Inviato da redazione il Lun, 25/03/2019 - 12:54
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corteo

Sta girando, in questi ultimi giorni, un comunicato di sostegno al coordinatore nazionale del SI Cobas Aldo Milani in vista dell'ultima udienza del suo processo che si terrà mercoledì 27 marzo presso il Tribunale di Modena.

Di fronte a questo attacco gravissimo alla sua libertà personale, così palesemente pretestuoso e arbitrario, vogliamo innanzitutto manifestare ad Aldo tutta la nostra massima solidarietà rafforzata dall’essere fondata sulla condivisione della comune prospettiva politica di una trasformazione rivoluzionaria dell'esistente.

Il problema da affrontare è però ben più complesso perché il processo (per estorsione!!!) intentato ad Aldo oltre all'esplicito intento di "toglierlo" di mezzo (come esce chiaramente anche dalla sbobinatura delle intercettazioni telefoniche), rappresenta nello stesso tempo una sostanziale messa in discussione delle convenzioni formali della stessa democrazia borghese e dello stesso diritto a essere opposizione sindacale e politica, da un coerente punto di vista di classe, nell’era del governo razzista, sessista, classista e xenofobo Lega/5stelle.

E' da tempo che parliamo di una guerra a bassa intensità contro l'opposizione di classe, nell’intento esplicito di cogliere ed evidenziare le politiche e i dispositivi repressivi che si pongano oltre le "normali" pratiche di controllo militare e sociale e anche persino all'atto repressivo particolarmente grave, denunciando l’inasprimento complessivo di una violenza e di una sopraffazione di stato che è oggi diventata legge con il decreto Salvini. 

La crisi economica del modo di produzione capitalistico incide sempre di più nel quotidiano, erodendo in progressione i margini di profitto e, contestualmente, di “mediazione” politica/economica ancora praticabili nell'economia di tipo fordista. Ciò in particolare sul terreno contrattuale nel quale forme sempre più ridotte di redistribuzione normativa e salariale erano possibili e nel quale la scelta operata dal padronato per cercare di non affondare nella competizione globale è stata, e continua a essere, la compressione salariale e complessivamente del costo del lavoro. 
Politiche economiche accompagnate da contrazione di diritti, espulsione di forza lavoro e da un sostanziale ricatto padronale per evitare, anche in potenza, un’inversione di tendenza. Sull’altare della competitività e degli interessi di classe del padronato è stato quindi sacrificata anche la parvenza di un possibile recupero per gli sfruttati al di la della generica distribuzione di qualche regalia (il cosidetto reddito di cittadinanza) finalizzato all’inserimento al lavoro con i livelli salariali più bassi con una sempre più evidente concorrenza al ribasso.

Del resto, e quale fondamentale tassello assolutamente compatibile con tali finalità, il “decisionismo” del governo Renzi aveva definitivamente fatto piazza pulita di ogni tavolo concertativo caro ai sindacati confederali ma soprattutto, ed è questo che ci interessa sottolineare, aveva accelerato lo sgretolamento a livello normativo dei diritti del lavoro con le misure del Jobs Act.

La trasformazione in senso autoritario così ben incarnata dal governo del "cambiamento" sta ora avvenendo con l’incremento a cerchi concentrici dell'utilizzo di ogni strumento repressivo e dispositivo legislativo, giudiziario e militare, oltre che “culturale”.

Non parliamo quindi solo dell'aumento esponenziale dell'utilizzo di candelotti lacrimogeni sparati contro gli operai in sciopero davanti ai cancelli della propria fabbrica e/o magazzino (ne rimanemmo stupiti davanti ai cancelli dell'Ikea di Piacenza già molti anni fa), dell'utilizzo del foglio di via e del fermo e della successiva denuncia di compagni o lavoratori delegati (in ultimo alla Toncar di Muggiò la settimana scorsa), dell'utilizzo di un idrante e di una decina di blindati in una serata di sospensione di ogni norma di democrazia formale alla DHL di Carpiano, delle continue aggressioni fisiche o attentati a delegati del SI Cobas (il 16/02 a Bologna un delegato all'ospedale con gambe e zigomi fratturati, il 10 marzo bruciata l'auto di un delegato), della minuziosa e continua opera di denuncia all'autorità giudiziaria di centinaia (ormai sono questi i numeri) di delegati sindacali, lavoratori e compagni e compagne su tutto il territorio nazionale (da ultimo altre 30 denunce per le lotte operaie nella zona di Pavia solo la scorsa settimana), delle condanne pesantissime inflitte a Milano per i processi Esselunga e DHL, poi a Bologna, a Modena, a Piacenza e l’elenco potrebbe continuare. Condanne che si traducono in possibili anni di carcere e risarcimenti da decine di migliaia di euro sulla spalle di chi lotta, oltre che in un messaggio preventivo per chi non ha ancora una coscienza di classe ben formata. 

