Inviato da redazione il Mar, 12/06/2018 - 15:18
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La piena subordinazione al dominio del profitto e il razzismo sono, già dai primi momenti, la caratteristica dei primi vagiti del neonato governo Lega/Cinquestelle. 
Una prima feroce rappresentazione del futuro che attende le classe subordinate e, in particolare, la componente immigrata la si è avuta domenica scorsa quando Soumaila Sacko veniva giustiziato a fucilate mentre raccoglieva delle lamiere da una fabbrica abbandonata. Materiale di fortuna per un riparo più sicuro, per ridurre il rischio di perdere la vita o i propri documenti negli incendi che flagellano le baracche dei numerosi “ghetti” in cui vivono i braccianti sfruttati in maniera disumana nella campagne italiane. 
Una fotografia dello schiavismo moderno e delle miserabili condizioni di vita e di lavoro, subordinate al potere criminale del caporalato e delle locali organizzazioni criminali, ma diretta conseguenza dell’organizzazione capitalistica e delle dinamiche di massimizzazione del profitto che per realizzarsi deve ridurre i costi in primis del lavoro. 


Queste sono le condizioni materiali di vita e di lavoro di tanti proletari immigrati descritte poche ore prima l’omicidio di Soumila Sacko da Salvini come se fossero una “pacchia”. Parole infami che continuano a soffiare sul fuoco dell'insicurezza sociale interpretato al massimo livello dal nuovo ministro dell’interno che sulla pelle di migliaia di uomini e donne immigrati vuole costruire consenso alle politiche iperliberiste, populiste e punitive del governo del “cambiamento”. 
Questo tragico assassinio colpisce ancora una volta, dopo la tentata strage di Macerata, un immigrato e, in particolare, un proletario che aveva preso coscienza  della condizione di sfruttamento e che lottava per il miglioramento delle condizioni di vita delle migliaia di uomini e donne che lavorano nei campi con salari da fame.


Vogliamo quindi denunciare con forza che il suo assassinio è il prodotto dello sfruttamento di classe e della campagna di odio e razzismo che, speculando sulle paure e l'insicurezza sociale causata da condizioni di vita e di lavoro sempre più precarie, indica nello "straniero" il nemico da combattere. Propaganda indispensabile per ottenere il consenso di parte del proletariato italiano alle politiche securitarie e classiste in costruzione in favore del proprio blocco sociale di riferimento (la piccola e media borghesia). Una tattica infame, in nome della quale il governo ha chiuso i porti lasciando alla deriva nel Mediterraneo una nave carica di persone in fuga.
Oggi invece è il momento della solidarietà con chi fugge da guerre fomentate dagli interessi geopolitici delle potenze imperialiste e i loro alleati locali. 
Della solidarietà per chi fugge da discriminazioni etniche o religiose. 
Della solidarietà con chi scappa dalla fame da territori investiti dalle carestie per il riscaldamento globale provocato dallo sfruttamento della terra e dalla voracità dell’imperialismo.
Della solidarietà di classe con chi  viene sfruttato senza alcun diritto o garanzia.