Inviato da redazione il Ven, 25/06/2010 - 13:29
Categoria
pugno

SCIOPERO GENERALE!

Facciamo pagare la crisi ai padroni e ai loro governi di centrodestra e centrosinistra!

I compagni e le compagne del C.S.A. Vittoria invitano a partecipare alla mobilitazione e sciopero generale di venerdì 25 giugno 2010 e sostengono con forza la decisione dei lavoratori/trici riuniti in assemblea alla Maflow di convergere sino all'ASSOLOMBARDA, sede in cui riduzione dei salari, diffusione della precarietà, aumento dello sfruttamento e tagli alla spesa sociale sono programmati dai padroni, reali responsabili della crisi in cui versa l'economia mondiale.

Riteniamo questa la scelta politica più coerente con l'ineludibile obiettivo della ricomposizione dei percorsi di lotta che agitano il territorio metropolitano: obbligo (e sfida) che, in questa fase, dovrebbe caratterizzare l'azione politico-sindacale prescindendo da sterili logiche di bandiera e/o di appartenenza per sviluppare un fronte di classe il più ampio e determinato possibile che rifiuti e denunci con chiarezza l‘ “opposizione concertativa” della CGIL comunque pronta, ove venissero ristabilite le condizione per una “corretta concertazione”, a tornare al proprio ruolo di gestione e di garante della perpetuazione dell'attuale organizzazione capitalistica dei rapporti di classe.

Alla ferocia dell'attacco classista sferrato dal padronato e dai suoi complici di classe (governi, partiti e sindacati conniventi) deve essere necessariamente opposta, da coloro che subiscono le conseguenze della crisi, l’unità dei lavoratori (e, in generale, degli strati popolari) per recuperare un rapporto di forza tale che permetta la costruzione di una risposta efficace in una prospettiva anticapitalista.

Le diverse forme in cui si sta sviluppando l'offensiva capitalistica alle condizioni di vita e di lavoro di milioni di proletari (comunque non limitata ai confini nazionali di ogni paese) è infatti sempre più stringente e tesa alla conclusione di quel percorso di devastazione delle residue garanzie e del salario dei lavoratori necessario per recuperare margini di profitto sempre più risicati.

La socializzazione delle ingenti perdite e dei debiti accumulati che, sin dall'esplosione della crisi ha caratterizzato le prime misure adottate per attenuarne le conseguenze, è necessaria ma non sufficiente al capitalismo italiano che, conscio dell'occassione irripetibile che comunque la crisi offre, ha programmato la cancellazione definitiva tra gli altri del diritto di sciopero e del contratto collettivo nazionale di lavoro.

Il contratto separato sottoscritto da Federmeccanica con la complicità di FIM e UILM, il collegato lavoro, la manovra finanziaria, il progetto di riforma dell'art. 41 della costituzione per eliminare qualsiasi vincolo sociale all'azione economica capitalistica e il ricatto cui sono sottoposti i lavoratori e le lavoratrici di Pomigliano d'Arco (laboratorio per un futuro di sfruttamento non limitato a quella singola fabbrica), svelano la volontà di annientare la capacità di resistenza collettiva e sindacale dei lavoratori contro l’arroganza e lo strapotere padronale.

L’affondo sulle privatizzazioni di scuola e università, il tentativo di smantellare definitivamente la pubblica amministrazione anche attraverso l’attacco ai lavoratori pubblici e i tagli al personale, il razzismo diffuso, sono ulteriori strumenti utilizzati per recuperare quote di profitto in una situazione di crisi generalizzata.

E, ribadiamo, per combattere tutto questo è necessario che ogni momento di conflittualità, ogni vertenza che si sviluppi sia nei luoghi di lavoro su salario e condizioni di lavoro che sul territorio sul diritto alla casa, a una sanità pubblica ad una socialità non mercificata, debba superare le proprie specificità ed essere finalizzata a rafforzare un fronte di contrapposizione sociale alle politiche neoliberiste per creare e organizzare percorsi di lotta generalizzati per migliori condizioni di vita dei lavoratori e delle lavoratrici e porre la questione del superamento dell’attuale organizzazione capitalistica del lavoro.

La lotta e l’unità tra lavoratori di ogni settore è l’unica arma che abbiamo per dire ai padroni che non abbiamo nessuna intenzione di pagare i costi della loro crisi!