e mercati. L’ esplodere della crisi coincide con la guerra del 1973 tra Egitto e Siria contro entità coloniale sionista Israele che fu il motivo scatenante dell’embargo dei paesi arabi dell’OPEC, (l’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio), contro gli Stati Uniti e i paesi che sostenevano l’attuale autoproclamato “stato ebraico”. E fu occasione per i paesi arabi di riequilibrare lo strapotere delle “7 sorelle”, le 7 compagnie petrolifere più grandi al mondo, (Exxon, Mobil, Chevron, Texaco, Shell e BP) nello sfruttamento delle risorse petrolifere in tutta la zona arabofona tra occidente e oriente. >>
Abbiamo riportato questo breve inciso perché è chiarificatore delle connessioni tra struttura e interessi economici delle classi al potere e la dominazione coloniale sionista e come questo sia il quadro di contesto in cui si deve inquadrare strutturalmente la tragedia del genocidio palestinese.
Ma ora torniamo alla fine degli anni ’60 del secolo scorso: il più facile accesso ad un posto di lavoro nella fase del boom economico della ricostruzione post-bellica determinò un allargamento della base occupazionale delle grandi fabbriche del nord provocando il fenomeno dell’emigrazione in massa dal sud al nord Italia con il sogno di un posto di lavoro stabile. Ma la “grande fabbrica fordista”, l’economia di scala con la catena di montaggio e cioè produrre e immagazzinare senza interruzioni le merci che sarebbero state certamente vendute aveva però creato un’identità, un senso di appartenenza alla stessa classe lavoratrice tra le centinaia di migliaia di operaie e operai che lavoravano fianco a fianco alla catena di montaggio e non solo. L’allargamento della base occupazionale non corrispondeva però ad un aumento dei livelli salariali e l’aumento della produttività, ottenuto con l’inserimento dell’automazione e di nuove tecnologie, non solo non aumentava il salario in busta paga ma fotografava il ruolo del lavoratore al pari di un attrezzo, come semplice strumento per l’accumulazione del profitto aumentandone l’alienazione e la consapevolezza di interessi inconciliabili. Incominciò quindi un grande ciclo di lotte operaie che coinvolsero più in generale le masse popolari. Le ore di sciopero salirono alle stelle e la lotta per i miglioramenti salariali assunse ben presto i connotati di lotta di classe con il contenuto dirompente di rottura degli assetti del dominio capitalista. Grandi cortei di operai e di studenti attraversavano le strade di tutta Italia. Masse contadine scesero in piazza contro la miseria e il caporalato. Nel dicembre del 1968 ad Avola in Sicilia i contadini bloccarono la strada di accesso al paese come forma di protesta. Intervennero i carabinieri con l’ordine di zittire la voce della protesta facendo parlare le armi uccidendo 2 contadini e ferendone altri 48. Lo stato dei padroni rispondeva alle lotte operaie e contadine con la repressione e la violenza. Incominciava la “STRATEGIA DELLA TENSIONE” e la borghesia italiana con i vertici della Democrazia Cristiana, dell’esercito e dei servizi segreti con l’ombrello della CIA, programmarono una stagione di violenza, di stragi e di bombe per far arretrare le lotte operaie e contadine, fermare l’avanzata di interessi incompatibili con il sistema di comando imperialista e provare a spezzare il sogno di una società più giusta. Quel grande e potente ciclo di lotte portava con sé oggettivamente il bisogno di comunismo come organizzazione sociale per liberare l’essere umano dalle ingiustizie. Il padronato italiano e gli USA ebbero paura perché il movimento operaio diventava sempre più forte e radicale. E il 12 dicembre del 1969 scoppiò la bomba di Piazza Fontana.
