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Sabato17 – Fermiamo guerra, genocidio e repressione! LIBERI TUTTI SUBITO

SABATO 17 GENNAIO CORTEO A MILANO 

Fermiamo guerra, genocidio e repressione! Partecipiamo tutte e tutti alla giornata di mobilitazione con presidio e corteo organizzata dall’ Associazione palestinesi in Italia e dall’ Associazione Donne Palestinesi. 

LA SOLIDARIETA’ NON E’ TERRORISMO! LA RESISTENZA NON E’ REATO! Siamo tutt@ Palestinesi! Siamo Tutt@ orgogliosamente colpevoli di schierarci dalla parte del popolo palestinese e della sua Resistenza! Siamo tutte e tutti vicini ai nostri compagni di lotta Mohammad Hannoun, Raed Dawoud, Yaser Elasaly, Khalil Abu Deiah, e tutti gli altri arrestati e deportati nei carceri di massima sicurezza lontani dalle loro famiglie in attesa della sentenza del tribunale del riesame che si terrà il 16 gennaio. Siamo tutte e tutti vicini a Anan, Ali, Mansour, per i quali il 16 gennaio arriverà la sentenza al tribunale dell’Aquila dopo aver richiesto pene gravissime e ingiustificate per complessivamente 28 anni.

AL VOSTRO FIANCO FINO ALLA LIBERAZIONE !!

Il genocidio palestinese che si è ora trasformato in una macellazione quotidiana a bassa intensità di palestinesi, non fa più notizia sui media di regime ma continua sotto gli occhi di tutte e tutti. Torniamo allora a ricordare e a denunciare numeri e dati: sono diventati oltre 71.400 i martiri palestinesi accertati, sono centinaia di migliaia i feriti e la “Difesa civile” di Gaza, decimata dai bombardamenti e priva di mezzi di soccorso pesanti, denuncia che oltre 10.00 corpi smembrati si trovino in decomposizione sotto le macerie a causa del blocco sionista che vieta l’ingresso a mezzi pesanti in grado di sgomberare efficacemente le macerie della devastazione prodotta dalle 153.000 tonnellate di esplosivo (fonte Rai New 10/2025) sganciate su Gaza. In Cisgiordania sono più di 1000 morti dall’inizio dell’Olocausto palestinese conclamato e oltre 18.000 sono gli arrestat@ e solo dall’inizio del 2026 sono già 136 gli arresti arbitrari in regime di detenzione amministrativa senza accusa formale né processo. La famigerata linea gialla provvisoria che doveva “limitare” il controllo dell’entità sionista israele come primo passo per il ritiro completo dell’ IDF da Gaza, si sta invece trasformando nel confine di un’occupazione permanente del 58% del territorio palestinese. Ricordiamo e sottolineiamo inoltre che quest’area soprattutto agricola provvedeva all’85 % delle risorse alimentari del popolo gazawi. E mentre Gaza è ormai sempre più simile ad un lager nazista a cielo aperto dove fame e malattie fanno più morti delle bombe, è di questi giorni la notizia che l'”Autorità Fondiaria israeliana” ha emesso un bando per 3.401 appartamenti nella parte a est di Gerusalemme ufficialmente palestinese anche in base alla terza Nakba passata alla storia con il nome di accordi di Oslo che ufficializzarono l’occupazione coloniale sionista Questi 3401 sono solo una parte delle 10.098 abitazioni approvate nel 2025 dalla Knesset, il parlamento dell’ entità occupante. E questo ci fa capire come procedano e anzi stiano accelerando la pulizia etnica e l’appropriazione di terra palestinese a Gaza come in Cisgiordania insieme alla violazione dei diritti primari del popolo palestinese e del suo diritto all’ Autodeterminazione.

Ma il legame e la complicità con l’entità coloniale sionista Israele dei vari stati europei sta portando ad una criminalizzazione e un gravissimo attacco repressivo politico-giudiziario dei movimenti di solidarietà. Questo ci può far affermare che la persecuzione dei palestinesi e contro il movimento di solidarietà sia, tra le altre, una cartina di tornasole del livello infimo della democrazia e dei diritti in un’ Europa guerrafondaia e sempre più proiettata verso un orizzonte di guerra. Gli arresti dei nostri amici, fratelli e compagni di lotta Mohammad, Raed, Yaser, Khalil, l’attacco e la chiusura dell’ Abspp a Milano e Genova con gli arresti in tutta Italia, il processo farsa contro Anan, Ali, Mansour, la detenzione di Ahmed e Tarek sono un segnale gravissimo del grado di deriva autoritaria e di controllo sociale repressivo raggiunto dal governo Meloni con il suo collaborazionismo con il macellaio di Tel Aviv e l’entità coloniale sionista Israele. 