Non vogliamo parlare solo dell'utilizzo del liberticida criminale decreto sicurezza che determina la possibilità del rimpatrio del lavoratore immigrato se riconosciuto colpevole di lottare per la difesa dei propri diritti. E di quanto siano ben coniugati fascismo e razzismo in poche norme … Vogliamo innanzitutto denunciare e gridare a gran voce che la lotta di classe non si può arrestare, fermare, denunciare o reprimere, perché è fatta da una classe intera e non solo da individui. Ed è questa la promessa che facciamo ai padroni!

La violenza repressiva è, a diversi livelli, una costante del dominio di classe a cui non bisogna però mai “abituarsi”. Ciò che invece vogliamo evidenziare con queste righe è sia il clima complessivo, la cappa nera che si sta estendendo, nel quale padroni e padroncini si sentono coperti e tutelati nello scontro con il lavoro, sia la gestione organica di tutto il pacchetto repressivo in tutte le sue componenti che si evidenziano e trovano applicazione esemplare con gli episodi che abbiamo elencato.

Nel nostro ultimo comunicato citavamo il film "L'odio" di Kassowitz che fa dire al suo protagonista “fin qui tutto bene, fin qui tutto bene, il problema non è la caduta ma l'atterraggio”, ebbene con questo governo crediamo si stia accelerando verso una deriva sempre più istituzionalmente autoritaria che travalica in ogni suo passo le stesse forme della democrazia parlamentare borghese e, da questo punto di vista e quale esempio, crediamo illuminante l'assunzione di responsabilità in parlamento e la copertura 5stelle al ministro Salvini per il sequestro della nave Diciotti.

Dobbiamo oggi affrontare l'imposizione, sempre più esplicita e non mediata, di un comando economico/politico/sociale/culturale sempre più pervasivo che, in una crisi così grave di un modo di produzione, deve potersi esprimere e applicarsi senza alcun vincolo, fosse anche di tipo “democratico”. E in questo processo i vari Salvini e Di Maio rappresentano i cani da guardia degli interessi della classe al potere. 

Sono ovviamente linee di tendenza e non fatti compiuti ma, già a oggi, i segnali sono sempre più forti nel silenzio lamentoso di un'imbelle opposizione parlamentare che spera di recuperare il proprio ruolo di mediazione sociale tornando a un insostenibile (come detto i margini di profitto sono pressoché inesistenti) social-riformismo nella speranza che una borghesia liberista, più o meno illuminata o più o meno keynesiana, che non ha digerito le proiezioni protezionistiche e di chiusura dei mercati e il ritorno all’assioma dio-patria-famiglia (passaggio del testimone del ventennio fascista) investa e si focalizzi su loro. Qui dovremmo poi passare alla disamina dell’abisso di regressione culturale fascistoide, sessista, omofoba e machista, rappresentata dall’icona dell’uomo forte al governo...ma da questo quadro generale dobbiamo invece tornare al particolare del processo ad Aldo che crediamo sia, in sintesi, la punta dell'iceberg di un tentativo generalizzato di "demolizione" in specifico dell'organizzazione sindacale SI Cobas, spingendo verso un arretramento e un peggioramento di diritti e condizioni lavorative e all'umiliazione politica di quel settore di proletariato, ancor più perché in stragrande maggioranza immigrato, protagonista di questo ciclo di lotte.

La risposta intelligente e determinata a questo processo farsa e alla repressione la potranno trovare nelle lotte in ogni fabbrica e in ogni luogo di produzione dove, insieme alle merci, si produce sfruttamento quotidiano, ma anche rabbia. 
Quella stessa rabbia che vediamo nei volti dei lavoratori in lotta davanti ai cancelli ed è proprio questa trasformazione da classe in sé a classe per sé che deve essere valorizzata e sulla quale dobbiamo investire e rilanciare per rigettare al mittente provocazioni e repressioni e porre le condizioni per il superamento del modo di produzione capitalistico.


Con Aldo, a fianco dei lavoratori, compagni e compagne in lotta colpiti dalla repressione.

CONTRO CAPITALISMO, RAZZISMO SESSISMO E XENOFOBIA, PER UNA SOCIETA’ DI LIBERI E DI UGUALI SENZA PIU’ CLASSI E SFRUTTAMENTO.

Milano 21.03.2019