Il piano di depistaggio era già apparecchiato inseguendo immediatamente una strumentale pista anarchica con l’arresto di Pietro Valpreda e del ferroviere Giuseppe Pinelli. Il compagno anarchico Giuseppe Pinelli fu ammazzato il 15 dicembre del 1969 durante un interrogatorio nella questura di Milano, gettato fuori dalla finestra degli uffici dell’Ufficio Politico comandato da Luigi Calabresi. Ma nei cortei la voce era forte e chiara e ogni comunicato o volantino denunciava che la strage era di stato e la mano era fascista. Furono anni di processi farsa, di depistaggi, di testimonianze sbugiardate, di tentativi di infiltrazione di provocatori e fascisti nel movimento di classe, di bombe e coperture politiche dei personaggi maggiormente rappresentativi della Democrazia Cristiana come Giulio Andreotti. Erano gli anni delle organizzazioni paramilitari internazionali clandestine direttamente finanziate e dirette dagli Usa in funzione anticomunista come “Stay Behind” e per l’Italia Gladio, l’organizzazione armata clandestina rivendicata da Francesco Cossiga come legittimo “pronto intervento anticomunista”. Era un piano strategico di grande respiro gestito a livello internazionale che portò nel dicembre 1970 al “tentato colpo di stato” del comandante della Decima Mas (che infatti piace tanto a leghista Vannacci) Junio Valerio Borghese. Un tentato golpe con la solita becera mano fascista ma con la regia Usa e di Giulio Andreotti e degli alti gradi dei servizi segreti per creare un clima di allarme e “disordine” che rendesse necessaria una svolta autoritaria senza l’ostentazione vistosa di gagliardetti fascisti.

Questo riportato è un piccolo spaccato della storia del movimento di classe in Italia che ci spiega come l’epoca dello stragismo fascista abbia un suo funzionale svolgimento seguendo un filo nero che è arrivato all’oggi oggi pur nelle ovvie diversità. Un filo nero che lega le trasformazioni autoritarie, le politiche securitarie e repressive con la collocazione del governo Meloni all’interno del blocco di interessi economico politico militare imperialista.

La puzza di fogna è sempre quella. Ieri come oggi servi e braccio armato dei padroni!
Contrapporsi e denunciare la matrice ideologica fascista e le ragioni del dominio della classe al potere che hanno portato a quella strategia della tensione di fine anni ’60 e durata fino agli anni ’80 vuol dire oggi contrapporsi con forza alla tendenza alla guerra, al riarmo, al genocidio palestinese, ai processi di trasformazione in economia di guerra, al processo di trasformazione sempre più autoritaria dello stato con l’azzeramento del ruolo della stessa democrazia parlamentare ormai diventata un peso per i processi decisionali del capitalismo in lotta per la sopravvivenza. La sopravvivenza di un modo di produzione unicamente impostato sulla produzione e il consumo massimizzato di merci che ha quindi fame di ingurgitare ininterrottamente fonti energetiche. Un modo di produzione che sta devastando e inquinando il pianeta e controllando le aree geografiche più importanti dal punto di vista dell’approvvigionamento e del passaggio di queste con forme diverse di colonialismo e di subordinazione ai propri interessi economici.

L’ entità sionista Israele ha questi requisiti ed è perfettamente organica fin dalla sua nascita a questo piano dell’imperialismo, prima britannico e poi Usa, di controllo in quell’area geopoliticamente così importante. Il colonialismo di insediamento sionista ha però una sua feroce arma ideologico-religiosa che è il sionismo come fattore suprematista e collante razzista utile a chi vuole disumanizzare il popolo palestinese che deve semplicemente scomparire per lasciare il posto al l’autoproclamato “stato ebraico”.