Alcuni attivisti di “Palestine Action” sono detenuti nelle carceri britanniche e hanno intrapreso uno sciopero della fame come atto di denuncia delle leggi che comprimono il diritto di manifestare la solidarietà al popolo palestinese. Alcuni di loro sono  stati costretti a interrompere lo sciopero per il ricovero in ospedale perché severamente ammalati, mentre invece tre di loro sono seriamente a rischio di morte ma rimangono ugualmente intenzionati a proseguire questa battaglia per i diritti e la giustizia negati. Heba Muraisi di 31 anni è giunta al 73° giorno, Karman Ahmed è al 66° e Lewic Chiaramello al 52°giorno. Ogni giorno che passa diminuisce in maniera irreversibile la funzionalità dei loro organi e si ingrandisce il macigno di colpevolezza che cadrà sui governi europei e britannico per la loro complicità con il sangue versato nel genocidio palestinese. 

dal film con Charlie Chaplin ” il grande dittatore” 

Purtroppo questa immagine tratta da un vecchio film “comico” di denuncia sulla dittatura nazista è sovrapponibile alla realtà odierna. Un criminale seduto sul suo trono alla casa bianca, con un ego tronfio da caso psichiatrico, è divenuto l’interprete ufficiale organico alle esigenze di sopravvivenza dell’imperialismo USA.  Ma non è un caso e indica chiaramente le priorità della potenza economica e militare più grande al mondo. 

La struttura economica capitalista, il suo profitto, sono la madre di tutte le guerre che devastano popoli e natura. Scelte economiche, scelte di indirizzo politico, trasformazione delle istituzioni dei diversi stati, svuotamento della stessa democrazia formale borghese e dello stato di diritto per assumere forme sempre più autoritarie e repressive nella gestione del conflitto sociale, sono e devono essere sempre più funzionali al garantirsi la proprietà o il controllo di risorse energetiche, di acqua potabile, di “terre rare” nella proiezione dello scontro contro la Cina e la nuova, emergente e ancora contraddittoria, aggregazione economica con il quale contendersi l’egemonia sull’intero pianeta di cui abbiamo già molto detto e scritto.

L’aggressione al Venezuela, gli accordi con le compagnie petrolifere, il regalo di cui si parla di 50 milioni di barili di petrolio…regalati agli USA, sono un segnale forte alla Russia e alla Cina: questo è il mio cortile di casa e anche se l’importazione di petrolio dal Venezuela alla Cina è solo circa il 5% del suo fabbisogno, le toccherà comprarlo dagli Usa al prezzo che gli Usa decideranno. Di pari passo un altro monito, un’altra minaccia è esplicita: non si vende più petrolio senza pagarlo in dollari. Gli Usa stampano dollari che vendono a tutti i paesi del mondo per pagare ogni goccia di petrolio estratta nel pianeta. 

Torniamo quindi alla analisi dialettica della stuttura stessa del modo di produzine capitalistico che mette evidenzia come, nelle società “moderne” a “capitalismo avanzato”, quanto maggiore è il livello raggiunto dalla crisi, tanto più aumenterà esponenzialmente il rischio di scontro militare diretto tra le grandi potenze imperialiste.

Tocca ai lavoratori e ai lavoratrici, agli studenti, ai giovani, alle donne ai sindacati conflittuali, ad ogni realtà politica e sociale, alla solidarietà internazionalista indicare un’ idea, un progetto di società senza classi diversa e alternativa all’attuale come unica possibilità per uscire dalla crisi di un modo di produzione che ci sta portando verso la guerra mondiale. Tocca a noi tutte e tutti la responsabilità di costruire un’opposizione di classe a partire dai bisogni materiali che sappia ricomporre sul terreno dello scontro con il dominio di classe i diversi settori di essa nelle fabbriche e dispersi e atomizzati nei territori. La solidarietà al popolo palestinese e alla sua Resistenza, la solidarietà e la vicinanza internazionalista a chi si ribella all’imperialismo, al colonialismo, al sionismo e al fascismo è parte di questo progetto che possa dare all’umanità un futuro senza più guerre e sfruttamento per una società che metta al centro bisogni e diritti e non il profitto.

LIBERI TUTTI LIBERI SUBITO! Tutte e tutti ancora in piazza senza un passo indietro a fianco del popolo palestinese e della sua Resistenza con i nostri compagni di lotta ingiustamente detenuti o sotto processo!

Continua la raccolta fondi per Gaza. Per info sulla destinazione e sulle modalità delle donazioni vai sul sito ricostruiamoasilovik.it

MATERIALI DI INTELLIGENCE MILITARE NON POSSONO FONDARE PROCEDIMENTI PENALI

L’AULA DI GIUSTIZIA NON È UN CAMPO DI BATTAGLIA

COMUNICATO STAMPA 12.1.2026

La udienza al Tribunale del riesame per la scarcerazione si terrà al Tribunale di Genova venerdì 16.1 dalle 9. L’esito potrebbe anche essere comunicato in serata.

