Inviato da redazione il Mar, 23/10/2018 - 12:34
Categoria
manifestazione roma

NO AL RAZZISMO DI STATO!

NO ALLA REPRESSIONE DELLE LOTTE!

 

Sabato 27 ottobre alle 14.00 ci sarà una manifestazione nazionale a Roma, organizzata dal SI Cobas, con una piattaforma politica di rottura che coniuga resistenza contro il razzismo di Stato e il decreto “sicurezza” di Salvini, per l’abolizione delle norme precarizzanti del Jobs Act, per la difesa del diritto di sciopero, contro i licenziamenti politici, e offensiva per la conquista dei diritti per il proletariato immigrato, contro l’imperialismo italiano in Africa e per l’internazionalismo proletario. La mobilitazione sarà preceduta, per l’intera giornata di venerdì 26 ottobre, da uno sciopero generale indetto dal sindacalismo conflittuale per rilanciare la lotta e la ricomposizione di classe.

Mobilitazioni queste che si tradurranno in una prima risposta reale e radicale contro le politiche smaccatamente razziste dell’attuale coalizione di Governo e contro il disegno di manovra di bilancio appena approvato.

Un’opposizione, quella al razzismo dilagante ed esasperato dalle campagne condotte dalla Lega negli ultimi anni, che non può risolversi sul piano meramente etico della comunque corretta rivendicazione e affermazione dell’uguaglianza tra esseri umani, tra autoctoni e immigrati. Ma che invece denunci politicamente e combatta materialmente il razzismo quale strumento usato a piene mani dal padronato per dividere i lavoratori, che alimenta così una “guerra tra poveri” utile a perpetuare l’attuale sistema di produzione e la sua continua necessità di forza lavoro, se non di schiavi, a costi irrisori. Una “guerra tra poveri” esacerbata sia dalle provocazioni e aggressioni della feccia fascista (da Macerata a Brindisi, da Bergamo a Roma, l’elenco è lungo), sia dall’opera di solerti organi istituzionali che attaccano l’accoglienza (Locri) e chi già risiede regolarmente in Italia (Lodi).

Un antirazzismo quindi che sia parte integrante di una più complessiva battaglia, impossibile da disgiungere dalla lotta contro lo sfruttamento dell’uomo e la rapina delle risorse, origine questa sempre più preponderante dei movimenti migratori verso l’Europa, per i diritti alla casa a servizi sociali (sanità, istruzione, ecc.). Un antirazzismo che non sia parziale, bensì declinato nella ricerca di unità tra lavoratori e lavoratrici, che coinvolga tutto il proletariato, a prescindere dalle origini e provenienze, per l’uguaglianza dei diritti superando le differenze imposte dalle classi dominanti.

Il decreto sicurezza e, in generale, l’azione del Governo Salvini-Di Maio si pongono invece nel solco impostato dalle precedenti leggi del fenomeno migratorio fatte di disciplinamento e precarietà, implementate da Gentiloni-Minniti complici dell’internamento e delle torture nei lager libici di chi fugge da guerra e misera. Un decreto che attacca frontalmente le condizioni di vita di chi possiede già un titolo di soggiorno e cancella il permesso di soggiorno per motivi umanitari, che permette di revocare la domanda di protezione internazionale per i richiedenti asilo; prolunga fino a 6 mesi la detenzione nei centri per il rimpatrio, permettendo la stessa nelle Questure e nei Commissariati creando di fatto un circuito di reclusione parallelo, in mano al Ministero degli Interni; autorizza la revoca della cittadinanza e attua un cambio radicale dell’intero sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati tagliando peraltro i fondi a ciò destinati; espelle e revoca il permesso di soggiorno ai lavoratori condannati per blocco stradale, reato depenalizzato e ora reintrodotto per colpire nello specifico le lotte nella logistica con il plauso di Confetra, associazione padronale maggioritaria nel settore.

Un decreto utile a parlare tanto alla “pancia del paese” quanto al blocco sociale di riferimento, la media e piccola borghesia, offrendo loro forza lavoro ricattabile da sfruttare nei cantieri, nei campi, nei magazzini e in fabbrica. Ma quest’ultimo è assecondato anche da numerose delle misure previste nella legge di stabilità: su tutte, il condono fiscale, la reintroduzione dei voucher e un primo principio di flat tax. Una manovra che la propaganda governativa vorrebbe del “cambiamento” e per il “popolo”, contando le blande misure previste per evitare l’emorragia dell’elettorato grillino, ma che in realtà prevede ulteriori tagli della spesa pubblica e l’ennesima sottrazione di risorse al lavoro in favore del profitto.

Insomma il tentativo palese delle forze che sostengono l’attuale governo è di arrivare forti e con un sostegno chiaro alle elezioni europee della prossima primavera, nelle quali lo scontro tra i “populismi” e i “sovranismi” dei diversi paesi UE e il blocco europeista sarà decisivo. Movimenti e partiti questi che godono di un sostegno crescente tra le classi impoverite dalla crisi e dalle misure di austerity imposte dai vertici comunitari. Un sostegno accordato anche da importanti settori dei capitalismi nazionali che vedono in queste forze un freno alla centralizzazione e al drenaggio di risorse e capitali in favore della più competitiva e solida trazione franco-tedesca. E le recenti dichiarazioni di Boccia, presidente di Confindustria, di favore alla Lega, poi goffamente smentite, confermano questo quadro. Il polo imperialistico europeo in costruzione rischia così di abortire prima di una sua definizione completa sotto il peso di uno scontro intercapitalistico che si consuma sempre più tra i propri confini e che, spostando l’osservazione al globale e alla guerra commerciale in atto, diventa sempre più feroce.

Scontro comunque tutto interno all’ideologia economica dominante e al sistema di produzione capitalistica e nel quale la voce del lavoro e dei suoi rappresentanti è sempre più debole.

In questo quadro le due giornate di mobilitazione del 26 e del 27 ottobre assumono una valenza più complessiva e rappresentano un importante banco di prova per iniziare ad affrontare questa debolezza.

Le due giornate si collocano infatti nell’alveo del percorso di costruzione di un unico fronte unitario che, superando l’orizzonte della lotta sindacale, riesca ad agglutinare, in un’ottica anticapitalista, le diverse vertenze e situazioni di lotta sociali, territoriali e di lavoro, i comitati e i coordinamenti operai, le realtà politiche conflittuali oggi presenti ma divise.

Un fronte unitario che sia antirazzista, anticapitalista e internazionalista, e che riesca a strutturarsi per generalizzare e sviluppare uno scontro di classe che sarà sempre più aspro. Un fronte unitario assolutamente necessario per definire progettualmente l’incompatibilità e inconciliabilità dei propri interessi di classe, che riesca a produrre rapporti di forza più favorevoli con l’obiettivo strategico di un cambio radicale dell’attuale modo di produzione capitalistico.

Per questi motivi saremo a Roma sabato prossimo!

Per il corteo di Roma sono organizzati pullman da Milano, per informazione sede S.I. Cobas, via Bernardo Celentano n. 5.