Rifiutiamo tutte e tutti di abituarci all’orrore e ci ripetiamo dicendo che siamo senza parole davanti l’aggiornarsi quotidiano dello scempio di vite umane palestinesi. Dall’accordo sul “cessate il fuoco” a Gaza del 10 ottobre, sono stati uccisi e uccise 373 palestinesi, e 970 sono i/le feriti/e. La “pace” apparente ha permesso un maggiore sforzo per recuperare i corpi straziati dalle bombe tra le macerie arrivando così a recuperare i corpi di altri 624 martiri. In Cisgiordania sono stati rasi al suolo i campi profughi di Jenin, Tulkarem e Nablus con la collaborazione dei collaborazionisti dell’ANP il cui presidente Abu Mazen è in visita alla festa della fiamma dalla complice sionista Meloni. Ad al Khalil/Hebron sabato scorso c’è stato uno sciopero generale per protesta per le uccisioni di ragazzi per l’arbitrio dei macellai sanguinari dell’IDF. A Gerusalemme le stesse forze armate sioniste sono entrate nella sede dell’UNRWA (l’Agenzia dell’ONU per il soccorso e gli aiuti umanitari) effettuando una perquisizione violenta e il sequestro dei cellulari ai presenti violando oltretutto ogni convenzione.
Non è proprio il nostro terreno di battaglia politica ma lo sottolineiamo per chi parla ancora di “terrorismo” e “diritto all’autodifesa” parlando a vanvera di “diritto internazionale”: la Convenzione di Ginevra garantisce il diritto alla resistenza di coloro che sono sotto occupazione, incluso il diritto alla resistenza armata per raggiungere l’autodeterminazione e garantisce protezione ai civili mentre altri combattono e resistono all’occupazione. Ora però siamo alla fase della vendetta e la situazione sia diventata estremamente grave. Finita l’ondata emozionale e la copertura mediatica che con la Sumud Flotilla avevano scosso milioni di persone in Italia, la banda Meloni al governo insieme agli amici assassini sionisti hanno rilanciato campagne di disinformazione per far arretrare il grande movimento di solidarietà che si è espresso negli ultimi mesi. Aumentano denunce ai/alle solidali e si sommano le diverse proposte di legiferazione sull’equiparazione tra antisemitismo e antisionismo come l’ultima messa a punto da esponenti del PD.
ANTISEMITISMO=NAZISMO=RAZZISMO. L’obiettivo di questa accusa infamante è quello di chiudere la bocca alla solidarietà e lasciare mano libera al mercato di armi e cybersicurezza che intercorre tra Roma e Tel Aviv. L’entità coloniale sionista potrà continuare nel suo genocidio a bassa intensità. Le comunità filo sioniste si pasceranno nella loro ipocrisia e nel loro sostegno al genocidio palestinese e il governo Meloni avrà meno problemi mediatici nell’inzupparsi fino alle maniche nel sangue palestinese.
NON UN PASSO INDIETRO CONTRO IMPERIALISMO E SIONISMO, CONTRO ANTISEMITISMO E ISLAMOFOBIA!
La nostra risposta è stata, è e sarà quella di continuare la mobilitazione, di boicottare, denunciare e lottare contro l’imperialismo e il sionismo;
è stata, è e sarà quella di schierarci con il popolo palestinese e la sua eroica Resistenza, a fianco delle migliaia di prigionieri e prigioniere palestinesi rinchiusi e torturati nei campi di detenzione dell’entità coloniale sionista;
è quella di chiedere la liberazione immediata di Mohamed Shahin sequestrato e deportato nel CPR di Caltanissetta e in attesa di espulsione per parole in difesa della resistenza e nonostante le prese di posizione della Consulta Interreligiosa che lo definisce uomo di pace;
è quella di essere a fianco di Anan, Ali e Mansour il cui processo andrà a sentenza il 19 dicembre dopo un processo farsa in cui le loro azioni di legittima Resistenza a Tulkarem sono diventate pretesto per un’accusa di terrorismo!
LIBERI TUTTI SUBITO!
Per il diritto del popolo palestinese a esistere, a resistere!
Per il diritto al ritorno dei profughi del 1948 e del 1967!
Per il diritto a un libero processo di Autodeterminazione!
Per una Palestina libera dal fiume al mare con Gerusalemme capitale!
Per una Palestina libera dal sionismo e dall’apartheid, terra di pace e di convivenza!
Per una società di liberi e di uguali, di solidarietà e uguaglianza senza classi né sfruttamento!
Con la Palestina nel cuore!



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