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I sottoscritti difensori dei coinvolti nel procedimento per asserito finanziamento del terrorismo in corso a Genova ritengono doveroso intervenire pubblicamente per denunciare una grave torsione dei principi dello Stato di diritto, della cooperazione penale internazionale e delle garanzie fondamentali del processo penale, a partire dalla presunzione di innocenza, ancora una volta apertamente violata.

L’iniziativa giudiziaria in atto sul presunto finanziamento del terrorismo non riguarda condotte penalmente accertate, bensì la trasmissione e circolazione di informazioni acquisite in uno scenario di guerra, provenienti da un contesto di conflitto armato in corso e prodotte da apparati di sicurezza stranieri.

Va chiarito con assoluta nettezza: non si tratta di prove giudiziarie, ma di materiale di intelligence. Informazioni non validate, non sottoposte a controllo giurisdizionale, prive di contraddittorio e delle garanzie minime di attendibilità richieste in uno Stato di diritto.

È un dato incontestabile che lo Stato di Israele rifiuta sistematicamente di sottoporsi alle regole della giustizia penale internazionale, sottraendosi persino alla giurisdizione della Corte penale internazionale anche a fronte di gravissime e documentate ipotesi di crimini internazionali. È dunque giuridicamente e politicamente inaccettabile che lo stesso Stato pretenda, al tempo stesso, di strumentalizzare i meccanismi di cooperazione penale internazionale per esportare all’estero ipotesi investigative unilaterali, non verificate e funzionali a un conflitto armato in corso.

Nessun giudice israeliano ha mai convalidato le ipotesi investigative oggi richiamate. Esse restano integralmente appannaggio dei servizi di sicurezza, che operano sotto il diretto controllo dell’esecutivo e all’interno di una logica dichiaratamente bellica. Importare tali materiali nel processo penale significa abbattere la distinzione, essenziale in una democrazia, tra guerra e giustizia.

A ciò si aggiunge un dato che non può essere ignorato: procedimenti del tutto analoghi, avviati in passato in diversi tribunali italiani sulla base di presupposti investigativi sovrapponibili, sono già stati archiviati dopo approfondite indagini dalla magistratura italiana, evidenziando l’assenza di elementi penalmente rilevanti e l’inidoneità del materiale informativo trasmesso a sostenere un’accusa in sede giudiziaria.

Riproporre oggi le stesse ipotesi significa perseverare in una logica investigativa che ignora deliberatamente i precedenti giudiziari e svuota di senso il principio di legalità.

È particolarmente grave, inoltre, che la presunzione di innocenza venga sistematicamente calpestata attraverso dichiarazioni pubbliche e narrazioni mediatiche di stampo colpevolista, che anticipano il giudizio e trasformano l’indagine in una condanna, in aperto contrasto con l’articolo 27 della Costituzione, con il diritto europeo e con i principi del giusto processo.

L’utilizzo di informazioni di origine meramente intelligence come fondamento di procedimenti penali interni rappresenta un pericoloso slittamento verso un diritto penale del nemico, in cui categorie e strumenti propri della guerra vengono trasferiti nella giustizia ordinaria, con effetti devastanti sui diritti fondamentali.

Denunciamo infine il rischio concreto di una criminalizzazione indiretta di un’intera comunità, colpita non per fatti penalmente accertati, ma per legami culturali, religiosi e solidaristici con una popolazione coinvolta in un conflitto armato.

La cooperazione penale internazionale non può trasformarsi in un canale di legittimazione di narrazioni di intelligence prodotte da una parte in guerra, né essere piegata a finalità politiche o militari. In assenza di un controllo giudiziario effettivo, indipendente e trasparente sull’origine e sull’affidabilità delle informazioni trasmesse, ogni loro utilizzo in sede penale è giuridicamente fragile e democraticamente pericoloso.

Le difese continueranno a opporsi, in ogni sede, a questa deriva, ribadendo che la giustizia non può essere selettiva, asimmetrica o subordinata alle logiche del conflitto, e che il diritto penale non è — né deve diventare — un’arma di guerra.

I Difensori

(ordine alfabetico per cognome)
• Nicola Canestrini
• Fausto Gianelli
• Elisa Marino
• Gilberto Pagani
• Pier Poli
• Marina Prosperi
• Nabil Ryah
• Dario Rossi
• Flavio Rossi Albertini
• Giuseppe Sambataro
• Fabio Sommovigo
• Emanuele Tambuscio
• Gianluca Vitale
• Samuele Zucchini

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